Poetarum Silva

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Biagio Cepollaro, La curva del giorno, L’arcolaio, 2014

*

il corpo sa che ora l’incastro non ha nulla
di meccanico: non ci sono parti che si tengano
per attrito e dopo leggera pressione o forzatura
l’incastro ora è affare di liquidi e di umori
il più e il meno l’umido e il secco tornano
a dire qui e là dove la vita tracciando è passata

*

© Biagio Cepollaro

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VENERDI’   21 ottobre

ore 18.00

Biagio Cepollaro e Giorgio Mascitelli leggono Giuliano Mesa

Proiezioni dantesche di Paola Nasti

ore 18,30

Fabio Orecchini : Installazione e performance dedicate a Giuliano Mesa

ore 19,00

Conversazione sulla poetica emergenza a Napoli.

a cura di Bernardo De Luca

Sono invitati a intervenire::

Viola Amarelli, Biagio Cepollaro, Antonio Devicienti, Tommaso Di Dio, Giusi Drago, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Carmen Gallo, Nino Iacovella, Eugenio Lucrezi, Giorgio Mascitelli, Luigi Metropoli, Gianni Montieri, Paola Nasti, Angelo Petrella, Christian Tito, Ferdinando Tricarico e Daniele Ventre

ore 20.00

Intervallo

ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli

Viola Amarelli

Francesco Filia

Carmen Gallo,

Eugenio Lucrezi

Giovanna Marmo

Angelo Petrella

Ferdinando Tricarico

Daniele Ventre

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Può essere interessante dare un’occhiata ad uno scritto di ventisei anni fa.Così scrivevo nel 1990, nell’Introduzione a Poesia in Campania, a proposito dei Poeti della sesta generazione:

Una prima caratteristica complessiva dell’ultima produzione poetica campana è l’esser rimasta per lo più refrattaria alle suggestioni e al clima che altrove hanno dato vita a ciò che è stato definito neo-orfismo o neo-ermetismo . Testi che in qualche modo possono riportarsi alla linea con sicurezza seguita da un Milo De Angelis o, su altro versante, da Giuseppe Conte (per citare due dei poeti emersi soprattutto negli anni ‘70) sono relativamente scarsi ; più attiva invece può considerarsi quella parte della poesia italiana che ha proseguito la sperimentazione degli anni ’60 (Adriano Spatola, Giovanni Fontana, Mario Lunetta, lo stesso Franco Cavallo e altri) ma anche, occorre registrarlo, la tradizione crepuscolare e lirica del nostro Novecento.

Da un lato dunque, soprattutto grazie al polo d’attrazione di Altri Termini, l’emergenza d’una nuova leva di poeti sperimentali — sul cui operare si dirà in seguito —, dall’altro un recupero della soggettività narrante — in sintonia con la poesia italiana degli anni ’70 —, ma senza il peso di teorie lacaniane e decostruzioniste tendenti alla disseminazione del soggetto.

Nelle prove più significative, dunque, la poesia campana non ha reagito alla stanchezza e alla sterilità degli epigoni della Neoavanguardia, con proclami d’irrazionalismo misticheggiante, sia pure, aggiornato da teorie ermeneutiche o neosimboliste .

La ragione di questa attenzione complessiva all’extraletterario, nelle diverse modalità in cui si è esplicata, sono profonde. Da un lato la presenza a Napoli di una «tradizione del nuovo» ha orientato le nuove leve sin dall’inizio verso la tensione della ricerca, dall’altro i fenomeni letterari registrabili, ad esempio, a Milano, non avrebbero potuto prodursi per la differenza del contesto socio-culturale: per quanto si tenda a minimizzare, queste differenze trovano uno sbocco anche nelle preferenze di atteggiamenti e mentalità del fare letterario. A questi fattori di fondo vanno aggiunti — come meglio si vedrà — quelli più propriamente culturali: l’attività di Matteo D’Ambrosio come organizzatore di festivals internazionali di poesia con le conseguenti scelte riferibili alla sperimentazione. Dal punto di vista propriamente quantitativo, la componente crepuscolare ha la preminenza ma all’interno di quest’area occorre descrivere una molteplicità di soluzioni.

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Tu se sai dire dillo 2016.

Sul programma: Emergenza poetica a Napoli

Dalla rivista Altri termini alla rivista Baldus

Appunti provvisori e parziali di Bernardo De Luca. Nel video commento a caldo e in modo provvisorio gli appunti di Bernardo. Al di là dell’utilità delle etichette relative ai movimenti letterari, una riflessione più aderente ai testi è rintracciabile per ora su questo blog nel caso dei testi di  Frungillo, Filia e Gallo

Postmoderno critico e neo-metricismo

Ferdinando Tricarico, Vincenzo Frungillo, Daniele Ventre, Francesco Filia, Carmen Gallo

Dal Gruppo 47 in Germania al Gruppo 63 in Italia.

Il Gruppo 93 come luogo di  confronto

Riconoscere e rifiutare il poetese.

La dimensione estetica e quella sub-estetica.

Poesia come ampliamento della conoscenza del mondo

La rivista Baldus (Napoli-Milano, 1990-96) e la rivista Altri Luoghi (Genova)

 

 

Renata Morresi

Proposta di lettura di Biagio Cepollaro

(2016)


 

Una micro(auto)antologia

 

[da Cuore comune, peQuod 2010]

Ecografia

Venire a persona –

succede quando una incontro a

una sbatte e sfrega

e fa il suono suo

l’impronta in cui sa di accadere.

 

Quasi essere tutta una orecchia

una cava che amplifica gli echi,

gli attriti, distingue rintocchi

 

quasi a trasmettere

un alfabeto morse

di unghie e di nocche.

 

Pare che persona non comincia

fino a che non cominci a contare

lo spazio battuto da un’altra

e diventi contare il minuto,

il passo già umano sul monitor.

 

Dunque si esiste così,

come per ritmo e richiamo.

 

*

 

Mare alto

L’arrivo

 

Il metodo dell’arrivo

è una ragazza

che ci affida il nostro numero.

 

 

Il campeggio

 

Sulla mente della montagna batte

la base militare. È una luce blu la sua

sapienza di farsi controllo.

 

Dritto davanti il mare, fa un muro,

dal centro della vita si leva, richiude.

Sul fianco della montagna il campeggio

 

dieci per dieci ettari di colonia

è senza pelle la mattina, grata

di condannati e gogna dell’imbelle.

 

Di sera dopo le dieci si prega

di non lavare più i denti, le pentole.

Rimarrò nella tenda, tra le stelle.

 

 

 

La baita

 

La casa ha 3 stanze,

la tesi di vacanza è la veranda

che funziona d’antimondo.

 

 

 

Campeggiatori

 

Intorno brulica l’attività

segreta della specie, occultata

in un cocciare di stoviglie schiuse.

 

 

Ciabatte

 

Ciabatte sparse fuori dalla tenda

né da uomo né da donna. Ciabatte

umane, buone al viaggio verso Marte.

 

 

Posizione

 

C’è una tenda verde così alta da starci

in piedi e due amache messe a fianco

a strisce rosse e azzurre dove non ho

 

mai visto nessuno dondolare, stare

in piedi. La posizione orizzontale

sul mare ci livella frontali al cielo

 

increspature in superficie, miracolo

del morto contro tesi darwiniane,

muscolo a medusa, cuore di derive.

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Tu se sai dire dillo

V edizione

21,22 e 23 ottobre 2016

Spazio Ostrakon e  Bioforme

via Aosta2.Milano (MM 5 Cenisio)

In memoria di Giuliano Mesa

A cura di Biagio Cepollaro

Parte prima: La riscoperta critica del Gruppo 93

 

Ripensando all’esperienza del Gruppo 93 e all’incontro organizzato da Angelo Petrella, autore di un libro (Zona editrice) che approfondisce la sua tesi di laurea sull’argomento, pongo in rilievo tre elementi caratterizzanti (ma ovviamente se ne possono aggiungere altri):

  • Il rapporto consapevole con le tradizioni anche lontane nel tempo
  • La dimensione dell’oralità come legata strutturalmente al testo poetico scritto
  • L’intuizione dell’importanza della tecnologia: l’avvento dell’ ipertestualità

 

Qui la registrazione di una parte della presentazione del libro di Pina Paone, Dentro gli attimi del possibile. Passanti letterari dall’Ottocento a oggi, Ledizioni 2016, che ha avuto luogo a Milano, presso la Libreria Popolare di via Tadino il 7 giugno 2016.

“Sconosciuti che si incontrano per caso nelle città moderne e postmoderne, e dunque apparizioni fulminee di vite alternative, luminose immagini specchio, strappi nella stabilità del quotidiano. Sono i passanti letterari di cui si occupa questo libro, che intende allargare il tempo brevissimo in cui si consumano tali avventure fortuite, fermando gli attimi carichi di possibilità. Da Gogol’ e Poe, passando per l’archetipo poetico baudelairiano, il romanzo modernista, i racconti di Calvino, fino ad arrivare a Benni e Murakami, si indagano i modi in cui il personaggio letterario si trasforma e si relaziona con l’alterità e con l’ambiente circostante, misurando le proprie capacità di adeguarsi ai cambiamenti sociali e la propria disponibilità ad accogliere la sfida accesa da ciò che ancora non si conosce – fuori e dentro di sé.”

La conversazione riguardava l’autrice Pina Paone, dottoranda di ricerca in Filologia presso l’Università di Napoli “Federico II”, con un progetto su Carlo Collodi e il “giornalismo umoristico” dell’Ottocento, Stefania Sini (Università del Piemonte Orientale) e Biagio Cepollaro, poeta. La discussione si è incentrata sul tema del saggio, i passanti letterari attraverso i secoli, sul passaggio dal Moderno al Postmoderno e, in particolare, sulle prospettive aperte dalla Rete e da Facebook, toccando o sfiorando, tra l’altro, anche questioni come quella propria alla “seconda perdita” dell’aura, al pastiche per Jameson e al pastiche idiolettico, al senso antropologico e psicologico delle ultime trasformazioni tecnologiche della comunicazione, ai problemi suscitati dalla definizione dello statuto della corporeità nel tempo di internet. Nel corso della serata sono intervenuti, dal pubblico, Sara Sullam, Antonio Sparzani, Guido Duiella e altre persone a vario titolo interessate ai problemi trattati dal libro.

 

Dal collasso della storia

Prologo a Al centro dell’inverno

work in progress 2016

terzo libro della trilogia del Poema delle qualità

1.

il corpo ogni giorno si accende come si avvia un terminale
a lui fanno capo i messaggi in arrivo e ogni input che suona
è richiesta di attenzione e risposta. è pioggia che batte
sui vetri la chat che moltiplica i gruppi divisi per tema

2.

il corpo al centro dell’inverno può anche coprire con un respiro
lo spazio della stanza: desiderio e gioia ripetono la loro danza
ma è come stare su di una zattera o dentro un cerchio di luce
che scivola sulla terra: è tutto intorno che non si vede o peggio
è questo mondo prossimo che anche visto non si può toccare: sono
i corpi tutti nell’acquario che “postano” di cibi, gatti, e grandi imprese

3.

il corpo ogni giorno si connette attraverso un fascio di luce
ad altri corpi e le teste si annodano con onde invisibili
che muovono e smuovono anche di notte senza sudare
ciò che prima era solitaria fantasticheria ora è fantasma
di gruppo che si solleva dai cuscini e plana attraverso le porte
se il corpo tagliasse questo filo che lo lega agli altri
si sentirebbe immediatamente respirare ma l’incertezza
della strada sarebbe più grande e anche assordante
sarebbe l’immediato silenzio sceso nella stanza

4.

il corpo si tuffa nella piscina riempita da parole
che scorrono incessanti attraverso tubi invisibili
e lo connettono al mondo da ogni lato. sono continue
trasfusioni di senso che nella quotidiana insensatezza
affollano psiche fino a farla sola e febbricitante

5.

il corpo anche nel sonno avverte il sussulto del terminale
che dice il messaggio in arrivo o la battuta di qualcuno
a proposito di qualcosa ad una certa ora della notte: il silenzio
non c’è: in suo luogo una modalità silenziosa che piano
sovverte la calma del corpo e la sua greve indifferenza

6.

il corpo al centro dell’inverno è un vuoto che non si risolve
è un punto interrogativo che attende il tempo che lo prende
e lo solleva come quando è dentro al suo dire e non c’è differenza
col suo fare. affacciato sull’istante luminoso che non viene si sporge
oltre la minaccia di morte e malattia: ripassa a memoria i volti
pochi dell’incanto che lo salvano forse dal collasso della storia

7.

il corpo che si disconnette sguscia via dall’involucro
d’onde che lo stringe. fuori torna ad essere assenza
di linguaggio: ora è soltanto pelle e patina tempo
e postura mentre l’aria al centro della primavera profuma


8.

il corpo al centro dell’inverno vede ancora più buie
le strade che portano fuori dalla città verso un’ecologia
di confine tra periferie sfigurate e il grigio negli occhi
molte vite si sbranano qui senza neanche un racconto
basta la rabbia e la tristezza basta per ogni giorno
l’abitudine e per ognuno la morte è la fine del mondo

 

Eugenio Lucrezi

Proposta di lettura

di Biagio Cepollaro

 

Eugenio Lucrezi è un poeta che ha avviato la sua ricerca ormai quaranta anni fa nel contesto particolare della rivista napoletana Altri Termini, un contesto caratterizzato dalla ricerca spregiudicata che comportava non solo l’uso della lingua poetica non convenzionale ma anche la sperimentazione del contatto della lingua poetica con le dimensioni del visivo, del plurilinguismo, del dialettale. Vi sono anche spesso riferimenti alla lingua latina.

Da Arboraria (1978)

1

che la radice nel cielo veniva

raccontata: scheletrica a

suggere dalla cieca luce: che poi

portava l’umore alla pianta (è il contrario?)

nel buio: dove lo spazio

assomigliava al tempo: e dico dell’uomo,

che vive e poi muore: sopra-sotto

2

che mi capisse: dove

foresta di copule tra il nero e l’azzurro

esprimeva: quando non c’era tempo: quando

dita spiegate delle più varie piante:

dove c’era respiro, e noi no:

che poi:

3

che fosse

da quel punto  –

un verde strano:

infinito di sotto e sopra piano

4

che i sessi dell’albero erano troppi

( io ne ho uno, ma corro )

5

che fosse – nei sogni – più mobile:

come a somigliarlo a chi:

perché l’albero è

accelerabile da

rallentabile ma

annerato in linea di chi

( misteriato )

come se noia capisse, come

se segni, pappa e noleggio, all’albero:

come se chi, e l’albero:

albero e dita sue

( lingue feroci )

lontano è l’albero

( curvo chi intanto )

In questo testo è evidente il problema del rapporto tra cosmo e uomo, tra creatura e cosmo vegetale. Si tratta di un rapporto di separazione. E questa umiltà creaturale a cui viene richiamato l’uomo, nonostante la sua presunzione, è sottolineata dalla lingua poetica che continuamente si interrompe, si frantuma mancando costantemente il suo termine di paragone. Di qui la continua interruzione dei versi, i due punti che si affastellano. Vi è distanza e frattura non recuperabili tra la condizione umana e il cosmo: il paesaggio dice soprattutto la distanza e l’inconcludenza. Tutto questo viene ripetuto nel lavoro di ekfrasis operato sulle opere di Paul Klee. La scrittura germina dalla visione della pittura: non si tratta di descrizione del quadro ma di gemmazione. E ciò ricorda gli scritti sull’arte di Emilio Villa, autore che risuonava spesso nell’ambiente della rivista napoletana Altri Termini che, con Tam tam di Adriano Spatola, per tutti gli anni ’70 e ’80 aveva investito proprio nella relazione tra le arti. Paul Klee diventa origine di questa gemmazione di scrittura. In Arboraria che esce come edizione di Altri Termini nel 1989 leggo queste poesie dedicate a Klee:

3

Der Schrank

 

Rappresentare una porta

che si apre e si chiude

è come dire alla propria anima:

tu mi devi lasciare.

Ma se la porta è chiusa

toccare i paesaggi di fuori

con il legno rugoso

che dall’interno non vedo.

 

6

Se tutte le linee di questo percorso

corrono l’una verso l’altra

l’incontro si annoda e si aggruma.

Così io apro queste ali di inchiostro

e questa poesia continua,

domani, a colare muta

dentro tutte le altre.

 

Qui avviene la trasformazione del segno pittorico nel segno verbale, poetico. Questo segno continua quell’unico e iniziale flusso creativo che era partito da Klee. Questa curiosità del poeta per le dimensioni più disparate tocca anche il dialetto dove ci sono prove che Lucrezi lascia di grande interesse. E’ il caso del Cavaliere del secchio del 1995, dove la curiosità per il visivo si sposa alla visionarietà:

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