TU SE SAI DIRE DILLO

Quarta edizione

 cop

 

17-18-19 settembre 2015

Galleria Ostrakon

via Pastrengo 15, Milano

 

La rassegna Tu se sai dire dillo, ideata da Biagio Cepollaro e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta Giuliano  Mesa, scomparso nel 2011.

A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche Andrea Inglese.  Quest’anno i temi saranno: l’esperienza di Milanopoesia (1983-1992) raccontata da Eugenio Gazzola e da alcuni protagonisti come l’artista William Xerra, la poetessa Giulia Niccolai e dall’organizzatore Mario Giusti; il festival dei nostri anni  Bologna In Lettere a cura di Enzo Campi ; l’Artventure parigina di Lucio Fontana ricostruita da Jacopo Galimberti, l’opera elettronica di Giovanni Cospito eseguita al Teatro Verdi, situato proprio di fronte allo Spazio Ostrakon.

E ancora avranno spazi dedicati: la figura unica diventata leggenda del poeta-operaio Luigi Di Ruscio tratteggiata da Christian Tito; la nascita del blog  Perigeion e i poeti Massimiliano Damaggio, Antonio Devicienti, Nino Iacovella, Gianni Montieri , presentati da Francesco Tomada, e infine, la poesia di Nadia Augustoni, Giusi Drago, Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Italo Testa e la prosa di Giorgio Mascitelli.

17 Settembre, Giovedì

 

ore 18.00

 Biagio Cepollaro e Andrea Inglese leggono Giuliano Mesa

ore 18.30

 L’artventure parigina di Lucio Fontana a cura di Jacopo Galimberti

ore 19.30

Le poesie di:

Nadia Augustoni

Giusi Drago

Francesco Forlani

Vincenzo Frungillo

Italo Testa

 

I racconti di :

Giorgio Mascitelli

ore 20.30

Intervallo

ore 21.00  Il pubblico è invitato a spostarsi al Teatro Verdi, di fronte allo Spazio Ostrakon

Opera elettronica di Giovanni Cospito su testi di Biagio Cepollaro

 

 

18 Settembre, Venerdì

ore 18.00

Gli anni di Milanopoesia

a cura di Eugenio Gazzola

 

Saranno presenti:William Xerra, Giulia Niccolai, Mario Giusti

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

 

Lettere dal mondo offeso: per Luigi Di Ruscio

a cura di Christian Tito

 

Letture dal romanzo epistolare

Proiezione video

Testimonianze

 

19 Settembre, Sabato

ore 18.00

Perigeion e i poeti

a cura di Francesco Tomada

 

Massimiliano Damaggio

Antonio Devicienti

Nino Iacovella

Gianni Montieri

Francesco Tomada

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

Il presente di Bologna in Lettere

a cura di Enzo Campi

“Agit-prop-poetry”, un intervento di Enzo Campi

“Sistemi d’Attrazione”, proiezione di un video montato con i materiali della terza edizione del Festival Bologna in Lettere

“Sì, si può”, recital multimediale con Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Enea Roversi, Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi

 

 

 

L’immagine in copertina è di Biagio Cepollaro, Predella-Dittico, dipinto su due pannelli. Tecnica mista su mdf, cm 80 x 50 complessivi,2009.Coll privata, Milano

Originally posted on Poetarum Silva:

la curva del giorno

La curva del giorno di Biagio Cepollaro  L’arcolaio 2015, pp. 125, Euro 11,00 – è il secondo capitolo della trilogia de Le qualità, il primo capitolo è stato edito nel 2012 (Le qualità, Edizioni La camera verde). Il testo è composto da un Prologo (Attraversare il bosco), da due parti centrali (Luce dell’immanenza e Alacrità del vuoto) e da un Post scriptum,  e si presenta come una vera e propria meditazione sull’immanenza del mondo e della vita nel mondo, come si evince esplicitamente dalla prima sezione del libro. Si può

View original 970 altre parole

il corpo fa del pensiero un modo per meglio

godere della luce: trattiene tra le sue dita

e accarezza così come può fare l’ultimo

riflesso prima di sparire dallo specchio

questo ha sapore e questo sapore è l’unico

sapere che sa: il resto è scala da rigettare

 

Biagio Cepollaro, da La curva del giorno, L’arcolaio editore, 2014

Biagio Cepollaro
Appunti su blog e Facebook n.1

Il blog è ancora tutto sommato una rivista. Poteva essere una rivista collettiva o individuale. I commenti sono stati un’esperienza controversa: c’erano magari dei post lungamente pensati a cui si rispondeva con un commento umorale … E questo provocava la deriva dei commenti. Era anche questa interattività la differenza tra i blog e le riviste di carta. Ai tempi della rivista cartacea c’era tutto il tempo per pensare un’eventuale obiezione, passavano mesi… C’erano spesso documentazione e riflessioni adeguate al testo con cui si polemizzava. Invece nei blog il commento umorale non richiede necessariamente questa preparazione e il discorso cade nel nulla.
Facebook invece è stata una rivoluzione sostanziale perché ciò che è decisiva non è la consistenza di ciò che viene detto ma la forma con cui viene detto. E’ l’a priori della comunicazione, detta le possibilità di ciò che può essere detto e di ciò che non può essere detto e a cui è anche difficile alludere. Ciò che non può essere detto è ciò che implica molto silenzio, molto vuoto, molto tempo dedicato all’analisi. Mentre l’imperativo di questo a priori è l’assoluta fluidità, continuità, l’assoluta indifferenza per il valore dei vari frammenti che si vanno a comporre: alla fine è il macrotesto che conta non il testo. Il macrotesto è Facebook e i singoli post sono i singoli testi costitutivamente frammentari, bisognosi del flusso dell’insieme.
Facebook è un macrotesto tendenzialmente planetario in cui ciò che viene detto per lo più è umorale, almeno sul piano quantitativo: ciò è facilmente rilevabile. Ciò che viene detto spesso è legato alla storia dell’individuo o del gruppo (come in una cultura orale divisa per clan) che spesso ha le caratteristiche dell’individuo.
Facebook in qualche modo contribuisce a cancellare quell’imperativo universalistico che aveva introdotto la Rivoluzione francese. Questo macrotesto tendenzialmente planetario è il segno, l’allegoria concreta della cancellazione di uno spazio pubblico universale: in quanto a priori produce esso stesso l’evento della comunicazione dandogli la forma strutturale. Come qualsiasi medium, infatti.
Lo spazio pubblico non è più una vuota universalità ma una piazza stracolma di realtà frammentarie e fantasmate. Dalla democrazia formale alla democrazia fantasmata. E’ cambiata, questo ci dice la piattaforma, la forma appunto della cultura, incarnazione tecnologica e superamento della previsione postmoderna di Lyotard… Tutto ciò può apparire post-cultura.
Anche la democrazia fantasmata non è da rifiutare come quella formale: si tratta solo di restare consapevoli dei limiti.
Intanto e contemporaneamente poche ed elementari narrazioni più tradizionali continuano ad essere direttamente performative: la teologia neoliberista, ad esempio, non ha bisogno di consenso ma solo di rapporti di forza tanto brutali quanto favorevoli.
(2015)

Originally posted on Bologna in lettere:

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Venerdì 22 Maggio

Cassero Lgbt Center

Via Don Minzoni 18

elio paglia video

Proseguendo un finale

Focus su Elio Pagliarani

Paglia30

Cura e Conduzione

Francesca Del Moro

In dialogo con

Maria Concetta Petrollo

fdm mcp

Interventi critici

lb sc cep

frung lm muz

Luigi Ballerini

La metrica “trovata” di Elio Pagliarani. L’ascolto dei linguaggi settoriali e la loro importazione nel testo della poesia

Sonia Caporossi

La ragazza Carla: un coacervo di crepuscolarismo e sperimentazione

Biagio Cepollaro

Inventario privato ha la mia età

Vincenzo Frungillo

Fisica e poesia. Il corpo nero in Pagliarani

Luciano Mazziotta

La ballata di Rudi, ovvero il ballo con la nevrosi

Francesco Muzzioli

Il principio del montaggio, con particolare riguardo a “Lezione di fisica”.

 

Letture e testimonianze di

 nc cc rg

rlr sv

Nadia Cavalera

Carla Chiarelli

Rita Galbucci

Rosaria Lo Russo

Maria Concetta Petrollo

Sara Ventroni

 

 

 

Proiezione di un estratto de “La ragazza Carla”

Regia Alberto Saibene

Un film…

View original 22 altre parole

Biagio Cepollaro : Inventario privato ha la mia età.

Ti dicevo al telefono (di cui

più mi prendono le pause, gli imbarazzi

docili, e se ci udiamo respirare)

ti dicevo al telefono un amore

che urge e perché

1) Inventario privato come un canzoniere

-Per chi leggeva, come me,  la prima volta Inventario privato nei primissimi anni ’80, e come me, proprio allora cominciava a dedicarsi alla poesia come privilegiata espressione di un desiderio coinvolgente bellezza e verità, estetica ed etica, godimento e conoscenza, l’incontro con Pagliarani  e con questo testo sarebbero  stati probabilmente decisivi.

Si tratta di un canzoniere moderno: del canzoniere ha il soggetto amoroso, l’introspezione, il chiodo fisso,la coazione,  il dissidio, la variazione sul tema, l’economicità dei segni, la trama della vicenda amorosa tra innamoramento, prove di relazione e delusione, frustrazione finale. Di moderno ha l’ambientazione metropolitana, la collocazione sociale del mondo impiegatizio, la toponomastica precisa, l’ideologia della guerra fredda e della bomba, la contraddizione tra pubblico e privato, il sospetto che la situazione pubblica sia un alibi per i problemi del privato, la sperimentazione formale per tenere dentro un registro basso-colloquiale una pluralità di piani e di allegorie.

  • Come può scaturire la poesia dall’impiego di mezzi così poveri? E cosa vuol dire scegliere questi mezzi, cosa si rifiuta con questa scelta? E poi sono davvero poveri questi mezzi? E, nel caso, in cosa consiste la loro ricchezza e cosa cambia dell’idea di poesia che in genere si ha?

2) Le due retoriche

I mezzi retorici qui sono elementi di disturbo rispetto alla sequenza abituale della lingua parlata. Il disturbo è come un’interferenza (spesso di carattere emotivo ma può anche essere raffreddante,critico). L’iperbato è la figura che interrompe la sequenza abituale o viene impiegata l’anastrofe che distorce con le sue anticipazioni la sequenza. A questo disturbo che crea distanza, che allontana, che rende difficile il flusso, vi è il movimento opposto delle figure foniche che invece tengono insieme e fanno da collante: assonanze, strutture paranomasiche, allitterazioni.  Si crea così una feconda contraddizione tra il piano della retorica scritta e il piano della retorica orale , la prima analitica, separante, anti-naturalistica , la seconda sintetica, coinvolgente, musicale. Si potrebbe anche dire che la retorica analitica allegorizza il mondo industriale mentre quella orale è segno del mondo contadino : alienazione e vitalità che si contrappongono nel destino degli amanti metropolitani. Ma anche coesistono come una sfida. Così come la violenza dell’enjambement  afferma e contemporaneamente nega il flusso del dire orale, sottolineando drammaticamente che la lingua parlata si sta consegnando al regime retorico della lingua scritta. Ed è proprio da queste interruzione che scatta l’incremento di bellezza proprio alla dimensione estetica.

3) La ricezione per gli sperimentali alla fine degli anni ’70. Baldus

-Alla fine degli anni ’70 la reazione alle ricerche sperimentali da Officina ai Novissimi e al Gruppo 63 era ormai matura: l’antologia La parola innamorata, a cura di Pontiggia e Di Mauro, sul finire degli anni ’70, aggiornava non solo il vecchio ermetismo, crepuscolarismo ma addirittura si richiamava ad una visione mitologizzante della poesia. Erano gli  anni di piombo a concludersi e c’era un generale richiamo all’ordine che sarebbe culminato nella Milano da bere di craxiana memoria. Era l’epoca del look e della pubblicità e la poesia, per lo più tenendosi alla larga da qualsiasi tentazione realistica, vi rispondeva con la ripresa del simbolismo, una sorta di ermetismo aggiornato.  In un paesaggio di questo tipo i versi di Inventario privato usciti nel 1959 potevano risuonare come un potente antidoto al neoromanticismo di fine secolo.

In ballo era, soprattutto per le opere successive, anche il tema della poesia narrativa che dal verso lungo del doppio ottonario di Gozzano, era passata al verso martellante ed ‘oggettivo’ di Pavese per arrivare proprio a Pagliarani che coniugava il basso-colloquiale e la pluralità dei registri ad una spiccata tensione critica e meta poetica.

L’interrogazione sul senso dello scrivere e della relazione vengono collocate nel contesto più vasto della storia. E viene anche indicata la possibile mistificazione dell’ideologia sempre pronta a prestare alibi nobilitanti alle miserie individuali

Anche qui, in Inventario privato:

E’ difficile amare in primavere

come questa che a Brera i contatori

Geiger denunciano cariche di pioggia

radioattiva perché le hacca esplodono

nel Nevada in Siberia sul Pacifico

e angoscia collettiva sulla terra

non esplode in giustizia.

                                  Potrò amarti

dell’amore virile che mi tocca, e riempirti

se minaccia l’uomo

sé nel suo genere?

O trasferisco in pubblico stridore

che è solo nostro,anzi tuo e mio?

4) Gli occhi aperti della critica della cultura e gli occhi commossi della poesia

Simbolo e allegoria

-La strategia benjaminiana dell’allegoria  coniugava  sperimentazione e realismo, pluridiscorsività e monodia di bachtiniana memoria.

L’ironia e l’autoironia di matrice crepuscolare non cercano auto compiacimento ma si stemperano nell’oggettualità delle scene , come quando la prolissità del reale è nominata  fin dentro il dettaglio.

Sarà ora di chiudere,amore,

che smetta di fare la guardia al cemento

tra piazza Tricolore e via Bellini,

di coprirmi la faccia col giornale

quando ferma la E, di attraversare

obliqui la tua strada, di patire

anche a passarci in treno

in fondo a viale Argonne

vicino alla tua casa

La vicenda amorosa, la sofferenza psicologica sembrano  distendersi nella toponomastica: destino comune, collettivo, teatro metropolitano di infinite vicende. E’ la città che guarda il ridicolo di una speranza che dispera: è il nome delle strade, è l’oggettività delle vicende storiche che si propongono come unico ancoraggio.

E’ una prova di lirica senza lirismo, di trattamento di materiali alludenti alla biografia senza biografismo. E’ una sorta di manuale anti-ermetico e anti-simbolista: la poesia nasce non dalla fumosità dell’evocazione ma dalla ‘precisione ‘, propria alla poesia, di una descrizione. La situazione perché reale, configurata nello stile come effetto di realtà, è poetica.

Amici spesso buoni mi deridono

Gianni sostiene che a leggere i miei versi

traspare che non amo o che non so

amare: se è vero un no

non ha sospetto che non so

vivere, Amore, e tu non vieni

ad insegnarmelo.

Qui è già presente il piano meta-poetico che spiazza con lo straniamento, e ricontestualizza la scrittura : retorica veritativa, ricerca di una verità esistenziale  che è insieme intersoggettiva. La comunità degli amici non per istituire una società letteraria, come nel gioco cortese, ma al contrario,per sospendere la complicità letteraria in favore di una qualche realtà e di una qualche verità. Il piano meta poetico è utile proprio a questo: a sospendere e a impedire la facile suggestione e l’ipnosi della letterarietà in fondo fine a se stessa.

Alienazione e vitalità, industria capitalistica e mondo premoderno, contadino,o sfera semplicemente biologica: sono contraddizione che in modi diversissimi sono presenti o centrali nel lavoro di Volponi, di Di Ruscio, secondo altre declinazioni di Pasolini, o anche di Majorino. In Pagliarani queste contraddizioni storiche sono chiamate a dar conto della condizione umana, a definire una specie di cognizione del dolore: l’ideologia non salva, la poesia non riscatta ma sono necessari gli occhi aperti della critica della cultura e gli occhi commossi della poesia. Sono necessari per dare dignità al lavoro culturale e alla singola esistenza che a ciò si dedica.

(2015)

Carmen Gallo, Paura degli occhi, L’arcolaio Editore 2014

L’elenco dei corpi affastellati

all’appello della luce risponde

come sconfinato territorio

di volumi inabitati bianchi

prima di essere cancellati

come calendari distesi a occultare

le vene aperte nella parete

la porta di braccia distese

e intanto ritrovare

negli occhi allineati

una città intera di sassi da scagliare

nel tempo senza ora

l’ordine del giorno

resta quello di guardare

(pag. 37)

Paura degli occhi di Carmen Gallo è il suo primo libro. Come opera prima è decisamente sorprendente per la maturità dello stile che appare subito compatto, senza sbavature, sorvegliato. E’ estremamente rigorosa la selezione lessicale. Il libro è organizzato come un tutto, non come una raccolta: vi sono tre sezioni che costellano un’esperienza. Di quest’esperienza non si avverte la trama concreta ma si capisce che c’è al centro il tema della relazione e del rapporto tra relazione e senso (della relazione). Non appare la fisionomia del pathos, appare l’eco di questa fisionomia. La scrittura, come il corpo di cui si parla, è fondamentalmente qualcosa che tende alla disarticolazione. Il lavoro che qui viene fatto è disarticolare il senso, disarticolare la visione, accostare queste parti disarticolate. L’onnipresenza degli occhi che ritornano, dice sia la capacità di guardare, sia la condizione dell’essere guardati. Gli occhi vogliono dire la visione ma vogliono dire anche la presenza. E ci sono altre parti del corpo che appaiono in qualche modo sempre separate. Ci sono gli occhi,ci sono le ciglia, ci sono le palpebre, ci sono le braccia. Le braccia sono spesso indicate, segnalate in posture innaturali e sono collegate al vuoto, il prendere e l’assenza. Vene, vertebre,voce: il corpo si delinea in questo modo, in questo tipo di accostamento e di composizione. Nello stesso modo i pensieri, le immagini hanno una sorta di continua incongruità. Queste immagini non si susseguono secondo un filo logico, secondo una prevedibilità domestica, ordinaria. Queste immagini, questi pensieri sono sempre in qualche modo imprevisti e talvolta non congrui, puntano all’assurdo in alcuni momenti. Il discorso mostra quindi una sorta di incongruità logica che deriva da una diffrazione. La luce e questi occhi si trovano di fronte ad un ostacolo e invece di riflettersi, questa luce e questi occhi si disintegrano in una molteplicità di fasci. Questa disarticolazione dello sguardo corrisponde alla disarticolazione del senso. E poi i verbi … I verbi sono quasi sempre all’infinito. I verbi all’infinito per indicare una mancanza o un rifiuto, un’impossibilità di coniugare o di indicare o di essere presenti in un’azione. I verbi qui si sottraggono alla funzione dell’azione, sia attiva che passiva. Questi verbi all’infinito diventano la condizione della sospensione. Si tratta di una sospensione della scena ma anche del senso che non viene mai dichiarato.

Come avere paura degli occhi

come sapere che tutte le bocche

professeranno il falso

e per prima la tua

dirà cose che non vuole

vedrà cose che non sa

ma il vero più del falso

resta nelle parole che non riconosco

perché non hanno la tua forma

la calce bianca dei tuoi sensi

deformati per l’occasione

parole annerite,scartavetrate

cercano rifugio tra le mie

ma non trovano

che una pace fatta di spilli

di mura che non tengono

di soldati che non parlano la tua lingua

(pag.11)

Presentazione a Napoli de La curva del giorno di Biagio Cepollaro, L’arcolaio Ed, 2014
Introduce Paola Nasti

Reading dell’autore

Proiezione di Un ritratto di Biagio Cepollaro, cortometraggio di Christian Tito.

Presso Il filo di partenope,
Via Santa Maria di Costantinopoli, 48,80138 Napoli,

25 aprile 2015 ore 18,3o

Presentazione La curvadelgiorno a Napoliil aprile ore

Originally posted on perìgeion:

di ruscio 09“Scriviamolo sui muri, la resistenza è ancora possibile, l’urgenza delle parole si frapponga fra noi e il resto. La sconfitta non è definitiva,  la speranza è tutta nella nostra capacità di ridere.”

L. Di Ruscio

La redazione di Perigeion è lieta di invitarvi a questo evento da noi molto sentito.

1o Aprile, Milano , Spazio tu di Mascherenere presso la Fabbrica del Vapore in via Procaccini,4

Ore 19,00; ingresso libero

FESTA-TRIBUTO-INCONTRO sull’opera di Luigi Di Ruscio.

A partire dall’opera del grande scrittore e poeta marchigiano, attraverso la proiezione di piccoli cortometraggi e frammenti video sulla sua figura e la lettura di suoi testi ad opera di poeti, scrittori e amici che l’hanno ammirato e conosciuto, questo incontro vuole essere insieme un momento di festa e di riflessione. In questi tempi dove l’uomo, la poesia e la bellezza vengono continuamente offesi, aspira ad essere un’alternativa il più possibile concreta alla volgarità e all’ignoranza…

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