TU SE SAI DIRE DILLO

V edizione

Milano, Spazio Ostrakon e Bioforme, 21, 22 e 23 ottobre 2016.

Via Aosta,2 (MM5 Cenisio)

VENERDI’ 21 OTTOBRE ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli. (2)

Le poete e i poeti: Viola Amarelli

Con una lettura di Eugenio Lucrezi

 

mappa

*

 

vi vedo dietro il vetro,

non vi tocco, un lucido delirio

l’urlo muto, pesci:

chi è il morto

 

morto morto morto
fare il morto sull’acqua
vivo
passa il sale

 

sale le scale avvolge il suono

 

emette e squaglia

 

gioia
per poco

 

siate siate gioiosi

l’intento tenace

 

non s’ulcera più

lo sbrego, diruto

 

l’io spiritato,

arso, scomparso

 

il truciolo sbriciola

novo, un tarlo suicida per fame

la vittima  in progress

(il prezzo, alto/basso)

 

Spett.li
Come già
Nel rimarcare
Non si ha modo
Riscontro
Saluti saluti saluti
Molto vi piango

 

per gli affollati démoni che siamo

amplifica: miriadi di voci

   ———–

 

in simultanea la metropolitana, la fila la coda il coperchio già urna

le microscopiche viscere, la polvere, del nato morto

 

nell’attimo del castigo perenne, non chiederà mai perdono decide
mentre si forma, sformato, sbagliano tutti sulla rotatoria, le canaline adagiate
sotto la sabbia, impronta d’acqua, nomadi di fili di rame, cavi,

 

ancora nell’istante di organico exultet
battito in volo, collasso di insetto, brivido freccia
il secondo protratto di orgasmo la carne, le membrane
certo opalescenti, la bocca sicuramente a murena a lemure a
voltaggio, trifasico,  pagine e pagine e pagine
blateranti al vento, pregate quel, chi, volete

 

si è rinserrato dentro un amnio qualunque, spiccona concetti,  ribosomi
chi è la più bella del reame, fuori livori
lucean le cupole di zaffiro nei laghi centroasiatici

 

in simultanea nasce già livido morto,
avendo dato un’occhiata intrauterina,
sequenzialmente
s’era impiccato, evitiamo la lunga inesorabile
attesa del falco, del giorno, dello shopper di plastica

———

 

una piccola nausea, vomita parole, non sta meglio. una piccola ferita, invisibile a tutti, emorragia costante, avvelena, marcisce, investe i giorni. cancella il cuore. nasconderla, tacerla. vomitare sorridendo, nessuno veda. nessuno sia. il sangue. una giostra stranota. una nausea, costante. non c’è fine. forse l’inizio, ad andare indietro, cauterizzando cauta, sé. il mondo sviene.

—————

 

le cose non vanno come dovrebbero
come vorresti, piuttosto, dillo
non sei le cose

 

falle andare, resta amato un attimo
la stria di catrame degli stradini
roventi di sole al calore

 

la striscia di sangue, peonia su gambe
le cose la cosa che dici
che parli che ignori, non vedi
la tocchi

 

partirono in tanti, arrivano in molti
ricambio dell’aria al riciclo
gli affetti, abbracciano culle
i silenzi, risate nei grappoli

 

beata lussuria di buio e di acqua, le aringhe
sul Baltico, il freddo, corrente
il geyser e la lava, l’hai vista? l’hai detta?

 

che spreco di suoni, starnazzo noi oche
le cose non vanno, si fermano, splendono e
piangono

———

 

si aggregano le pecore. persino quelle nere

———————

 

l’imbecillità dilagante
niuna nova

 

lo starsene da soli
la risposta

 

il silenzio lungo il bordo
il frattale, della costa

 

il colore sbiadito delle ossa

———————

 

le parole sono pietre.

tu scheggiale

fino a che non diventano sabbia, polvere.

fine.

*

Quest’autrice nasce come Minerva dalla testa del padre, già bell’e fatta, esordisce sicura in età non più verdissima, dopo meditata maturazione che è stata individuazione di voce e di intonazione, scelta accurata dei campi del proprio fare intellettuale e di pertinenza dell’azione scrittoria, delle amicizie e delle inimicizie da coltivare. Fin da subito riconoscibile per un suo procedere per locuzioni incalzanti, talvolta non aliene dallo scherzo, purché urticante, si vuole e si offre al pubblico quale poeta della realtà e dell’avanguardia, del corpo individuo, del corpo sociale e del corpo della lingua: l’uno non meno spezzato dell’altro, tutti franti senza rimedio. La sua presenza in questa rassegna è utile come il meccano della distribuzione in uno scambio ferroviario, che indica e determina, in tempi confusi, una direzione ai più giovani praticanti. Prossima al tono degli antichi come ogni scrittore dell’oggi, predilige la locuzione corale, alla quale affida lo svariato succedersi di versi implacabili, ricco di figurazioni mobili e sorprendenti. (e.l.)  

 

TU SE SAI DIRE DILLO

V edizione

Milano, Spazio Ostrakon e Bioforme, 21, 22 e 23 ottobre 2016.

Via Aosta,2 (MM5 Cenisio)

mappa

 

VENERDI’ 21 OTTOBRE ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli

Le poete e i poeti: 1 – Carmen Gallo. Con una lettura di Eugenio Lucrezi

 

Da Appartamenti e stanze (2016)

 

L’uomo ha accompagnato il vetro

lungo una linea gonfia e verticale

il sangue si è rappreso in fretta

sul braccio lasciato staccato

dall’asfalto incerto delle luci

le voci sul fondo della piazza

fatta più alta dagli alberi tagliati

la testa reclinata sotto il peso

degli occhi aperti, abbassati

a cercare il bicchiere più vicino.

L’uomo urla e piange sotto di noi

da quel fondo che abbatte coi denti

ha voglia di vedere subito il conto

della città che crepa intorno

e noi seduti a misurare i pozzi

e l’ambulanza troppo vicina ai tavoli

lui ci guarda e ci chiama

mostra lenta la recisione

quelli lo prendono e lo legano

tra fili nudi e trasparenti.

 

 

Le persone intorno ai tavoli

sono andate ad abitare

uno spazio chiuso, laterale.

Parlano, si separano

occupano gli spazi tra i libri

e le sedie. Sono nel tempo

dove lui non è più. C’è una donna

con i capelli lunghi e neri. Dice

ai tavoli di spostarsi, di lasciare

libero lo spazio per chi vuole ballare.

 

 

C’è una donna bianca che siede lì da dieci anni.

L’uomo con il vetro non l’ha mai visto.

Ha sentito la sua voce, ma la donna

non riconosce le lingue e i giorni.

Non chiedetele perché sia lì.

La donna ha un ricordo preciso, e uno solo.

Questo le basta perché ha molti fili

e non vuole essere legata altrove.

La donna non vuole nemmeno parlare con noi.

 

 

L’uomo ha ballato e sudato

per tutto il tempo della festa

ha squarciato l’aria densa

di una stanza affollata

ha mostrato i denti e i passi

ha risposto agli impulsi

cadendo piano all’indietro.

La musica è alta, e la voce non arriva

a spalancare la finestra. Tutti sentono

la mancanza dell’aria. Noi siamo in piedi

a sostenere il soffitto che è diventato

sempre più curvo e poi è caduto e ci ha raccolti

e siamo diventati pareti bianche

conchiglie con le bocche chiuse.

 

Le donne intorno al tavolo hanno fatto il nostro nome

non sono state contenute, non sono state riprodotte

hanno scandito chiaramente il nostro nome

hanno agitato bene tutte le lettere

e se le sono infilate una a una nella bocca.

Solo adesso si sentono piene della stanza.

Le donne hanno visto la nostra faccia

e hanno sollevato il soffitto. L’aria adesso

sale dal pavimento, l’uomo sparge i passi

e noi siamo tornati con le donne a sedere

e a misurare i pozzi.

 

[…]

L’uomo si sveglia sul balcone

e preferisce non guardare

dietro i vetri che gli fanno da schienale.

Il buio intorno è alto. L’uomo si tiene

le ginocchia, misura con gli occhi

la resistenza all’urto in base alla distanza.

La donna nella parete di fronte dorme.

Solo le labbra continuano

a guardarci e a domandare.

 

 

La donna con i capelli neri

ha sceso le scale con le braccia vuote.

La donna bianca l’ha salutata

con gli occhi nelle mani.

La donna guida, e cerca un posto dove stare.

Sulla strada c’è un incidente

e un uomo che ha freddo.

Ha una coperta sulle spalle

e c’è un crepaccio di braccia

che portano giù. La donna si sporge,

e guarda. Fissa gli alberi, e le radici capovolte.

Noi restiamo in macchina, e chiudiamo

bene i finestrini.

 

 

L’uomo è rientrato in casa

rompendo il vetro con il gomito.

Ha sistemato i tavoli e ha preparato un caffè

alle donne che dormono in un angolo.

Appena sveglie hanno raccontato

la storia dell’uomo accuratamente lacerato.

L’uomo ha fatto a pezzi il giornale

e ha pianto. Le donne hanno urlato

e sono diventate piccolissime.

L’uomo le sistema una sopra l’altra

e chiude la porta della stanza.

La donna bianca sente le voci

ma non distingue i giorni. Quando arriva

nella stanza le donne tornano grandi

e urlano più forte. Noi le chiudiamo tutte a chiave

e non si sente più nessun rumore.

 

*

 

Il teatro del tutto conchiuso di queste stanze in versi si avvale della libera circolazione degli attori e delle scene, di svelti cambi dei fondali e delle soggettive, ma non soltanto. Al respiro calmo, regolare, di una lingua piana, abitata da un lessico neutro e i inapparente, ordinatamente articolata in successione di coordinate, corrisponde un ingovernato, selvaggio sovvertimento delle gerarchie percettive e delle stesse motrici logiche dell’azione che sulla pagina si svolge. Il racconto che risulta è mobile e distopico, le figurazioni alterate e dismorfiche come in un’Alice in wonderland riscritta da Burroughs, in cui lo scherzo vittoriano affoghi nell’acido lisergico. Anche il tempo è qui deformato in una discronia malata e orrorosa,  forzato e stirato da pressioni altissime calate da  incommensurabili scale cosmiche nello stretto asfissiante di appartamenti e di umani conglomerati scheggiati da vetri che saltano in pezzi, lordati del sangue di arti amputati. Scene di ordinaria follia che non transitano nei paraggi di Bukowski, sembrano piuttosto dirigersi da Benn a Pinter, giù fino alla Napoli affatturata della Ortese, ai suoi spiriti mali. (e.l.)

 

 

Tu se sai dire dillo 2016

Sul programma: la riscoperta critica del Gruppo 93 . Terza parte.

La scrittura poetica alla vigilia della diffusione di internet.
La televisione, il videoclip, lo zapping e il montaggio.
I linguaggi mediatici e la lingua poetica.

A discutere criticamente del movimento letterario saranno Angelo Petrella e Adriano Padua
I poeti del Gruppo 93 invitati dal curatore della serata Angelo Petrella sono:

Mariano Baino,Marco Berisso,Guido Caserza,

Biagio Cepollaro,Marcello Frixione,

Paolo Gentiluomo,Costanzo Ioni

Ringrazio Christian Tito per questo “ritratto” intelligente e appassionato. Ora che sta per uscire dalla Dot.com Press la prima edizione cartacea del libro quasi omonimo Lavoro da fare (2002-2005), dopo un decennio di vita on line, questo titolo mi è particolarmente vicino e questo suo ritratto continua a darmi conforto.

La poetica emergenza: la poesia a Napoli

Viola Amarelli,

Francesco Filia,

Carmen Gallo,

Eugenio Lucrezi

Angelo Petrella,

Ferdinando Tricarico

Daniele Ventre

Gianni Montieri

Proposta di lettura

di Biagio Cepollaro

 Gianni Montieri è quasi al terzo libro di poesie: sono stati pubblicati già nel 2010 da Lietocolle il primo volume dal titolo Futuro semplice e nel 2014, presso  Zona, il secondo dal titolo Avremo cura. Il terzo libro è in costruzione. Il lavoro realizzato fin qui offre un’idea abbastanza nitida della direzione molto precisa che ha preso la sua creatività. Una caratteristica della sua scrittura subito evidente alla prima lettura è la leggerezza del tocco. Tanto è decisa la sua direzione realistica quanto leggera e aperta alle possibili fertili contraddizioni è la sua scrittura. Leggo da Futuro semplice , il testo intitolato Abitudini:

Non saranno più le scarpe fuori posto

un nome al suono della sveglia

fra qualche tempo sapremo dirci: è giusto

che abbiamo avuto tanto

 

io, io non lo so davvero

se saprò dare un senso

alle porzioni monodose, alla cottura crisp

addormentarmi voltato dal tuo lato

senza tremare, senza farci caso.

 

Leggo poi da Avremo cura:

 

Invecchiare così, da adesso in poi

contarsi le rughe sulla fronte

i passi, le varianti di ogni sorriso

lo scricchiolare umido delle ossa

 

dicono che un posto valga l’altro

e invece no, è questo solo questo

il tempo nostro, riflesso addosso

nello specchio d’acqua

 

che rimanda l’intreccio di due mani

soltanto due: la mia, la tua.

 

Qui viene esemplificata una modalità  che potrei definire del dire sotto voce, del tono abbassato. Tale modalità è in grado di mettere a fuoco meglio delle verità relazionali come, in un certo senso, riguardanti il destino, il percorso individuale nel tempo, il suo svolgimento, il suo senso. la scrittura si presta a questa ricognizione che nell’insieme dell’opera può anche essere non solo lucida ma anche spietata. Eppure questa stessa ricognizione si realizza anche attraverso lo sguardo della tenerezza che può diventare, in alcuni momenti, sognante. La ricognizione severa resta  comunque il tono dominante pur evitando la sentenziosità e l’astrattezza morale. La necessità di non illudere e di non illudersi diventa impellente quando l’infanzia e l’adolescenza  vissute al sud tornano a galla come un rimosso storico e sociale. Questo è il luogo dell’analisi critica svolta accettando la contraddizione non solo come condizione soggettiva ma anche come realtà condivisa. Tutto accade come se avesse un senso, anche la violenza , il crimine individuale e collettivo, tutto è compresente nella terra dei fuochi. Un altro tema fondamentale della scrittura di Montieri è la città: Napoli, Milano, Venezia. La città appare come il tessuto che articola l’esperienza, che fa da cassa di risonanza storica e collettiva del senso individuale quando sta per essere pronunciato. La città è appartenenza, radice, orizzonte. Le città sono tonalità  emotive e coordinate storiche entro le quali la poesia disegna le sue figure. Ripensare il sud vuol dire ripensare in modo doloroso, anche se apparentemente fenomenologico, la violenza costitutiva, la povertà, il degrado ma in un modo non retorico. E’ proprio questo atteggiamento, a tratti crudo, a rendere la poesia uno strumento atto a dire di queste cose, una volta che sin dall’inizio ci si è liberati dal “poetico” metaforico e simbolista.

Leggo ancora da Avremo cura:

XXVIII

Se posso telefonare a mia madre,
a mio padre, e chiedere da routine
come state? Che fate? Credimi
è per culo, se mia sorella sta bene
se riesce a uscire e a entrare da casa,
prendere suo figlio a scuola, convinciti,
è per culo. La terra dove lo tengono
il culo, quello vero, non è terra
è modificata da altro materiale,
scarto territoriale altrui, dal saldo
positivo su conti correnti sconosciuti.
Se passa l’autobus in orario, segnatelo,
è per culo, se la vicina quarantenne
muore troppo presto è chimica.
Arrivare in tempo al lavoro o non morire
hanno lo stesso numero di probabilità.
Restare vivi è culo, è matematica.

Questa poesia che dice del sud, dice anche di contraddizioni che vissute dall’interno non vengono percepite come contraddizioni:

XXIX

Non pensare che fosse indifferenza
la nostra piuttosto un modo di vivere
le cose così come si vivono:
tutte insieme, una per volta.
La sparatoria dietro l’angolo,
la partita di calcetto i compiti da fare,
poi uscire la sera il bar, la storia di tutti,
tutti tornavamo a casa per cena.
La quotidianità, la normalità si affermano comunque. Anche in condizioni estreme, anche in condizioni di emergenza. Quando l’estremo e l’emergenza diventano normalità producono questo tipo di quotidianità. Questa poesia può anche esser considerata come una risposta all’esasperazione retorica del fatto letterario così frequente in questi anni. Si tratta anche di un antidoto alle forme di estetizzazione manieristica. Questo lavoro restituisce alla poesia e alla sua composizione per strofe una funzione  “organizzativa”: l’accorpamento versale trova il suo senso nel realizzare la qualità ragionativa del “mettere ordine”, di creare gerarchie logiche, di creare contrapposizioni, simmetrie e rotture di simmetria. La struttura poetica diventa un supporto al pensare, alla costruzione del pensiero sulla realtà

2016

Poetarum Silva

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

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Biagio Cepollaro, La curva del giorno, L’arcolaio, 2014

*

il corpo sa che ora l’incastro non ha nulla
di meccanico: non ci sono parti che si tengano
per attrito e dopo leggera pressione o forzatura
l’incastro ora è affare di liquidi e di umori
il più e il meno l’umido e il secco tornano
a dire qui e là dove la vita tracciando è passata

*

© Biagio Cepollaro

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VENERDI’   21 ottobre

ore 18.00

Biagio Cepollaro e Giorgio Mascitelli leggono Giuliano Mesa

Proiezioni dantesche di Paola Nasti

ore 18,30

Fabio Orecchini : Installazione e performance dedicate a Giuliano Mesa

ore 19,00

Conversazione sulla poetica emergenza a Napoli.

a cura di Bernardo De Luca

Sono invitati a intervenire::

Viola Amarelli, Biagio Cepollaro, Antonio Devicienti, Tommaso Di Dio, Giusi Drago, Francesco Filia, Vincenzo Frungillo, Carmen Gallo, Nino Iacovella, Eugenio Lucrezi, Giorgio Mascitelli, Luigi Metropoli, Gianni Montieri, Paola Nasti, Angelo Petrella, Christian Tito, Ferdinando Tricarico e Daniele Ventre

ore 20.00

Intervallo

ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli

Viola Amarelli

Francesco Filia

Carmen Gallo,

Eugenio Lucrezi

Giovanna Marmo

Angelo Petrella

Ferdinando Tricarico

Daniele Ventre

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Può essere interessante dare un’occhiata ad uno scritto di ventisei anni fa.Così scrivevo nel 1990, nell’Introduzione a Poesia in Campania, a proposito dei Poeti della sesta generazione:

Una prima caratteristica complessiva dell’ultima produzione poetica campana è l’esser rimasta per lo più refrattaria alle suggestioni e al clima che altrove hanno dato vita a ciò che è stato definito neo-orfismo o neo-ermetismo . Testi che in qualche modo possono riportarsi alla linea con sicurezza seguita da un Milo De Angelis o, su altro versante, da Giuseppe Conte (per citare due dei poeti emersi soprattutto negli anni ‘70) sono relativamente scarsi ; più attiva invece può considerarsi quella parte della poesia italiana che ha proseguito la sperimentazione degli anni ’60 (Adriano Spatola, Giovanni Fontana, Mario Lunetta, lo stesso Franco Cavallo e altri) ma anche, occorre registrarlo, la tradizione crepuscolare e lirica del nostro Novecento.

Da un lato dunque, soprattutto grazie al polo d’attrazione di Altri Termini, l’emergenza d’una nuova leva di poeti sperimentali — sul cui operare si dirà in seguito —, dall’altro un recupero della soggettività narrante — in sintonia con la poesia italiana degli anni ’70 —, ma senza il peso di teorie lacaniane e decostruzioniste tendenti alla disseminazione del soggetto.

Nelle prove più significative, dunque, la poesia campana non ha reagito alla stanchezza e alla sterilità degli epigoni della Neoavanguardia, con proclami d’irrazionalismo misticheggiante, sia pure, aggiornato da teorie ermeneutiche o neosimboliste .

La ragione di questa attenzione complessiva all’extraletterario, nelle diverse modalità in cui si è esplicata, sono profonde. Da un lato la presenza a Napoli di una «tradizione del nuovo» ha orientato le nuove leve sin dall’inizio verso la tensione della ricerca, dall’altro i fenomeni letterari registrabili, ad esempio, a Milano, non avrebbero potuto prodursi per la differenza del contesto socio-culturale: per quanto si tenda a minimizzare, queste differenze trovano uno sbocco anche nelle preferenze di atteggiamenti e mentalità del fare letterario. A questi fattori di fondo vanno aggiunti — come meglio si vedrà — quelli più propriamente culturali: l’attività di Matteo D’Ambrosio come organizzatore di festivals internazionali di poesia con le conseguenti scelte riferibili alla sperimentazione. Dal punto di vista propriamente quantitativo, la componente crepuscolare ha la preminenza ma all’interno di quest’area occorre descrivere una molteplicità di soluzioni.

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Tu se sai dire dillo 2016.

Sul programma: Emergenza poetica a Napoli

Dalla rivista Altri termini alla rivista Baldus

Appunti provvisori e parziali di Bernardo De Luca. Nel video commento a caldo e in modo provvisorio gli appunti di Bernardo. Al di là dell’utilità delle etichette relative ai movimenti letterari, una riflessione più aderente ai testi è rintracciabile per ora su questo blog nel caso dei testi di  Frungillo, Filia e Gallo

Postmoderno critico e neo-metricismo

Ferdinando Tricarico, Vincenzo Frungillo, Daniele Ventre, Francesco Filia, Carmen Gallo