Alcentro dell'inverno

Le prime copie di Al centro dell’inverno (2013-2017), arrivate proprio ora. Terzo libro della trilogia dopo La curva del giorno (2011-2014) e Le qualità (2008-2011).Grazie a Gianfranco Fabbri Arcolaio e a Giusi Drago per la cura, Quest’anno è ricco di messi.
Dal Prologo, Dal collasso della storia:

“il corpo anche nel sonno avverte il sussulto del terminale
che dice il messaggio in arrivo o la battuta di qualcuno
a proposito di qualcosa ad una certa ora della notte: il silenzio
non c’è. in suo luogo una modalità silenziosa che piano
sovverte la calma del corpo e la sua greve indifferenza”

 

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il corpo ogni giorno si accende come si avvia un terminale

a lui fanno capo i messaggi in arrivo e ogni input che suona

è richiesta di attenzione e risposta. è pioggia che batte

sui vetri la chat che moltiplica i gruppi divisi per tema

 

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il corpo al centro dell’inverno può anche coprire con un respiro

lo spazio della stanza: desiderio e gioia ripetono la loro danza

ma è come stare su di una zattera o dentro un cerchio di luce

che scivola sulla terra. è tutto intorno che non si vede o peggio

è questo mondo prossimo che anche visto non si può toccare: sono

i corpi tutti nell’acquario che “postano” di cibi gatti e grandi imprese

 

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il corpo ogni giorno si connette attraverso un fascio di luce

ad altri corpi e le teste si annodano con onde invisibili

che muovono e smuovono anche di notte senza sudare

ciò che prima era solitaria fantasticheria ora è fantasma

di gruppo che si solleva dai cuscini e plana attraverso le porte

se il corpo tagliasse questo filo che lo lega agli altri

si sentirebbe immediatamente respirare ma l’incertezza

della strada sarebbe più grande e anche assordante

sarebbe l’immediato silenzio sceso nella stanza

 

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il corpo si tuffa nella piscina riempita da parole

che scorrono incessanti attraverso tubi invisibili

e lo connettono al mondo da ogni lato. sono continue

trasfusioni di senso che nella quotidiana insensatezza

affollano psiche fino a farla sola e febbricitante

 

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il corpo anche nel sonno avverte il sussulto del terminale

che dice il messaggio in arrivo o la battuta di qualcuno

a proposito di qualcosa ad una certa ora della notte: il silenzio

non c’è. in suo luogo una modalità silenziosa che piano

sovverte la calma del corpo e la sua greve indifferenza

 

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il corpo al centro dell’inverno è un vuoto che non si risolve

è un punto interrogativo che attende il tempo che lo prende

e lo solleva come quando è dentro al suo dire e non c’è differenza

col suo fare. affacciato sull’istante luminoso che non viene si sporge

oltre la minaccia di morte e malattia: ripassa a memoria i volti

pochi dell’incanto che lo salvano forse dal collasso della storia

 

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il corpo che si disconnette sguscia via dall’involucro

d’onde che lo stringe. fuori torna ad essere assenza

di linguaggio: ora è soltanto pelle e patina tempo

e postura mentre l’aria della primavera profuma

 

o

il corpo al centro dell’inverno vede ancora più buie

le strade che portano fuori dalla città verso un’ecologia

di confine tra periferie sfigurate e il grigio negli occhi

molte vite si sbranano qui senza neanche un racconto

basta la rabbia e la tristezza basta per ogni giorno

l’abitudine e per ognuno la morte è la fine del mondo

 


Prima dell’uscita effettiva di Al centro dell’inverno, il 16 marzo 2018, al Bezzecca Lab a Milano, Vincenzo Frungillo ha parlato dell’opera all’interno della trilogia Il poema delle qualità e in riferimento specifico al tema del corpo.

Introduzione di Vincenzo Frungillo

Il corpo nella trilogia Il poema delle qualità

Da più lettori  e critici degli ultimi libri di poesia di Biagio Cepollaro viene la definizione di Il poema del corpo. La trilogia Il poema delle qualità sarebbe soprattutto un poema del corpo.  Il percorso poetico di Biagio è coerente ed  è stato studiato da molti critici, interessante in particolare è il saggio di Angelo Petrella per il Verri (n.64, 2017) che mostra chiaramente le diverse tappe della sua produzione. Da una prima trilogia, De requie et natura(1985-1997), si passa attraverso una fase mediana , Versi nuovi (2004) e Lavoro da fare (2006) alla seconda trilogia, Il poema delle qualità (2008-2017) costituita da Le qualità (2012),  La curva del giorno (2014) e Al centro dell’inverno (2018). Il tema del corpo, come nota Petrella è già presente all’ inizio del percorso, ne Le parole di Eliodora (1984) che esibisce in esergo una frase di Nietzsche: “ Fu il corpo che disperò della terra che intese parlare il ventre dell’essere”. Già nel 1984 il corpo aveva la funzione di riportare la questione dell’essere dal piano metafisico a quello dell’immanenza. Questa operazione nella prima trilogia è stata realizzata attraverso il linguaggio, attraverso la creazione dell’idioletto, tra lingua inventata e dialetto, lingua del basso, viscerale, per opporsi alla lingua classica della lirica , quella orfica e per cercare strade nuove rispetto alla neoavanguardia. A tal proposito va detto che non è corretto accostare la prima trilogia alla neoavanguardia perché il recupero della lingua medioevale da Jacopone a Cavalcanti è una caratteristica specifica di Biagio e del Gruppo 93 e non del Gruppo 63. Questa fase si chiude nel 1996 e, secondo Petrella, in concomitanza con la morte di Amelia Rosselli. A partire dal 1998 vi sarà la stesura di Versi nuovi per un superamento della crisi, il cui incipit “respira respira” sembra richiamare proprio la grande poetessa. Lavoro da fare continua questa ricerca fino alla pausa che precede Le qualità che, a detta di Luigi Bosco (http://www.inrealtalapoesia.com/nuovo-discorso-sul-metodo-alcune-riflessioni-su-le-qualita-di-biagio-cepollaro-di-luigi-bosco/ ) costituiscono l’elaborazione di un trauma. Bosco dice che a questo punto Cepollaro ha bisogno di ricreare totalmente l’ambiente intorno a sé. Al centro del mondo c’è il corpo ma non come poetica o portato ideologico come nel 1984 ma come “unità logica minima” (Mascitelli), nel senso che il corpo è sia soggetto che oggetto della poesia. Il soggetto che dice è lo stesso che fa esperienza, che è oggetto di esperienza, cantato e conosciuto all’interno del poema. E come se il soggetto e l’oggetto diventassero un tutt’uno. Il primo libro, Le qualità, ha unsa storia particolare. E’ statoprsentato attraverso dei dialoghi con i suoi lettori registrati in video, attualmente disponibili su youtube. In occasione della registrazione di uno di questi video avevo detto che questo libro mi faceva pensare, anche per il titolo, a Husserl e a Musil dell’Uomo senza qualità.  La risposta di Cepollaro mi chiarì l’origine di questo titolo che non è occidentale ma orientale. Le qualità vanno intese come guna, i tre aggreganti cosmici della filosofia induista. Leggendo l’indice de Le qualità è come se si assistesse ad una descrizione del corpo secondo le sue qualità o attributi: il corpo e gli incastri, il corpo e il moto, il corpo e il tempo e il corpo e il verso. Nel secondo volume, La curva del giorno è come se il corpo fosse descritto nel suo momento di relazione con l’esterno. Il prologo è “Attraversare il bosco”, richiamo al movimento, a stretto contatto con la vegetazione, l’impossibilità di districarsi, essere tutt’uno con la vegetazione. Vi è in senso etimologico qui l’elemento ecologico de Il poema delle qualità: il corpo è immediata relazione con l’esterno, impossibilità di distinguersi nettamente dall’esterno. Questa impossibilità pone in crisi l’occhio che possa oggettivare l’esterno, l’io cartesiano. Richiamando Spinoza, il corpo identifica spirito e materia. Il corpo diventa allegoria di questa immediata relazione con il mondo esterno. Questa originaria connessione con l’esterno in senso orientale si rivela essere il vuoto. Noi siamo costitutivamente in relazione e in dialogo con il vuoto. Nel terzo libro, Al centro della notte, dove il dato meteorologico si fa allegoria più universale, il corpo si mostra come ciò che illumina il buio o il vuoto che lo circonda. Il corpo illumina e sopporta, delimita il vuoto. Nel terzo libro il corpo estende il suo orizzonte fino a raggiungere la dimensione politica. Il suo prologo s’intitola Dal collasso della storia e ci dice di un corpo posto in una situazione di solitudine e in contatto con la rete, di un corpo “connesso”. Questa condizione potrebbe esprimere anche una chiusura rispetto all’apertura dei due libri precedenti. Il corpo in solitudine e connesso può essere visto come il corpo utilizzato come ganglio della rete, nel senso biopolitico dell’espressione. Il corpo ridotto a esigenze biologiche può essere oggettivato secondo le funzioni della rete. Nelle altre sezioni del libro torna una riproposta etica, soprattutto nell’ultima sezione, un’indicazione di una via di uscita dal solipsismo funzionale a una forma di controllo. Si tratta di un’opera collettiva possibile attraverso la relazione che i corpi stabiliscono tra loro. Si legge: “La dignità dell’insieme” e “manufatti di parole” da cui ripartire nel nuovo Medio Evo in cui stiamo entrando:

“il corpo ai margini del crollo d’Occidente desidera

mettere in salvo i manufatti di parole da cui un giorno

forse l’umanità potrà ripartire. così fu per l’antico

Medio Evo così è per questo nuovo: in salvo le parole

ancora potranno risuonare alla fine della prossima notte”

o anche:

“il corpo si protende nel primo freddo di autunno

col disagio e l’allegria del passaggio nuovo: anche lo stile

giunge alla sua saturazione e il gesto che si ripete

con la sua forma non scopre più il mondo ma conferma

un modo di dirlo e ne consolida all’infinito il senso”

Vi è come il passaggio dal corpo-monade al corpo-organismo, insieme sistemico di relazione, indicazione etica per uscire dal solipsismo ma “organismo” è anche il poema in sé, e quindi vi sarebbe anche un’indicazione di poetica.

Milano,16 marzo 2018 Bezzecca Lab

Vincenzo Frungillo: Nona giornata dedicata alla Trilogia Il poema delle qualità. Bezzecca Lab, 16 marzo 2018, Milano.


 

Prologo a La curva del giorno (L’arcolaio 2014) Prologo a Al centro dell’inverno (inedito) Ritratti di poesia 2017, Ottava parte. Roma 3 febbraio 2017

Pubblico qui il video della mia lettura a Ritratti di poesia 2017. Grazie a Vincenzo Mascolo e a Carla Caiafa per l’ottima organizzazione. Grazie a Gianni Montieri per la breve e succosa chiacchierata e per l’amicizia .

 

Da Al centro dell’inverno (2013-2017)

III sezione

Ai margini della speranza d’Occidente

*

il corpo nell’occhio del crollo d’Occidente imbandisce

con scrupolo la cena: vino rosso che conta i suoi anni

e pesce che ha risalito la corrente. il nutrimento comune

è una festa e a cantare l’inno di gloria è il desiderio

di mescolarsi alla luce che radente si stende sul tavolo

 

*

il corpo non sa se o da dove si avvisterà

il primo tratto della speranza: l’Occidente

avvitato su se stesso inizia la sua implosione

dividendosi all’interno. la forma che nel tempo

si è data per lo scambio ha portato l’intera

specie all’estinzione. ma invece di frenare

sull’orlo del precipizio sembra accelerare

 

*

il corpo ai margini del crollo d’Occidente misura a spanne

la distanza dalla sua fine e conta di cogliere gli ultimi

bagliori dell’epoca che è stata: fantasie distopiche fioriscono

al cinema e nei sogni un’ansia collettiva che non può

essere detta fa tenere il capo chino e trattenere il fiato

 

*

il corpo ora sa che in suo potere vi è solo

la parola da formulare: nella sua bocca

prende forma rotonda un concentrato di pensiero

e passione l’uno nell’altra fusi

in una posizione. il dire è significare il mondo

non descriverlo né raccontarlo: che il senso

si dice e si misura nell’ascolto di chi resta

 

*

il corpo attende l’autunno come la scossa che smuove

la smemoratezza. il caldo ha fatto dei pensieri vapore

e l’acqua ha dominato come l’ombra il campo dei desideri

ora è un tornare lento a sé un riprendere forma dell’espressione

e del moto. l’azione qual sia ha il sapore buono dei risvegli

 

*

il corpo nell’afa fatica a respirare: l’aria mossa

dai ventilatori è solo aria che si sposta. resta

la stessa la condizione come quella d’Occidente

preso dalla favola della “crescita” senza fine

e senza senso e dal controllo di massa sul dissenso

 

*

il corpo ai margini del crollo d’Occidente desidera

mettere in salvo i manufatti di parole da cui un giorno

forse l’umanità potrà ripartire. così fu per l’antico

Medio Evo così è per questo nuovo: in salvo le parole

ancora potranno risuonare alla fine della prossima notte

 

*

il corpo ai margini della speranza d’Occidente si chiede

come accade che d’improvviso la folla dei corpi sottomessi

possa ribellarsi e riscattare le attuali vittime della forza

come si diffonde il virus benefico che renda intollerabile

il comando spingendo corpi inerti a prodigiosi moti

 

*

il corpo ora vede come tutte le espressioni che scorrono

sugli schermi si mescolano con bocche eguali

anche se diversi sono i palati e diversi i denti: nessuno

vieta di parlare anzi a tutti l’incoraggiamento a dire

è il modo questo per sgretolare l’Occidente che s’infutura

in uno stagno sempre presente da cui non si può uscire

 

*

il corpo ai margini della fine della speranza d’Occidente

ha poche parole da mettere in salvo nel palmo di una mano

la luce che contagia alla giusta distanza del sole dal pianeta

l’euforia animale che si diffonde sulle scale della metropolitana

il centro di una festa che risuona di voci dalla casa di fronte

e il fervore della notte che sale lentamente fino a sfociare

 

*

il corpo ha fatto del dire il sogno del suo ritmo: il nero

sullo sfondo e intorno da sempre ha richiesto un raggio

di piacere e presenza un antidoto buono a fare di poco

un mondo: la forma dell’arte è niente senza questo

discernimento: la lotta sulla terra è fare del giorno cielo

 

Nota

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