Giancarlo Majorino a Perché i poeti?

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro con Luigi Cannillo e Laura Di Corcia

Bezzecca Lab, Milano, 12 ottobre 2017

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21761776_10214066240840963_5820932673167954418_nPerché i poeti? Giancarlo Majorino  ha insegnato a tenere insieme l’intensità emotiva dell’esperienza con la criticità del pensiero. La poesia è un’attività artistica che non può essere scissa dalle altre sfere della cultura critica, dalla filosofia, dalla critica sociale, dalle altre arti. La poesia è cultura critica incarnata.

La poesia è essa stessa un attività di spostamento rispetto al conformismo intellettuale: la poesia evita le dicotomie, pone le questioni in altro modo, inventa una lingua per dire l’esperienza che altrimenti sarebbe codificata

(…)

Dal momento che Majorino come Pagliarani e Di Ruscio, per citare nomi a me familiari, hanno in un certo senso dovuto rispondere, in modi diversi, a quell’impasse che si era creato alla metà degli anni ’50 tra coloro che insistevano per il primato contenutistico-ideologico e coloro che sentivano come retorico in quegli anni questo primato. E tra i migliori di quella generazione c’è sempre stato del ‘nervosismo’ testuale, cioè la consapevolezza che lo specifico dell’arte risiedesse nell’invenzione di modi non previsti di ri-attraversamento di temi comuni, di storie concrete, di tangibili umanità. Ed è in questa chiave , secondo me, che va letta la componente sperimentale di Majorino: l’adozione del montaggio a freddo o a caldo, l’uso di pre-fissi e calembours, lo spaziare tra i diversi registri del colloquiale, fino alla singola deformazione microlinguistica. Dico componente perché lo sperimentale è solo un polo del campo, l’altro è la riconoscibilità, l’opposta pulsione dell’idiolettale, la pedagogia. (…)

Giuliano Mesa letto da Biagio Cepollaro e Gianni Montieri

Apertura della VI edizione di Tu se sai dire dillo 5 ottobre 2017,

Libreria popolare di via Tadino, Milano

 

Giulia Niccolai a Tu se sai dire dillo, VI edizione

a cura di Biagio Cepollaro

Intervento dal pubblico di Eugenio Lucrezi

Libreria popolare di via Tadino Milano

5 ottobre 2017

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Giancarlo Majorino

avanti avanti avanti

 

proseguono, implacabili, coatti,

rasaerba

mentecatti che siamo, circondati

da flussi di petrolio, urlandoci ti amo

 

o isole di mota

l’anarchia del globo, gomitoli disfatti,

 

luride animelle

 

ripeti gesti liberi tamburo

ripeti gesti liberi ripeti gesti liberi ripeti

 

luride animelle sbatacchianti

tamtamburo motoso tamtamburo

 

ma tu/ Bianca, lo sai/ che non ci/ vedremo più?/ che finiremo remo

io lì tu là/ tre metri sotto/ tu bocca nera spa/ lancata come

bambola nera/ rotta per sempre

na bambola/ come nera/ rotta per sempre

na bambola/ come nera/ rotta per sempre

ripeti gesti liberi tamburo

ripeti gesti liberi ripeti gesti liberi ripeti

tu con la bocca nera spalancata

io io coi denti e basta

lo sai Bianca?

tu che sei l’amica dell’Enrica

e ieri parlavamo allegri mangiucchiando la tavola fiorita

sotto la lampada lustra di plurima luce

tavola ferita           rima luce

Da Provvisorio (1984)

Perchè i poeti? Giancarlo Majorino dice cosa possiamo contrapporre alla follia del capitalismo e alla sua alienazione: la percezione vibrante e tragica della nostra unica vita, della necessità di dare valore al circostante, alle persone che amiamo, agli amici che incontriamo. E tutto questo viene detto necessariamente investendo la lingua poetica della tensione e dell’angoscia fin dentro la sintassi, fin dentro la torsione lessicale.

PERCHÉ I POETI? Rassegna curata da Biagio Cepollaro

Cosa ci dice uno stile, che relazioni possibili sembra voler stabilire con il mondo, cosa ne possiamo fare noi che leggiamo, insomma:

Perché i poeti? LUIGI DI RUSCIO con interventi di: Biagio Cepollaro, Nino Iacovella e Christian Tito

Audio integrale: https://soundcloud.com/user-898402150… ________________________________________ Bezzecca Lab Milano – 7 settembre 2017

 

TU SE SAI DIRE DILLO  2017 

VI EDIZIONE 

5, 6 e 7 ottobre

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro

La VI edizione di Tu se sai dire dillo si svolgerà presso la Libreria Popolare di via Tadino e si articolerà intorno ai temi: la poesia di Giuliano Mesa; il lavoro delle riviste on line (Ulisse) e cartacee (storica come il Verri e relativamente recente come la napoletana Levania); le nascenti collane di poesia Autoriale e Perigeion della Dot.com Press; la questione della drammaturgia poetica; alcuni spunti di riflessione teorico-politica. A contorno della rassegna sarà allestita la mostra di pittura di Biagio Cepollaro Piccola fabrica dedicata alla memoria di Giuliano Mesa

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Giovedi  5 ottobre 2017

ore 18.30

Inaugurazione della Mostra di pittura di Biagio Cepollaro  Piccola fabrica dedicata a Giuliano Mesa e con una nota di Dorino Iemmi

Biagio Cepollaro e Gianni Montieri leggono Giuliano Mesa

Ore 19,00

Italo Testa e Stefano Salvi:  la rivista Ulisse 

Ore 19,30

Intervallo

Ore 20.00

Giulia Niccolai

Ore 20,30

la rivista il Verri

Con interventi di Paolo Zublena e Angelo Petrella

 


 

Venerdi  6 ottobre 2017

ore 18.30

Creazioni politiche

A cura di Pino Tripodi e Jacopo Galimberti

ore 19.00

Chi è l’autore

Giuseppe Carrara e Giovanni Renzi

ore 19,30

Intervallo

ore 20,00

La Collana Perigeion: Nino Iacovella, Christian Tito, Giusi Drago in conversazione con Luigi Metropoli

ore 21.30

I racconti di Giorgio Mascitelli


 

Sabato 7 ottobre 2017

ore 18,30

La rivista Levania

A cura di Eugenio Lucrezi

Carmine de Falco, Bruno di Pietro, Emmanuel  di Tommaso , Paola Nasti,

Enzo Rega,  Marisa Papa Ruggiero, Antonio Perrone, Enza Silvestrini.

ore 19,30

La collana Autoriale

Andrea Inglese: l’autoantologia.

ore 20.00

Peli di Francesco Forlani , Fefè, 2017 –

ore 20,30

Intervallo 

ore 21,00

Drammaturgia poetica

a cura di Laura Di Corcia e Vincenzo Frungillo

L’immagine è di Biagio Cepollaro, Narrazione n.3, 2016. Tecnica mista su tela, cm 50 x 70

La registrazione audio della serata dedicata ai versi e alle prose di Luigi Di Ruscio con Christian Tito, Nino Iacovella e il sottoscritto al Bezzecca, a Milano. Primo incontro della rassegna Perché i poeti? .7 settembre 2017

Alcuni appunti sul tema:

Luigi Di Ruscio, poeta “singolare”

  • il suo punto di vista sociale (contadino/operaio/emigrato ad Oslo nel 53)
  • La sua lingua “congelata” perché usata solo per la poesia
  • Italiano e dialetto: idiolettali (Baldus lo pubblica agli inizi dei ’90)
  • Status intermedio tra lingua orale e lingua scritta
  • Stile paratattico per montaggi successivi di blocchi
  • Sperimentalismo involontario: “posso fare solo così” e interesse per la sperimentazione degli anni ’80 sul pastiche
  • L’immagine visionaria, riferimento realistico e centralità della sentenza
  • Titanismo “paranoide” che si risolve nel noi della classe

Perché i poeti?
Per Di Ruscio: l’atto della scrittura configura un atto di liberazione sociale. E’ un presagio di felicità collettiva.
Il flusso paratattico è espansione liberatoria di natura biologica, affettiva ed erotica. L’affermazione della singolarità è interruzione del dominio perché possa avere voce la collettività oppressa.
Lezione di Di Ruscio:
La non innocenza del sistema letterario e la non innocenza dell’anti-sistema letterario: le radici ideologiche della letteratura come rappresentazione borghese del mondo (Quasimodo, Fortini,Porta)
La singolarità non è l’io. L’io del poetese è una mancata singolarità , la singolarità dice il collettivo, il “così anche gli altri”
Il poeta scrive da ciò che conosce: per Majorino e Pagliarani saranno il ceto medio e il ceto impiegatizio

perìgeion

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Molti presenti italiani che ripongono tutto il pregio della poesia, anzi tutta la poesia, nello stile, e disprezzano affatto, anzi neppur concepiscono, la novità depensieri, delle immagini, desentimenti; e non avendo né pensieri né im­magini né sentimenti, tuttavia per riguardo dello stile si credono poeti, e poeti perfetti e classici; questi tali sareb­bero forse ben sorpresi se loro si dicesse, non solamente che chi non è buono alle immagini, ai sentimenti, ai pen­sieri non è poeta, il che negherebbero schiettamente o im­plicitamente, ma che chiunque non sa immaginare, pen­sare, sentire, inventare non può possedere un buon stile poetico, né tenerne larte, né giudicarlo nelle opere proprie ed altrui.

GIACOMO LEOPARDI

Primo settembre dell’anno 2017, riparte l’avventura di Perigeion con un nuovo logo realizzato dall’amica Donatella D’Angelo, adattamento grafico della farfalla dei bambini di Terezin. Siamo entrati nel pieno della maturità del nostro blog…

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Angelo Petrella, Il corpo della poesia.Sperimentazione e immanenza nell’opera di Biagio Cepollaro, il Verri n.64, giugno 2017, pagg. 133-145.