Presentazione a Napoli de La curva del giorno di Biagio Cepollaro, L’arcolaio Ed, 2014
Introduce Paola Nasti

Reading dell’autore

Proiezione di Un ritratto di Biagio Cepollaro, cortometraggio di Christian Tito.

Presso Il filo di partenope,
Via Santa Maria di Costantinopoli, 48,80138 Napoli,

25 aprile 2015 ore 18,3o

Presentazione La curvadelgiorno a Napoliil aprile ore

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di ruscio 09“Scriviamolo sui muri, la resistenza è ancora possibile, l’urgenza delle parole si frapponga fra noi e il resto. La sconfitta non è definitiva,  la speranza è tutta nella nostra capacità di ridere.”

L. Di Ruscio

La redazione di Perigeion è lieta di invitarvi a questo evento da noi molto sentito.

1o Aprile, Milano , Spazio tu di Mascherenere presso la Fabbrica del Vapore in via Procaccini,4

Ore 19,00; ingresso libero

FESTA-TRIBUTO-INCONTRO sull’opera di Luigi Di Ruscio.

A partire dall’opera del grande scrittore e poeta marchigiano, attraverso la proiezione di piccoli cortometraggi e frammenti video sulla sua figura e la lettura di suoi testi ad opera di poeti, scrittori e amici che l’hanno ammirato e conosciuto, questo incontro vuole essere insieme un momento di festa e di riflessione. In questi tempi dove l’uomo, la poesia e la bellezza vengono continuamente offesi, aspira ad essere un’alternativa il più possibile concreta alla volgarità e all’ignoranza…

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Di Christian Tito

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“Come un animale che sa cosa è il dolore
mi accontento di un posto in cui so stare” 1

Ci sono luoghi e persone che emanano energia, anzi: tutti i luoghi e tutte le persone emanano energia. La qualità e intensità varia molto da luogo a luogo, da persona a persona. Se poi si finisce in un posto che, altro non è che un’estensione dell’energia emanata dalla persona, l’effetto, se fortunati, può essere inebriante. Sono stato a casa di un uomo che , oggi, appare felice ed irradia energia benefica, pacificata.  Appena varco la soglia della sua tana ( non può chiamarsi diversamente la casa di uno come lui ) la sensazione è di entrare nella descrizione scenica del contrario di un non luogo. Se volessi definire senza usare parole cosa è un non luogo,  lo porterei qui e direi, a chi ha interesse a capirlo, ecco:…

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LA CURVA DEL GIORNO NEL GIARDINO DISTOPICO

Reading di Biagio Cepollaro innestato nella mostra del botanico artista Emanuele Magri

Spazio Ostrakon, via Pastrengo 15 Milano, 19 marzo 2015 ore 19.00

Caro Emanuele,

sto immaginando La mia curva del giorno nel tuo Giardino distopico.Potrebbe essere un ulteriore innesto e trapianto la lettura dei versi all’interno della mostra e dei tuoi attraversamenti. E lo è. Una specie di installazione dentro la tua installazione. Come ti accennavo a voce, in fondo ciò che ci accomuna è l’interesse per il corpo e per i livelli elementari della vita, vegetali, animali, basici. La tua ingegneria genetica letteralmente mostra il volto della degenerazione. Lo sradicamento di ogni senso è innanzitutto lo sradicamento di ogni parola da se stessa e di ogni immagine da se stessa: dici che attraversi la storia dell’arte e ricombini con i frammenti di essa il non più riconoscibile volto della nostra degenerazione. Non si tratta di un moderno entusiasmo per il nonsense e neanche del liberatorio calembour: si tratta proprio di fotografia. In un certo senso di dire le cose come stanno, o come sono diventate. Bene, dentro questo tuo paesaggio le mie parole prendono le mosse da semplici percezioni. E’ come se la genetica tornasse sui suoi cardini a patto di rinunciare alle antiche complessità. Prima di scrivere La curva del giorno, ho scritto il primo libro, Le qualità, di quella che dovrà essere una trilogia. Nel primo libro il prologo prende le mosse dalla semplicità dell’evento della doccia, proprio del farsi la doccia come domestico rito di rinnovamento attraverso l’acqua. Altrove è detta la cura dedicata a tagliare il pane e a mangiare la carne di altri animali. O semplicemente viene indicata la differenza di luce avvertibile in una giornata di primavera in un parco urbano. O anche del sistemare le lenzuola ogni sera nel costruirsi il letto che torna ad essere l’antico giaciglio. Niente di più.

occorre stabilire i confini del corpo: anche una casa con le sue camere e le sue funzioni è una guaina

e aderisce ai suoi moti. dormire al riparo dalla pioggia cucinando i cibi assaporando carni di altri animali

e foglie e frutti. dormire ancora dopo ogni rientro sistemando lenzuola e coperte lavando con cura

il piatto e il bicchiere affilando il coltello per il pane occorre lasciar passare da quei confini la notte

e lasciar mescolare i corpi perché parlino tra loro

Leggerò dunque questa poesia nel tuo giardino distopico e suonerà forse come una battuta di dialogo con i tuoi amabili mostri. O come il progetto di ricostruire un senso concreto, anche se limitato, a dispetto dell’insensatezza. Perché qui intendo il mescolare non come deformazione ma come silenziosa e fervida formazione e costruzione. Forse sarà la nascita o rinascita del giardino utopico dentro il giardino distopico.Come il progetto o il sogno di un modo di stare al mondo che possa generare un senso, nel possibile di una singola vita, oltre la degenerazione. O anche sarà la coesistenza dei due giardini,uno dentro l’altro, come due poli per le nostre oscillazioni. Che ne dici?

Biagio

Caro Biagio,

le cose che dici sono molto belle. Devo dire che preferisco il tuo, di mondi, utopico. Il mio speriamo che non esista mai. Ma è difficile sapere, come si dice, dove andremo a finire. Ma, appunto, come dici tu, che almeno ci sia una convivenza. E questo possiamo intanto fare. Proporre la tua lettura nel giardino distopico. Chissà che non si aprano nuove vie …

Emanuele

Biagio Cepollaro, nato a Napoli nel 1959, vive a Milano. Esordisce come poeta nel 1984 con Le parole di Eliodora Forum/Quinta generazione), nel 1993 pubblica Scribeide (Piero Manni ed.) con prefazione di Romano Luperini e Luna persciente (Carlo Mancosu ed.) con prefazione di Guido Guglielmi. Sono gli anni della poetica idiolettale e plurilinguista, del Gruppo 93 e della rivista Baldus . Con Fabrica (Zona ed., 2002), Versi nuovi (Oedipus ed., 2004) e Lavoro da fare (e-book del 2006) la lingua poetica diventa sempre più essenziale aprendosi a una dimensione meditativa della poesia. Questa seconda fase del suo percorso è caratterizzata da pionieristiche attività editoriali in rete che danno vita alle edizioni on line di ristampe di autori come Niccolai, Di Ruscio e di inediti di Amelia Rosselli, a cui si aggiungono le riviste-blog, come Poesia da fare (dal 2003) e Per una Critica futura (2007-2010). Nello stesso periodo si dedica intensamente alla pittura (La materia delle parole, a cura di Elisabetta Longari, Galleria Ostrakon, Milano, 2011), pubblicando libri che raccolgono versi e immagini, come Da strato a strato, prefato da Giovanni Anceschi, La Camera Verde, 2009. Il primo libro di una nuova trilogia poetica, Le qualità, esce presso La Camera Verde nel 2012. La curva del giorno, pubblicato nel 2014 presso L’arcolaio, costituisce il secondo libro. Sito-archivio: www.cepollaro.it Blog dedicato alla poesia dal 2003: www.poesiadafare.wordpress.com Blog dedicato all’arte: http://cepollaroarte.wordpress.com/

Emanuele Magri: dagli anni settanta si occupa di scrittura e arti visive. Ha creato mondi tassonomicamente definiti, nei quali sperimenta l’autoreferenzialità del linguaggio, come “La Setta delle S’arte” nella quale i vestiti rituali sono fatti partendo da parole con più significati, il “Trattato di artologia genetica” in cui si configura una serie di piante ottenute da innesti di organi umani, di occhi, mani, bocche, ecc, e il progetto “Fandonia” una città in cui tutto è doppio e ibrido. Ha sviluppato gli oggetti-parola Bandierine (dal 1990) e gli Stendardi (dal 1992), i  corpi-parola e vestiti-parola dell’universo parallelo de “La setta delle S’Arte” (dal 1995, con utilizzo di sciarade, palindromi, falsi vezzeggiativi), gli Oracoli Corporali (dal 2000, rebus con parole che indicano parti del corpo). Distopicus Garden, un progetto sull’ingegneria genetica che si avvale, per le varie fasi, di computer grafica, installazione, fotografia, video, poesia.

SPAZIO OSTRAKON | Via Pastrengo 15 Milano | Orari: da martedì a sabato dalle 15,30 alle 19,30 | Info:

3312565640 | info@spazioostrakon.it |  www.spazioostrakon.it

Il corpo è un oggetto. E’ l’elemento del paesaggio plasmato dalla lunga durata, dall’opera millimetrica di una erosione, di un trattamento che riguarda i muscoli del paesaggio, i suoi tessuti viventi. Quello di cui scrive Biagio Cepollaro in questo straordinario libro di versi è un corpo-paesaggio esposto all’intemperie, inevitabilmente: non c’è riparo per ciò che, per essenza, è destinato all’esposizione.  Per necessità naturale spazio e tempo, concordi, modellano, si modellano, agiscono in simmetria e dissonanza. In questo scenario – che è fisico e metafisico allo stesso tempo, manca la casa. Poiché manca l’approdo là dove inevitabile è solo il procedere, incessante.

Il corpo ha la sapienza del sasso. Quello stesso, forse, di cui parlava la Szymborska in Conversazione con una pietra. La sua è la sapienza dell’irriducibilità. L’impenetrabilità è tutto il nostro stare al mondo, la nostra unica forma di consistenza. Uno stare che sembra avere talvolta un’essenza minerale.

Il corpo è un foglio di carta, è un’epidermide su cui scrivere ancora, svoltare le pagine. Non è un caso che la raffinatissima grana su cui sono stampate queste poesie sia identica alla trama della pelle. Questi versi sono scritti nel corpo vivo della lingua, sono un tatuaggio della sua pelle vivente. L’incastro e l’intreccio sono i modi della sostanza-corpo. Nessuno di essi è effimero, nessuno passa invano. Ogni contatto si imprime e lascia il segno; anche quelli più inavvertiti. La pelle è la pellicola sensibilissima e capace di registrare ogni minima variazione di luce. Anche senza contatto apparente.

L’osmosi dei corpi vicini è trasmissione ermetica/erpetica, come dice il poeta. La comunicazione è il contagio virale dei significati. La mente e il linguaggio sono carnali, muscoli e tessuti di un tutto che si compenetra, in cui nulla si individua  mai definitivamente. L’individuarsi, quello sì, è effimero e secondario.

Superate risultano, in questo paesaggio, le distinzioni tra patico e meccanico. Il corpo è macchina carnale, dove la mente e la pelle non si corrispondono come interno ed esterno ma piuttosto stanno come un moto ondoso – o come il volo di un uccello, che trasforma il dentro in un fuori, e viceversa.

La liberazione dall’umano è il post-umano di questo sentire. E’ liberazione da qualcosa di cui non si sente nostalgia, non più; di cui si avverte il differire a stento, riconoscendosi, a tratti, nei mezzibusti dei naufraghi del Mediterraneo.  Poi c’è l’implosione dell’odio. La conflagrazione sotterranea che continua anche al venir meno di ciò che l’ha causato, dell’aggancio. E l’odio diventa quasi la dimostrazione, l’esposizione definitiva dello statuto ontologico di questo corpo-sostanza.

Infine. Il corpo vorrebbe compagnia. Cioè: vorrebbe perfezione, compimento. Il corpo anela forse allo stesso compimento dell’icona, sommersa nell’oro dello sfondo, diversa eppure consustanziale con esso. Ma l’unica sua possibilità, la scelta possibile, è uno stare accanto, una contiguità operosa e senza ombra di perfezione. Nessuna completezza è data al sentire. E la percezione della mancanza è, nel più dei casi, inutile (auto)condanna.

Ma necessari sono questi versi; con la loro stupefacente capacità di contatto.

 

Levania, rivista di poesia, numero 3,dicembre 2014

Sul blog di Davide Vargas

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