Bozza Cepollaro


Alias, il Manifesto , Luciano Del Sette

Biagio Cepollaro

La notte dei botti

Miraggi € 14

Su La repubblica del settembre 1989, Alfredo Giuliani, in Nasce il Gruppo 93?, scriveva, ‘Ecco che cosa sta rinascendo… : il bisogno di una vera discussione letteraria, di poetiche operanti e di retorica, da parte di trentenni-quarantenni che s’ interrogano su quanto vanno facendo: poesie, scritture dove i generi si intersecano e si corrompono inseguendo una percettività precipitosa e dispersa’. Tra i fondatori del gruppo, il napoletano Biagio Cepollaro, che nel 1993 inizia la scrittura di La notte dei botti, completata quattro anni dopo. Il romanzo esce finalmente per Miraggi, riscuotendo un credito trentennale a torto negatogli. Quella notte, la notte dei Grandi Accertamenti, l’Organizzazione avvia il piano per impadronirsi dell’esistenza dei cittadini. Scatena l’odio nei quartieri, nei condomini, nei luoghi di aggregazione, alimentando l’ipotetico diritto alla singola, personale, utopia. Rastrella la gente per radunarla in un autogrill, come nello stadio del golpe di Pinochet. Solo Scriba, alter ego di Cepollaro?, riesce a fuggire, vagando in sella alla sua bicicletta. L’uso del presente conferisce al testo la forma di una cronaca assurda, ironica, feroce, che mai dà tregua al lettore.

alias


Il Gruppo di Polifemo, Ombretta Costanzo, 15 giugno 2018

Dobbiamo fermare l’orologio e abbracciare le lancette per vivere la dimensione allegorica di un segmento temporale scritto più di trent’anni fa: cosa è La notte dei botti di Biagio Cepollaro Miraggi edizioni?

Più volte è stato definito un romanzo profetico che interpreta l’Italia “alle soglie di un ventennio politico che per alcuni di noi si profilava oscuramente come una notte lunga, la vera notte della Repubblica, un tunnel interminabile”, i cui protagonisti sono i resistenti seminati in una zolla confusionaria e circoscritta di un autogrill, in cui non si ha percezione nitida di cosa succeda e la curiosità tende la corda capoverso dopo capoverso.

La Notte dei Botti che già alcuni sul posto avevano con sicurezza battezzato “della Libera Espressione” è un binario convulso su cui corrono vagoni carichi di personaggi e vicende che sembrano sparate al piattello senza schemi, per un lettore immobile affidato ad una convulsa frammentarietà di informazioni.
Il capitolo d’ouverture è contraddistinto da una successione anaforica e reattiva di descrizioni puntuali e infastidite che rendono l’idea dell’insofferente sfogo liberatorio sociale.

E dove non c’era il giallo in terra e non c’era il fetore acuto che veniva dalle toilettes, c’erano invece …. E dove non c’erano mucchi né televisori, c’erano dei grandi spazi vuoti, delle fosse comuni, fosse della promiscuità. Perso nella promiscuità della memoria dei vecchi, l’aborto si preparava all’eccitante novità dei mucchi. E in quella promiscuità trasmutava e si confondeva.

Il frenetico dispiegarsi della vicenda è incentivato dalla pedalata continua del ciclista notturno di nome Scriba, la cui ombra è proiettata su una scenografia talvolta ferma, inchiodata e contrapposta alla propria spigolosa vitalità, espressione di una meditata condizione di inferiorità rispetto al potere.

Pedalo e sudo. Sudando sviluppo pensiero

La messa a fuoco delle diapositive che scorrono durante la il percorso, lascia scorgere intermezzi di dimensioni oniriche sconvolte dalla realtà distorta e costipata.

Dopo le prime esplosioni in molti dissero che si trattava di tuoni perché d’estate i tuoni sono così. Poi dissero che si trattava di una caldaia, di una vecchia caldaia senza manutenzione. Poi dissero che doveva essere un terremoto, ma la terra non tremava. Tremavano i vetri, però.

Il romanzo è stato scritto a metà degli anni ’90, proprio nel momento in cui finisce la prima Repubblica. L’autore ha scelto di sforbiciare un’ambientazione surreale mediante voce singola interiore e rumore collettivo, due lame incidenti atte a conferire l’idea di una sorta di “colpo di stato”, estratto non da reali ragioni storico-politiche ma da meccanismi sociali, che separano la quotidianità di ieri dal sapore del nuovo millennio. Si catapultano via via in scena numerose comparse dai connotati sociali e morali differenti, accomunati da una sovrapposizione rispettiva di pensieri e di sogni, deliri e allucinazioni che sgomentano e pongono in uno stato di tensione l’osservatore che aspetta lo “spettacolo”.

Chissà la Notte dei Botti qui. Ogni luogo avrà avuto la sua.
I Resistenti. Quanto cammino; quanta strada per le circonvoluzioni dei cervelli, per i pantani dei neuroni, le sinapsi spezzate, i riflessi condizionati, le inerzie, e la paura che cresce dentro, la paura che domani non più…

E’ un panorama di merci e consumatori vincolati nell’autogrill, di Scriba in sella a una bicicletta,tendenzialmente obliquo rispetto al corso degli eventi che fanno tremare i vetri sulla gente accatastata negli angoli dell’edificio, di resistenti, di condomini che si personificano e diventano anime sognanti, contenitori di corpi confusi e guardinghi. La distratta inquietudine si manifesta nelle “lotte sociali” che lasciano trasparire la dinamica dei rapporti condominiali, dietro cui si cela soprattutto il deterioramento di innesti collettivi.

Non può dormire perché i condomini sognano rumorosamente.
Non può dormire perché i condomini sognano, sognano continuamente e, senza pudore, mostrano il marcio della loro anima.

L’emblema dello spaesamento in cui versa la popolazione è Tornabuoni, sagoma entusiasta della notte dei botti, ma soprattutto interessante spunto di analisi complessiva.
Non è un caso se i primi nomi compaiono dal secondo capitolo dopo un incipit spettrale, buio e puzzolente; dapprima l’autore scruta da un drone abitanti e luoghi del suo racconto, dopo di che preferisce rendere rarefatta l’atmosfera tra nebbia e trambusto, che insistono nell’attesa di una risposta; si effonde fluidamente il sapore di un’ incompiuta routine in procinto di espedienti evolutivi tra lotte, pareri, indifferenze e soluzioni.

La Notte dei Botti si era insinuata sotto i discorsi, era cresciuta all’ombra delle apparenze, come un mugugno routinario e quasi inoffensivo…

Il linguaggio di Cepollaro è incalzante, ascendente e traboccante di stimoli sensoriali che diventano corpo e linfa vitale per condurre un viaggio ai confini della notte.
Da un’analisi prettamente linguistica, il romanzo sembra essere costruito attorno al compito affidato allo scrittore/poeta e quindi a Scriba, che così si chiama certamente per evidenti motivi etimologici, contraddistinto da “la fissa di scrivere tutto”, impegnato in un’eccentrica cronaca che riporti metaforicamente ogni tipo di dinamica sociale.

IlFattoQuotidiano.it BLOG di 

Letteratura Made in Italy, novità e riscoperte tra vendetta e ironia

Cultura | 7 luglio 2018

(…) La notte dei botti di Biagio Cepollaro (Miraggi edizioni) è un formidabile testo profetico sull’Italia e il mondo occidentale contemporaneo, seppur sia stato scritto oltre 30 anni fa. L’autogrill, utilizzato come tempio del decadentismo consumistico, dove un’umanità ormai sopraffatta dalla propria stessa esistenza attende notizie su un improbabile golpe, tra scaffali del ristorante visto come uno stadio sudamericano da tempi di dittatura, Te recuerdo Amanda e mani tagliate. Sotterfugi della grande organizzazione burocratizzata, ascoltati di straforo da una serie variegata di personaggi, divisi tra resistenti e collaboratori, in un vortice sempre più allucinato e visionario.

Con un linguaggio lirico e postmoderno Cepollaro, reduce dall’esperienza del Gruppo letterario 93 con Mariano BàinoLello VoceLorenzo DuranteGabriele FrascaMarcello FrixioneTommaso Ottonieri, la collaborazione con Nanni Balestrini e la fondazione della rivista Baldus, tesse una trama vorticosa e eccitante dove la parola diviene ultimo baluardo contro la stupidità del potere. (…)

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/07/letteratura-made-in-italy-novita-e-riscoperte-tra-vendetta-e-ironia/4420429/


Al Book Pride 2018 presentato da Francesco Forlani e Giorgio Mascitelli , il 23 marzo venerdì, sala Don Chisciotte alle ore 17,00

E’ un romanzo scritto tra il 1993 e il 1997 e sulla rete dal 2003. Oggi grazie a a Francesco Forlani e Alessandro De Vito e a tutti gli amici di Miraggi Edizioni è diventato di carta.

ANTEPRIMA a cura di Francesco Forlani  su Satisfiction il 5 marzo 2018

“Dopo le prime esplosioni in molti dissero che si trattava di tuoni perché d’estate i tuoni sono così. Poi dissero che si trattava di una caldaia, di una vecchia caldaia senza manutenzione. Poi dissero che doveva essere un terremoto, ma la terra non tremava. Tremavano i vetri, però.”


“Quello che pedala sul ciglio dell’autostrada, tutto affannato, è Scriba. Lo chiama così Luisa, lo chiamano così gli amici. Ha la fissa di scrivere tutto, con ossessione, ovunque si trovi. Quello che si affanna in bici sull’autostrada è uno che pensa che gli basti un’occhiata per sentire il marcio che c’è nella gente. E per questo non saluta nessuno nel condominio. Dice che quelli del condominio solo all’apparenza sono normali, ma poi c’è di tutto: pedofili, stupratori, puttane, ladri… i condomini sono pericolosi e bisogna tenersi alla larga. Quello che pedala sul ciglio dell’autostrada ormai sa ascoltare i sogni dei condomini. La notte sta sveglio e non può dormire. Non può dormire perché i condomini sognano, sognano continuamente e, senza pudore, mostrano il marcio della loro anima. Della signora Lamberti che abita al piano sopra di lui sa tutto ormai. La signora Lamberti sogna sempre di scopare suo cognato. Non può dormire perché i condomini sognano rumorosamente. Una volta la Lamberti sognò suo cognato che tagliava in due un braccio con una sega elettrica. Un’altra volta la Lamberti sognò di bucare con uno spillo le vene di Monno e Nanna, i ragazzi del Centro confinante con il Condominio. Ormai da anni Scriba dorme tre ore per notte. Il giorno del suo trentacinquesimo compleanno riuscì ad ascoltare anche il sogno del Concessionario, uno degli amici del bar. Non gli era mai capitato prima: ascoltare un sogno proveniente da un altro quartiere. Ci provò ancora le notti seguenti ma senza risultato. Il sogno del Concessionario gli esplose nella testa. Nel sogno il Concessionario non dice una parola: apre tutti i rubinetti della sua casa e allaga tutto. Allaga tutto mentre gli altri amici del bar, l’Avvocato, il Sarto, il Barman ridono a crepapelle. Gli esplode nella testa il sogno dell’acqua che scivola sotto la porta e precipita a cascata giù per la tromba delle scale.Scriba dice che non può dormire perché i condomini fanno troppo rumore. I Condomini dicono che non possono dormire perché i ragazzi del Centro fanno troppo rumore. Quello che pedala sul ciglio dell’autostrada dice che scrivere lo aiuta a capire e a difendersi dagli attacchi della gente. Ma poi lo stesso le cose restano confuse e pericolose. Ma lui insiste e dice che scrivendo si orienta nel casino. Così una volta disse a Monno e a Singa, in un’assemblea affollata del Centro.

Ora che la Notte dei Botti è scoppiata il casino è davvero grande. Nel giro di poche ore le esplosioni hanno paralizzato la città. Il panico è stato letale per centinaia di persone che attendevano il metrò. Strade intasate, polizia dappertutto. Colpi di fucile, cariche della polizia, fumo da non vederci più nulla. Il Centro di Monno, di Nanna, di Singa, sgomberato alle prime esplosioni. Quello che pedala sul ciglio dell’autostrada, appena la sera prima, si trovava al bar, con il Concessionario, l’Avvocato e il Sarto. E ora che pedala tutto affannato pensa che questi del bar in qualche modo c’entrano con la Notte dei Botti. Perché i discorsi che quelli del bar facevano c’entravano… Al bar, la sera prima, si parlava dell’Afa e si attendeva la Pioggia… Anzi, il Grande Scroscio. Scriba ripensa ai discorsi della sera prima e benedice la bicicletta che lo ha tirato fuori dall’ingorgo. Ha mollato l’auto nel parcheggio dell’autogrill e ora corre veloce verso i Resistenti… i Resistenti in cima all’autostrada… Scriba ha ancora nel naso il puzzo di piscio dell’autogrill e vuole capire. Vuole capire cos’è successo la sera prima al bar e i discorsi dell’Avvocato e del Concessionario…”


 

Cercando di capire che cosa sia accaduto nella “Notte dei botti”, un’umanità slabbrata e paradossale è costretta dalle autorità nello spazio chiuso di un autogrill che diventa un girone infernale postmoderno. La scrittura visionaria di un grande autore, tra Ballard e Gadda, un romanzo profetico sulla notte della Repubblica, scritto più di trent’anni fa, che resta profetico anche mentre vediamo quelle previsioni avverarsi.

Con l’autore Biagio Cepollaro conversano Francesco Forlani e Giorgio Mastelli.

A cura di
Miraggi


 

Intervento di Giorgio Mascitelli:

La Notte dei botti si apre con la scena del protagonista che sta pedalando nella notte sull’autostrada cercando di raggiungere dei non precisati Resistenti dopo una fuga dall’autogrill. Questa scena ha una notevole potenza allegorica perché mette in luce l’enorme disproporzione di mezzi, la condizione di drastica inferiorità rispetto al Potere. Ma è anche un’immagine di disperata vitalità e di positività. Credo che dentro quest’allegoria siano riassunti i nostri anni. Quest’immagine inziale è di gusto fondamentalmente novecentesco perché trattiene in sé qualcosa dei personaggi di Beckett e di chapliniano ma nello stesso tempo si può dire che quest’immagine chiuda il Novecento, la cultura e la condizione del Novecento. La Notte dei botti esce oggi nel 2018 ma il romanzo è stato scritto alla metà degli anni ’90, il momento dell’ideazione si colloca tra il 1993 e il 1994. proprio nel momento in cui finisce, come si diceva, la prima Repubblica e soprattutto emerge “il nuovo che avanza”, come quel passaggio veniva definito. Qui viene messo in scena un colpo di stato, da cui il titolo che evoca da un lato un gusto partenopeo, dall’altro richiama immagini più cilene. Rileggendolo a distanza di venti anni devo dire che l’aspetto fondamentale de La notte dei botti è che non c’è stato nessun colpo di stato nel senso militare e politico del termine ma in qualche modo tutta una serie di determinazioni e meccanismi sociali che Biagio mette in scena sono diventati oggi la nostra quotidianità. Ad una certo punto si parla della flessibilità nell’ambito del lavoro, tale discussione viene ambientata all’interno di un centro sociale. Oggi questi scenari immaginati allora trovano la loro piena realizzazione. L’autore andava a cogliere non solo la fase che si apriva allora storicamente ma coglieva già con le antenne di un artista sensibile la frattura che chiudeva definitivamente il Novecento. Del resto ricordo che allora l’impressione che fece un partito politico che nel giro di pochi mesi fu inventato e portato alla vittoria fu grande: fu quella di un colpo di stato, che per dirla con il sociologo Paul Virilio, assumeva l’inedita  qualifica di “mediatico”. L’impressione nasceva dal constatare come il potere mediatico potesse cambiare completamente lo scenario politico, nel romanzo viene scelta la forma classica del colpo di stato ma le dinamiche messe in scena sono assolutamente quelle dell’attualità. Direi che La notte dei botti vada letto come in uno spazio intermedio tra due romanzi. Non perché vi sia un rapporto di ordine squisitamente letterario, di influenze nel senso classico. Si tratta de Le mosche del capitale di Paolo Volponi che Biagio conosceva bene, uscito nel 1989, e l’altro, di Saramago, Saggio sulla lucidità, che l’autore de La notte dei botti non poteva conoscere perché è stato scritto quasi dieci anni dopo. Nel primo caso Volponi trasfigura letterariamente la sua esperienza di dirigente industriale tra Olivetti e Fiat, convinto della funzione dell’industria a servizio della democrazia e della società, secondo l’utopia olivettiana, e racconta anche la liquidazione di questo sogno. Ciò che emerge è che non vi è alcun aspetto emancipatorio dentro la forma capitalistica. La Notte dei botti prende l’abbrivio da questo fatto. Dall’altro lato questo romanzo si può leggere in relazione al molto posteriore Saggio sulla lucidità di Saramago che mette in scena una capitale di un paese europeo in cui, in occasione delle lezioni, quasi l’intera popolazione si astiene, votando scheda bianca. Quest’astensione di massa mette in crisi il potere che reagisce con un accerchiamento della città per mettere in atto una sorta di strategia della tensione. La conseguenza di questo fallimento con cui dialoga La notte dei botti è l’arretramento, la sostanziale impoliticità di tutta la popolazione perché questa situazione non rientra più neanche nella dinamica opposizione-potere. Ed è ciò che si staglia non solo nella nostra realtà di oggi ma anche dietro l’esperienza che è stata quella de La notte dei botti. Nel romanzo la situazione non è ancora diventata questa: ci sono ancora delle aree di resistenza, consapevoli politicamente, quelle dei ragazzi del centro (il richiamo è ai centri sociali) e dall’altra parte la massa reazionaria che emerge in quegli anni e che si manifesta nel corteo degli abitanti del quartiere contro i ragazzi del centro. E si manifesta anche in una sorta di lotta del condominio dove abita lo Scriba. Qui la dinamica dei rapporti condominiali cela l’imbarbarimento dei rapporti sociali. Vi è un personaggio che esprime in modo interessante lo spaesamento in cui versa la popolazione, questo personaggio è entusiasta della notte dei botti, tale Tornabuoni. Salvo poi restare letteralmente col culo per terra… Se si leggono insieme questi tre romanzi si ha una rappresentazione progressiva delle principali dinamiche del nostro tempo.

Dal punto di vista della scrittura La notte dei botti mostra una scrittura molto ricca, molto composita. Semplificando molto ci sono due lingue, quella dei benpensanti, la lingua dei condomini, delle forze dell’ordine e dall’altro lato la lingua dei resistenti, dei giovani del Centro. Queste due lingue non hanno una funzione mimetica perché si mescolano ad una terza dimensione, più vicina all’esperienza poetica dell’autore, che è quella propria all’idioletto. E’ la lingua dello Scriba, ma anche del Narratore, considerati i veloci cambi di punto di vista della stessa narrazione. Questa terza lingua non è riconducibile a nessuna delle due e che rappresenta l’esigenza poetica di non omologazione a questo tipo di dinamica sociale. Nel romanzo ci sono dei calchi della lingua parlata ma dall’altro parte vi sino dei meccanismi di iterazione tipici della poesia, e in particolare, della poesia di Cepollaro. Ad esempio nel brano riferito al tema della flessibilità del lavoro, ricorre sistematicamente la frase “Tanto tutti faremo i neri”, oppure all’inizio, nella presentazione dello Scriba: “Ha la fissa di scrivere tutto” che, ripetuta per cinque o sei volte, presenta il personaggio. Nel complesso questa lingua si presenta come ambito di non omologazione. Il protagonista, ciclista notturno, si chiama Scriba, personaggio che compare anche nella prima trilogia poetica di cui il primo libro s’intitola proprio Scribeide uscito nel 1993. Nel romanzo i Resistenti veri e propri non sono raggiunti dallo Scriba ma ad un certo punto il personaggio raggiunge un fax per mandare messaggi. Questo è un altro livello di lettura del romanzo che si concentra sul ruolo dello scrittore, del poeta, dello Scriba, in questo tipo di dinamica sociale. Il ruolo è quello di testimonianza non cronachistica, aspetto importante perché credo che rifletta la posizione, rispetto a questa attualità, dei migliori, delle persone che si sono fatte carico eticamente di vedere le cose come stanno ma anche perché risponde all’impulso etico che attraversa tutta l’opera di Biagio. Questo impulso è analogo ad un altro poeta, caro a Biagio, che è Giuliano Mesa, con la sua figura del Tiresia, testimone etico. Di fronte all’emergere della barbarie viene opposta una sorta di ragione poetica. Lo Scriba col suo attaccamento al fax e ai messaggi che manda ai ragazzi del Centro -che non lo capiscono e anzi s’irritano-, è ciò che ci lascia oggi, come unica posizione, la letteratura. Questo non è molto, ma dati i tempi, non è poco.


Libreria universitaria

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