Il corpo come misura del mondo
Struttura, sintassi, retorica e semantica nella trilogia Il Poema delle qualità
(Le Qualità, 2012 — La curva del giorno, 2014 — Al centro dell’inverno, 2017)
Premessa: un solo poema in tre libri
Nelle note conclusive di Al centro dell’inverno, Cepollaro scrive con precisione: «A considerare le profonde somiglianze e l’identico modo di costruire l’incipit quasi per ogni poesia dei tre libri, potrei anche ritenere che le tre raccolte diano vita ad un solo e unico poema, articolato in tre libri». L’autocoscienza del progetto unitario non è un artificio retrospettivo: è una chiave ermeneutica. La trilogia è costruita su un’unica grammatica generativa — la formula «il corpo + predicato» — che funziona come dispositivo fenomenologico, vale a dire come metodo per accedere al mondo attraverso la corporalità senziente piuttosto che attraverso la soggettività psicologica o ideologica. Tuttavia, entro questa continuità strutturale si dispiegano tre fasi di un processo che va dalla crisi identitaria privata (Le Qualità) alla stabilizzazione nell’immanenza felice (La curva del giorno), per approdare infine a una consapevolezza storico-politica che non rinuncia alla gioia, ma la situa nel contesto del «collasso della storia» (Al centro dell’inverno). Questa analisi percorre i tre libri nella successione della scrittura — non della pubblicazione — esaminando come ciascuno costruisca il proprio piano compositivo e come i tre piani si integrino in un unico progetto di lungo respiro.
I. La curva del giorno (2011–2014): fenomenologia della felicità precaria
1.1 Struttura compositiva
La curva del giorno si articola in quattro unità: Prologo (Attraversare il bosco, tre componimenti numerati), Parte prima (La luce dell’immanenza), Parte seconda (L’alacrità del vuoto), Post Scriptum. La progressione è insieme topografica e temporale: il bosco da attraversare come soglia, la luce come condizione di presenza, il vuoto come pratica dell’attenzione, il post scriptum come sguardo retrospettivo che chiude il cerchio. I titoli delle sezioni non sono ornamentali ma programmatici: «immanenza» e «vuoto» non sono opposti — l’immanenza è la pienezza del dato sensibile, il vuoto è lo spazio di ricezione che quella pienezza richiede. La sezione finale («alacrità del vuoto») risolve la dialettica in uno stato attivo, quasi buddista nel suo rifiuto tanto del pieno quanto del niente.
Il Prologo si distingue nettamente dal corpo principale per l’uso di verbi all’infinito con soggetto implicito collettivo: «occorre stabilire i confini del corpo», «occorre lasciar passare da quei confini la notte». Questi tre componimenti sono manifesti etici e poetici, non lirica del corpo ma istruzione d’uso — prossimi alla forma dell’aforisma morale o del codice. Stabiliscono la cornice filosofica entro cui si svolge la fenomenologia del corpo: i confini come condizione della vita (non della chiusura), il silenzio come «unica verità corporale», il bosco come spazio di attraversamento e non di stasi.
Il corpo principale del libro — le sezioni prima e seconda — è composto da componimenti in prosa ritmica senza titolo, numericamente non marcati, ognuno dei quali inizia con «il corpo». La struttura interna di ciascun componimento segue un movimento caratteristico: affermazione iniziale del corpo nel mondo → complicazione o tensione → risoluzione o apertura. Non si tratta di argomentazione logica ma di respirazione cognitiva.
Il Post Scriptum abbandona parzialmente la formula «il corpo» per adottare una voce più impersonale o collettiva («ora l’attenzione è al giorno dopo giorno», «i giorni e i risvegli così»), suggerendo che il corpo si sia ormai integrato nello scorrere del giorno al punto da non dover più essere nominato come soggetto separato.
1.2 Piano sintattico
La sintassi di La curva del giorno è il suo tratto stilistico più riconoscibile. Si fonda su un bilanciamento tra continuità e rottura che mima il ritmo del pensiero incarnato. Tre fenomeni sintattici caratterizzano il libro:
a) La costruzione per accumulo paratattico non congiuntivo. Le frasi si dispongono in sequenze che non richiedono connettivi espliciti, come se la contiguità temporale bastasse a creare senso: «cucinando i cibi assaporando carni di altri animali e / foglie e frutti. dormire ancora dopo ogni rientro / sistemando lenzuola e coperte lavando con cura». Il gerundio è il modo verbale privilegiato: non marca il fatto compiuto ma l’azione in corso, l’attività del corpo come stato permanente.
b) Il periodo lungo con subordinazione implicita. Molti componimenti sono costruiti su periodi che non si chiudono mai del tutto, che continuano attraverso l’enjambement come un respiro che non trova pausa. Il punto fermo, quando arriva, ha il valore di un’espirazione. La mancanza di maiuscole a inizio verso (in molte sezioni) elimina la cesura visiva e obbliga il lettore a costruire il ritmo direttamente dalla sintassi.
c) L’inciso come sospensione riflessiva. Il corpo spesso si autocorregge nel mezzo della frase: «inciampare sulla corda ad uno qualsiasi dei saltelli o anche / l’incespicare della frase su un ovvio / passaggio». La precisione lessicale, il tentativo di dire con esattezza, è inscritta nella struttura sintattica stessa.
In contrasto, i componimenti che riflettono esplicitamente sull’atto del versificare (la micro-serie metatestuale nelle ultime pagine della Parte seconda) mostrano una sintassi più breve, aforistica, quasi lapidaria: «il corpo nel verso si distende: il suo dire / incede di piede in piede di accento / in accento verso un suo luogo». Questo cambio di registro sintattico — da lungo-respirato a breve-cristallizzato — non è accidentale: segna il momento in cui il discorso fenomenologico diventa poetologico.
1.3 Piano retorico
La figura retorica strutturale di La curva del giorno è l’anafora a lungo raggio: ogni componimento inizia con «il corpo», e questa ripetizione non è ornamento ma architettura cognitiva. L’anafora sostituisce la rima come principio di coesione: non unisce versi ma componimenti interi, creando un effetto di litania laica, di inventario aperto, di catalogo del vissuto che non si esaurisce mai.
Dentro i singoli componimenti, la figura retorica più frequente è la similitudine implicita o il paragone defunzionalizzato: il corpo non «è come» qualcosa, ma il confronto viene stabilito attraverso predicati condivisi. Il corpo «poggia sulle sue continuità / anche se non sempre le avverte» — la stessa cosa che un paesaggio fa con le sue radici. La comparazione non è dichiarata, ma è strutturalmente attiva.
Il chiasmo e la reversibilità sono usati per esprimere la condizione di reciprocità tra corpo e mondo: la luce «darà vita ai colori» e sembra «pronta ad abbracciare il corpo come una superficie d’acqua» — ma la luce «resta fredda e distante». La struttura di aspettativa e delusione è retorica prima di essere semantica.
Il paradosso è la figura del titolo: «l’alacrità del vuoto». Il vuoto non è inertia ma energia; l’assenza di contenuto definito è la condizione della massima capacità recettiva. Questa figura non è ornamentale ma epistemologica: stabilisce la relazione tra il metodo fenomenologico (attenzione senza intenzione) e la sua realizzazione etica.
Infine, la metalepsi — o il cortocircuito tra livelli discorsivi — è praticata nei componimenti poetologici finali, dove «il corpo nel verso dice la sua presenza» e il verso diventa esso stesso corpo: «il corpo nel verso si distende». Il verso è corpo, il corpo è verso. La retorica dell’identità sostituisce quella della metafora.
1.4 Piano metrico
La curva del giorno non usa metro tradizionale, ma non è nemmeno prosa libera. Il ritmo è respiratorio e sintattico: le misure dei versi corrispondono alle unità cognitive, ai sintagmi del pensiero. La lunghezza media del verso oscilla tra 10 e 14 sillabe — non un endecasillabo ma una misura che vi si approssima come tendenza naturale del discorso italiano meditativo. In alcune sezioni, l’unitarietà del testo come prose poem è più marcata: i componimenti della Parte seconda tendono a blocchi di testo più compatti, quasi paragrafi.
Nei componimenti poetologici della serie finale («il corpo nel verso dice l’imprevedibile», ecc.), il verso si accorcia e si cristallizza: verso breve, quasi settenario o novenario, con un accento forte che cade spesso sulla parola semanticamente densa. È come se il poema, nel momento in cui parla di se stesso, adottasse una misura più esatta, meno espansiva.
La rima è assente come principio regolatore, ma la consonanza e l’omofonia sono presenti a livello sublessicale: ripetizioni di suoni, allitterazioni, assonanze che creano un tessuto fonetico senza diventare ovvie. La musica è incorporata, non ostentata.
1.5 Piano semantico
Il nucleo semantico di La curva del giorno è la felicità immanente come conquista provvisoria. Il corpo ha attraversato una crisi (narrata nel primo libro) e ha raggiunto uno stato di equilibrio che sa essere precario ma lo abita pienamente. Le isotopie semantiche principali sono:
- Corpo/mondo: il corpo non descrive il mondo ma lo misura, lo abita, vi si mescola. La frontiera corpo/ambiente è osmotica, non difensiva.
- Luce/buio: la luce è il medium dell’immanenza — non simbolo di trascendenza ma qualità fisica del presente vissuto. La luce del parco, la luce del mattino, la luce dell’ora sono i momenti cruciali dell’esperienza.
- Tempo circolare / curva: la «curva del giorno» è la parabola temporale che non ha inizio e fine ma solo il suo percorso. Il verso — e la vita — ha questa stessa forma.
- Corpo politico / corpo individuale: nella Parte seconda emerge un’inquietudine sociale («intorno vede il mondo organizzato sul principio del pirata»), che anticiperà il tema dominante del terzo libro. Il corpo sa di essere storico — e sa che la storicità un tempo era collettiva, progettuale.
- Verso / corpo: la micro-serie poetologica che chiude la Parte seconda afferma che «il corpo nel verso si sottrae al senso / stabilito». Il verso è territorio di sospensione del potere — non per escapismo ma per attrito cognitivo.
Il titolo «La curva del giorno» è reso esplicito in uno dei componimenti della Parte seconda: il corpo «vede / la curva del giorno come sua misura». La curva è dunque misura, non solo forma: è l’unità di tempo vissuto che il verso prova a contenere.
II. Le Qualità (2008–2011): sintassi della frattura
2.1 Struttura e differenze strutturali
Le Qualità è il libro più esplicitamente architetturato della trilogia. La sua struttura è:
- Prologo (L’intuizione del Propizio), sette componimenti numerati
- Prima sezione: Il corpo e gli incastri
- Seconda sezione: Il corpo e il moto
- Terza sezione: Il corpo e il tempo
- Quarta sezione: Il corpo e il verso
La tripartizione di La curva del giorno (luce dell’immanenza, alacrità del vuoto, post scriptum) è più topografica e meno tematica. In Le Qualità, al contrario, le sezioni portano titoli esplicitamente tematici: il corpo e i suoi «incastri» (le relazioni, la coppia che si sfascia), il corpo in movimento, il corpo nel tempo, il corpo nel verso. Si tratta di un inventario esplicito delle categorie di esperienza corporale, quasi kantiano nella sua sistematicità — se non fosse che ogni categoria si risolve in situazioni concrete, affettive, spesso dolorose.
Il Prologo di Le Qualità è strutturalmente diverso da quello di La curva del giorno. I sette componimenti numerati usano ancora talvolta la prima persona («ho voluto il caldo»), o la forma di un «tu» implicito. Il soggetto lirico non è ancora completamente dissolto nel «corpo» come entità grammaticalmente terza. La transizione dalla soggettività lirica alla fenomenologia del corpo non è ancora compiuta: il Prologo di Le Qualità è la soglia di quel passaggio.
2.2 Piano sintattico: differenze rispetto a La curva del giorno
La differenza sintattica più marcata è nella lunghezza e compattezza del verso. In Le Qualità, i versi sono mediamente più brevi e più spezzati; le figure di anacoluto, sospensione e autocorrezione sono più frequenti. La sintassi del dolore — l’inciampo, il ritorno su di sé — è inscritta nella forma del verso.
La presenza massiccia del tema dell’odio (c’è quasi una sotto-sequenza di componimenti interamente dedicata all’odio come esperienza corporale) produce una sintassi aggressiva, a scatti: «il corpo si sveglia scoprendo alla bocca / dello stomaco una piccola matassa d’odio / è cibo non digerito e neanche rigettato». La sintassi mima la nausea, l’indigestione — è una sintassi viscerale.
Anche la gestione degli a capo è diversa. In Le Qualità, l’enjambement tende a spezzare sintagmi che in prosa starebbero uniti, creando un effetto di suspense e frammentazione. In La curva del giorno gli enjambement sono più fluidi, il verso continua la frase con naturalezza. La differenza è temperamentale oltre che formale: Le Qualità scrive attraverso la crisi, La curva del giorno scrive dopo la crisi, nello spazio conquistato.
Un’altra differenza sintattica notevole è la presenza del dialogo interno. In Le Qualità, il corpo si rivolge a se stesso con una frequenza che non ha paralleli nel secondo libro: «il corpo dovrebbe dirsi che la tana che lui è / per se stesso non è al momento penetrabile / dal maligno». Questo dialogo interiore segnala una coscienza sdoppiata — il corpo che osserva se stesso nella crisi. In La curva del giorno, questo sdoppiamento si è in larga parte risolto: il corpo agisce, non si sorveglia.
2.3 Piano retorico-semantico: differenze
L’odio come figura retorica e semantica. In Le Qualità, l’odio è trattato con straordinaria precisione fenomenologica: non è un’emozione negativa da scacciare ma una sostanza corporale («come qualunque altra sostanza che alimenta il sangue»), un organismo autonomo («è una pietra / che rotola su piano inclinato / non conta tanto / l’attrito quanto il termine naturale della discesa»). Il risultato è una retorica anti-romantica dell’odio: né condannato né glorificato, ma osservato nel suo funzionamento biologico-emotivo.
Gli incastri come metafora strutturale. La parola «incastro» — che dà il titolo alla prima sezione — è usata con una ricchezza semantica notevole: indica la giuntura erotica (i corpi che si incastrano), la relazione affettiva di lungo periodo (i «vuoti» e le «sporgenze» che si adattano reciprocamente), e la struttura della frase (le parole che si incastrano in un testo). La metafora dell’incastro meccanico vs. liquido/organico percorre l’intero libro e viene esplicitamente discussa anche in La curva del giorno, dove si afferma che «il corpo sa che ora l’incastro non ha nulla / di meccanico». La tensione tra i due libri è dunque anche la tensione tra due teorie dell’incastro.
Il desiderio e la sua eclissi. In Le Qualità, l’eros è vissuto come processo di ricerca, perdita e lenta riattivazione. I componimenti della Seconda sezione narrano un corpo che tenta di «girare da solo come se / non gli mancasse nulla», che «istintivamente fugge la sua solitudine». In La curva del giorno, il desiderio è di nuovo presente e si muove nel senso di uno scambio generoso, non ansioso: «il piacere ha la sua memoria e conosce lentamente i / corpi di volta in volta sono sorpresi da nuova / conoscenza».
La sezione poetologica come specchio. Entrambi i libri concludono con una sezione dedicata al «corpo e il verso». La differenza è significativa: in Le Qualità, il corpo nel verso è ancora in emergenza, «nell’emergenza costante chiede essendo vivo / al verso di contenerlo». In La curva del giorno, il corpo nel verso «si sottrae al senso / stabilito e si muove come se non vi fosse / argine e direzione». Il verso non è più rifugio (come in Le Qualità) ma spazio di libertà e allegoria del sé.
2.4 Piano metrico: sintesi comparativa
Dove La curva del giorno tende al prose poem e alla misura lunga-respirata, Le Qualità tende al verso breve con forte valore di pausa. Il silenzio del bianco pagina è più attivo in Le Qualità: lo spazio bianco tra le strofe porta tensione semantica. Le strofe separate graficamente nella Prima e Seconda sezione funzionano come stanze di un respiro arrestato. In La curva del giorno, le sezioni non hanno spazi bianchi interni ai componimenti (tranne eccezioni): il respiro è continuo.
III. Al centro dell’inverno (2013–2017): il corpo nella storia
3.1 Struttura e sue novità
Al centro dell’inverno ha la struttura più articolata e la più esplicitamente politica:
- Prologo: Dal collasso della storia (8 componimenti)
- Sezione I: Tra i due lembi della notte (24 componimenti)
- Sezione II: Umido e luce (28 componimenti, con sottosezione di «primavera»)
- Sezione III: Ai margini della speranza d’Occidente (26 componimenti)
Il dato strutturale più vistoso è il progressivo allargamento della prospettiva dalle sezioni ai titoli: si passa dall’interno (lembi della notte, luce e umido) all’esterno storico-politico (speranza d’Occidente). Il corpo non cambia la sua grammatica, ma lo sfondo entro cui si muove si trasforma da immanenza quotidiana a crisi di civiltà.
Il Prologo introduce una novità radicale nella trilogia: la dimensione digitale. Il corpo «si accende come si avvia un terminale», «si connette attraverso un fascio di luce / ad altri corpi», e i corpi nell’«acquario» del social network «postano di cibi gatti e grandi imprese». Questa è la prima volta che la tecnologia digitale entra nella fenomenologia del corpo: una contaminazione che non è polemica ma descrittiva, con la stessa esattezza applicata in precedenza al freddo, alla pioggia, al parco.
3.2 Piano sintattico
In Al centro dell’inverno, la sintassi si comprime e si cristallizza rispetto a La curva del giorno. I componimenti tendono a essere più brevi, più aforistici. Il respiro è meno espansivo: la stanchezza della storia si sente anche nell’ampiezza del periodo. Ma questa compressione non è impoverimento: è distillazione.
Emerge una tendenza all’enunciato categorico, alla sentenza che chiude: «il non essere si sfalda ogni giorno / nell’andare e nel venire finché dritti o curvi si muore». Questa forma di sentenziosità — assente in Le Qualità (troppo in crisi per essere sentenzioso) e sporadica in La curva del giorno (dove la felicità è troppo precaria per cristallizzarsi) — è il segno di una voce che ha raggiunto una maturità formale, che ha attraversato abbastanza esperienza da poterne distillare il senso.
La struttura sintattica delle sezioni politiche (Sezione III) introduce un dispositivo nuovo: la formula a variazione intorno a un sintagma fisso. Il sintagma «al margine/ai margini del crollo della speranza d’Occidente» viene ripetuto come una formula che apre componimenti diversi, quasi come un ritornello epico o come la ripetizione ossessiva di una diagnosi che non smette di farsi sentire.
3.3 Piano retorico
La terza sezione introduce una retorica civile che ha pochi precedenti nella tradizione della neo-avanguardia italiana e del Gruppo 93. La citazione di Guittone d’Arezzo — «la vera stagion de doler tanto» — non è esibizione erudita ma identificazione storica: il corpo si trova oggi nella stessa posizione del poeta civile medievale, testimone di una catastrofe collettiva. Il gesto di citare Guittone è anche un gesto di continuità con la tradizione della poesia impegnata italiana, da Dante a Fortini, ma filtrata attraverso la fenomenologia del corpo: non è il poeta-vate che parla, è il corpo che «condivide una pace inquieta».
La metafora del Medio Evo che ritorna — «il vicolo cieco del nuovo / Evo Medio» — è usata con consapevolezza storica e non come lamento nostalgico: il corpo nel «nuovo Medio Evo» è il custode delle parole, l’archivista che mette in salvo i manufatti del linguaggio perché possano risuonare «alla fine della prossima notte».
Il corpo come sovrano è una figura retorica nuova: la «sovranità» è una parola che non compare nei due libri precedenti. Non è sovranità politica ma fenomenologica: il corpo è sovrano nella misura in cui mantiene la propria capacità di attenzione e risposta nonostante il rumore del mondo digitale e la violenza della storia.
3.4 Piano semantico: continuità e discontinuità
Campo semantico nuovo: la tecnologia digitale. Il corpo si «tuffa nella piscina riempita da parole / che scorrono incessanti attraverso tubi invisibili». La rete è corpus acquarum che nutre e sommerge insieme. Nei libri precedenti, il corpo è immerso nel paesaggio naturale e urbano; qui è immerso anche nello spazio informazionale. Non c’è polemica tecnofoba, ma c’è consapevolezza del rischio: «trasfusioni di senso che nella quotidiana insensatezza / affollano psiche fino a farla sola e febbricitante».
Campo semantico ampliato: la morte. In La curva del giorno, la morte è presente come orizzonte lontano ma non imminente. In Al centro dell’inverno, è più prossima: «da una parte comincia ad aprirsi la falla / che imbarcherà giorno dopo giorno il nero della notte». L’immagine della falla che imbarca acqua è potente nella sua concretezza: non è la morte romantica, è la progressiva infiltrazione dell’oscurità nella struttura vitale.
Continuità semantica: il piacere come resistenza. Nonostante la pressione della storia, il piacere non viene abdicato ma si riposiziona: «il corpo tra speranza e crollo d’Occidente si estenua nel suo piacere». Il verbo «estenua» è ambivalente: il piacere è insieme sfinimento e intensità massima. Amicizia, amore, cibo, vino sono nominati nei momenti di maggiore pressione storica come atti di resistenza elementare, non come fuga.
IV. La trilogia come sistema: continuità e discontinuità
4.1 Grammatica del «il corpo»: invariante e variazioni
La formula «il corpo + predicato» è il codice genetico della trilogia. Ma la sua funzione evolve:
- In Le Qualità, «il corpo» è un soggetto che si cerca, che si ritrova dopo una frattura. La terza persona grammaticale serve a prendere distanza da un sé in crisi: il corpo è il nome della soggettività quando il soggetto non riesce a coincidere con se stesso.
- In La curva del giorno, «il corpo» è un soggetto che si riconosce, che agisce nel mondo con naturalezza. La terza persona non è distanza ma identificazione piena: il corpo coincide con il sé e con il mondo.
- In Al centro dell’inverno, «il corpo» è un soggetto che sa di essere temporaneo, che sa di operare in un contesto che lo supera. La terza persona diventa postura storica: il corpo come coscienza situata nella storia che lo attraversa.
4.2 Arco tematico e registro
L’arco tematico della trilogia segue una traiettoria che può essere descritta come movimento da dentro a fuori, ma anche come approfondimento progressivo del concetto di immanenza:
- Le Qualità: immanenza come problema — il corpo è immerso nel mondo ma la crisi affettiva lo rende opaco a se stesso.
- La curva del giorno: immanenza come conquista — il corpo abita il mondo con pienezza precaria, la «condizione felice» è «questione di nuova gerarchia tra le cose».
- Al centro dell’inverno: immanenza come resistenza — il corpo abita il mondo sapendo che il mondo è in crisi; l’immanenza non è più solo condizione personale ma scelta etica.
Il registro cambia di conseguenza:
- Le Qualità: registro terapeutico-fenomenologico, con punte di vitalismo erotico e sequenze sull’odio dal tono clinico.
- La curva del giorno: registro contemplativo-sapienziale, con affondi lirici e momenti di poetologia.
- Al centro dell’inverno: registro civile-sapienziale, con la dimensione politica che innerva ma non travolge quella fenomenologica.
4.3 Il tempo e la sua curvatura
I tre libri costruiscono insieme una riflessione sul tempo che si sviluppa per spirali. In Le Qualità («Terza sezione: il corpo e il tempo»), il tempo è perlopiù psicologico — memoria, attesa, durata soggettiva. In La curva del giorno, il tempo si fa cosmologico e quotidiano insieme: il pianeta che ruota, le albe e i tramonti, la «curva del giorno» come unità elementare di esperienza. In Al centro dell’inverno, il tempo diventa storico: i «decenni sfogliati come petali», la civiltà occidentale come arco temporale in declino. I tre regimi temporali non si escludono ma si accumulano: il tempo del terzo libro è contemporaneamente psicologico, cosmologico e storico.
4.4 Il verso come misura del corpo: evoluzione di una poetologia
Tutti e tre i libri contengono una sezione o una serie di componimenti dedicati al rapporto tra il corpo e il verso. Questa riflessione poetologica — integrata nel flusso fenomenologico e non separata come in una nota o in un saggio — è una delle cifre stilistiche più originali della trilogia. Seguiamo la sua evoluzione:
In Le Qualità, il verso «contiene» il corpo in emergenza. Il verso è struttura che sorregge, è «quadro ed è istantanea ripresa» del corpo in movimento. Il verso è ancora qualcosa che il corpo abita dall’esterno, come una forma che precede il contenuto.
In La curva del giorno, il verso è già corpo: «il corpo nel verso si distende: il suo dire / incede di piede in piede di accento / in accento». La metrica non è descritta ma praticata: «di piede in piede» è a un tempo descrizione del metro sillabico-accentuativo e metafora del camminare. E il verso permette al corpo di «sottrarsi al senso / stabilito», ovvero — in termini politici deboli ma reali — di resistere alla normalizzazione del discorso.
In Al centro dell’inverno, il verso è archivio e trasmissione: «il corpo destina le sue parole / al sogno del futuro». Il verso non è solo misura del corpo ma legame con i corpi futuri: «di bocca in bocca il sapere torna / ad essere orale». Il verso è il modo in cui l’oralità primitiva — che è sempre corpo — sopravvive alla carta e allo schermo.
V. La trilogia nel contesto: originalità e posizione
5.1 Rispetto al Gruppo 93 e alla neoavanguardia
Cepollaro è stato cofondatore del Gruppo 93 e promotore di un «postmoderno critico» che, negli anni Novanta, proponeva una poesia capace di incorporare i linguaggi massmediali, dialettali e tecnologici senza ingenuità mimetica. La trilogia della prima fase — De requie et natura — era costruita su quei principi: pastiche linguistico, strutture metriche ibride, pluralismo degli stili come critica dall’interno.
Il Poema delle qualità segna una svolta profonda: non abbandona la critica al lirismo soggettivo e sentimentale, ma la persegue con strumenti diversi. Il dispositivo fenomenologico del «corpo» non è né il soggetto lirico romantico né il parlante plurale postmoderno: è una terza via, una voce che coincide con la corporalità come luogo di esperienza verificabile. L’anti-lirismo non è più ottenuto per pastiche e distanza ironica, ma per adesione fenomenologica: il corpo registra il mondo senza drammatizzarlo, ma senza neppure distanziarlo.
5.2 Rispetto alla poesia italiana coeva
Milo De Angelis: la poesia di De Angelis, pur usando spesso il corpo come campo semantico, tende all’intensità del lampo — brevità assoluta, densità simbolica, un lirismo che si brucia nella propria fiamma. La trilogia di Cepollaro è invece del respiro lungo, paziente, accumulativo. La fenomenologia sostituisce l’epifania.
Andrea Inglese: la poesia di Inglese condivide con Cepollaro l’interesse per la prosa ritmica e la critica alla soggettività lirica, ma procede per maggiore frammentazione e ironia metalinguistica. Cepollaro è più continuo, più adesivo alla materia dell’esperienza sensoriale.
Franco Buffoni e la poesia civile degli anni Duemiladieci: la terza sezione di Al centro dell’inverno condivide con Buffoni e altri l’attenzione al politico e al civile, ma la via è radicalmente diversa. In Cepollaro non c’è mai argomentazione diretta né invettiva: il politico è sempre filtrato attraverso il corpo che lo vive, lo sente, lo subisce come variazione di temperatura o di luce.
Il prose poem come forma: in questo, Cepollaro si avvicina a certa produzione francese (Réda, Follain, Royet-Journoud) e nordamericana (Ashbery, Hejinian) senza mutuarle, lavorando dall’interno di una tradizione italiana in cui la prosa poetica ha radici diverse (Sbarbaro, Pavese, Luzi).
5.3 Elementi di originalità
a) La durata come progetto. Dieci anni di scrittura con un dispositivo costante è un’impresa rara nella poesia italiana contemporanea. La trilogia non è una raccolta di testi ma un progetto di lunga durata che richiede fedeltà al metodo e apertura all’evoluzione. Il risultato è un corpus che può essere letto come progressione intenzionale o come mappa di un’esistenza corporale.
b) La fenomenologia come metodo poetico, non come tema. Non si parla del corpo — si scrive con il corpo. La terza persona grammaticale non è artificio retorico ma operazione epistemologica: mette il corpo alla terza persona per poterlo osservare senza dissolverlo nel soggetto psicologico. È un’invenzione formale con implicazioni filosofiche.
c) L’integrazione tra arte visiva e poesia senza decorativismo. La parallela produzione pittorica (oli, pastelli, mixed media) di Cepollaro non illustra la poesia né la poesia commenta la pittura: entrambe convergono sulla stessa materia — la corporalità, la stratificazione del tempo, l’immanenza del visibile. La trilogia è leggibile come la traduzione verbale di un’estetica che ha la sua versione cromatica nelle opere plastiche.
d) La politicità per immanenza. In un’epoca in cui la poesia civile tende a posture esplicite, Cepollaro trova un modo di essere politico senza essere oratorio. Il corpo che «ai margini della speranza d’Occidente / mette in salvo i manufatti di parole» non fa un discorso politico: fa un atto politico — e lo fa mentre cucina, cammina, si sveglia.
e) La costruzione del lettore. L’invito implicito del dispositivo «il corpo» è che il lettore sostituisca il proprio corpo al corpo del testo. Non c’è un io che racconta a un tu: c’è un corpo che esplora e un lettore invitato a fare altrettanto. La trilogia costruisce un’esperienza di lettura che è insieme meditativa, corporea e politica.
VI. Conclusione: la curva della trilogia
Letti insieme, i tre libri descrivono una curva che rispecchia quella del giorno nel titolo centrale: un inizio nell’ombra della crisi (Le Qualità), un’ora piena e luminosa di presenza immanente (La curva del giorno), un avanzamento verso il freddo e il collasso storico che non oscura però la luce interiore (Al centro dell’inverno). Non è una parabola tragica né ottimista: è la forma della vita adulta che sa di durare per un arco limitato e abita quel limite con piena consapevolezza.
La trilogia dimostra che il corpo — nella sua nudità sensoriale, nella sua precarietà biologica, nella sua storicità inevitabile — può essere il soggetto di una poesia capace di stare nel mondo senza risolversi in esso, di essere immanente senza essere ingenua, di essere politica senza essere didattica. E che la forma-libro, nelle sue tre incarnazioni, è capace di tenere insieme ciò che la vita spinge a separare: il piacere e la morte, il verso e la storia, il corpo e le sue qualità.
Analisi condotta sui testi originali dei tre volumi:
- Le Qualità, La Camera verde, Roma, 2012
- La curva del giorno, L’arcolaio, Forlì, 2014
- Al centro dell’inverno, L’arcolaio, Forlì, 2018





