Introduzione di Biagio Cepollaro

Lettura e riflessioni sull’opera di Giuliano Mesa con Giorgio Mascitelli

La narrativa: Modelli di realismo e modelli di di realtà

con Giuseppe Carrara e Giorgio Mascitelli

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Tu se sai dire dillo 2018.

Apertura per Giuliano Mesa.

Con Biagio Cepollaro e Giorgio Mascitelli

8 novembre 2018 Libreria Popolare di via Tadino Milano

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Presentazione de La notte dei botti, romanzo (Miraggi ed).Giuseppe Carrara e Biagio Cepollaro. Libreria Colibrì, Milano, 5 novembre 2018

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IL PROGRAMMA

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La VII edizione di TU SE SAI DIRE DILLO si svolgerà presso la Libreria Popolare di via Tadino a Milano, tra l’8 e il 10 novembre. La rassegna è dedicata alla memoria dell’amico e poeta Giuliano Mesa.

I temi saranno, tra gli altri: La narrativa e i suoi modelli (a cura di Giorgio Mascitelli), La poesia e la sua autorialità (Giovanna Frene, Vincenzo Frungillo e Italo Testa), Dalla fucina poetica napoletana (Eugenio Lucrezi, Paola Nasti, Daniele Ventre), Per Christian Tito (a cura di Nino Iacovella), Franco Fortini (Bernardo De Luca), Italo Svevo (Giovanni Palmieri) Tradurre Ilse Aichinger e Helga Novak (Paola Quadrelli e Anna Ruchat, a cura di Giusi Drago), Rassegne a Milano (Donatella D’angelo, Francesco Ottonello), Che ne facciamo dei poveri? (Pino Tripodi) e L’Arte pittorica di Gaudenzio Ferrari (Giovanni Renzi)

 

Giovedi  8  Novembre 2018

 

18.30   Biagio Cepollaro e  Giorgio Mascitelli  leggono Giuliano Mesa

19,00 Modelli narrativi e modelli di realtà: Giuseppe Carrara Francesco Forlani  Angelo Petrella

a cura di Giorgio Mascitelli

20,00 Intervallo

20.30 Giovanna Frene Italo Testa

21,00 L’arte di Gaudenzio Ferrari a cura di Giovanni Renzi

21,30 Le rassegne: Bezzecca Lab con Donatella D’angelo

 

Venerdì  9 Novembre 2018

18.30 Che ne facciamo de poveri? a cura di Pino Tripodi

19,00 Intervallo

20,00

Il luogo delle forze, poesia e dispersione. Vincenzo Frungillo e Luciano Mazziotta

20,30 Tradurre Ilse Aichinger e Helga Novak Paola Quadrelli Anna Ruchat a cura di Giusi Drago

21,30 Per Christian Tito a cura di Nino Iacovella

 

Sabato 10 Novembre 2018

 

18,30 Le iniziative di MediumPoesia a cura di Francesco Ottonello

19,00 Dalla fucina napoletana Eugenio Lucrezi, Bamboo Blues,Nottetempo

Paola Nasti, Cronache dell’Antiterra, Oèdipus Daniele Ventre, Elegia, Oèdipus

20,00

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20,30 Franco Fortini Bernardo De Luca

21,00 Il modernismo e Zeno scrittore modernista Giovanni Palmieri

 

 

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Andrea Battistini Letteratura italiana dal 700 ad oggi, Il Mulino, 2014, pag 530

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“Ma è lavoro da fare non da soli.” Su Biagio Cepollaro

 

di Luciano Mazziotta

I testi di Biagio Cepollaro presentati in questa sede sono quasi una sintesi della sua opera: si parte con Lavoro da fare, uscito in e-book nel 2006 e per la prima volta su carta per le edizioni Dot.Com Press, e si arriva a “Il centro dell’inverno” (L’Arcolaio 2018), terzo libro della trilogia Il poema delle qualità di cui il primo è Le qualità (2008-2011), La camera verde, Roma, 2012 e il secondo La curva del giorno (2011-2014), L’arcolaio, 2014. Si tratta di una sintesi perché questi testi rappresentano l’atto iniziale – una sorta di incipit vita nova – e  quello conclusivo di un percorso che Cepollaro ha portato avanti per circa quindici anni. Nei testi di Lavoro da fare, singole parti di un poema sinfonico, l’autore mette in dialogo il sé della maturità con il sé del passato, scandendo le strofe con l’anafora di ora,  e “ingiunge” a sé stesso di dialogare con la “carcassa che ci portiamo addosso”, con il nostro scarto, immaginato allegoricamente come fosse il satiro riemerso dal fondo del mare, il recupero di uno scarto archeologico: uno scarto, sì, ma, ad ogni modo, qualcosa di prezioso e da conservare. In Al centro dell’inverno, invece Cepollaro va oltre il sé, cercando nel corpo l’unico minimo comune denominatore dell’umano. Il soggetto del poema, di questa ultima parte, così come dell’intera trilogia, è un corpo che sente, che percepisce, e che allo stesso tempo si trova in bilico tra la coscienza “che tutto è qui”, come recitava un verso del poema Le qualità, e la consapevolezza di trovarsi davanti e dentro un Occidente sempre sul punto di crollare. Significativa a tale proposito risulta anche l’impaginazione: l’unica parola in maiuscolo è Occidente, mentre incombe il minuscolo in tutto il resto del poema. Come se, anche stilisticamente, Cepollaro volesse mettere in scena la vittoria dello scarto, del minuto, della microstoria del corpo sulla macrostoria. Ci troviamo davanti ad un Occidente “maiuscolo” che appare schiacciato dalle nostre piccolezze, le quali costituiscono l’unico riscatto possibile. La pronuncia del corpo è “il sogno del ritmo”, ovvero del flusso delle cose, l’unico “antidoto buono a fare di poco/un mondo”. Il minuscolo, il minimo è l’unico antidoto per costruire un’umanità, un senso di comunanza che, per tensione filosofica e argomentativa, può ricordare La ginestra di Leopardi: siamo nulla, siamo corpo ma a partire da questo si possono costruire “altri mondi”, con la sola prerogativa che non sia opera del singolo ma di tutti i minimi corpi uniti, pur nel loro nulla, pur nell’essere tutto e solo corpo.

Le voci della luna n.71,2018

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CRITICA ITALIANA

Nel volgere di poche ore una serie di esplosioni semina il panico in città. Nel metrò e nelle strade presidiate da esercito e polizia le vittime si contano a centinaia, compresi dipendenti comunali, sindacalisti, medici e (sostiene qualcuno) lo stesso sindaco, tutti passati per le armi: è la “notte dei botti” che dà il titolo allo sconvolgente, coraggioso romanzo di Biagio Cepollaro, scritto tra il 1993 e il 1997 ma uscito soltanto quest’anno presso l’editore Miraggi. Cosa accade, allora, durante la notte dei botti? Il dominio della merce ha già raggiunto eccessi macroscopici: nonostante siano stati privatizzati addirittura l’aria e i colori, ora i nemici dello Stato sociale, dei vincoli, delle frontiere, i fanatici del “Grande Scroscio della Liquidità”, della “Grande Fiumana delle Libere Espressioni”, pretendono la resa totale della Politica e con un colpo di mano stanno per impossessarsi definitivamente della città.

Scriba, poeta-veggente che sembra rimbalzare nell’oggi da…

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Lampioni Aerei

Nell’ambito della rassegna MediumPoesia: Poesia e Contemporaneo organizzata dall’associazione LampioniAerei in collaborazione con il progetto MediumPoesia, il poeta Biagio Cepollaro legge alcune poesie dalla sua opera.

– Per leggere l’articolo dei curatori andate alla pagina http://www.mediumpoesia.com/PoesiaCon… – Per fruire dei contenuti multimediali della rassegna visitate il sito dei  collaboratori di MediumPoesia http://www.mediumpoesia.com/ alla voce del menu Rassegna poesia e contemporaneo – contenuti multimediali

manifesto

Mauro Trotta su il Manifesto, 25 agosto,2018, https://ilmanifesto.it/distopie-urbane-sullorlo-dello-sfas…/“Distopie urbane sull’orlo dello sfascio
SCAFFALE. «La notte dei botti», di Biagio Cepollaro, poeta che si cimenta con il romanzo
Forse sono solo i poeti a possedere quello sguardo che riesce a illuminare il presente e, a volte di luce nera, quello che si appresta ad arrivare. Biagio Cepollaro, napoletano, ma da tempo residente a Milano, è un poeta; tra i fondatori dell’esperienza del Gruppo 93, successivamente – e su stimolo di Nanni Balestrini – decide di cimentarsi con la forma romanzo. Nasce così, nella seconda metà degli anni Novanta, La notte dei botti, dai primi anni Duemila disponibile solo in rete sul suo sito, oggi, finalmente, diventato libro cartaceo grazie alla Miraggi edizioni (pp. 143, euro 14).

ERANO ANNI, quelli, in cui, come dice lo stesso Cepollaro nella nota posposta al testo, si annunciava «un ventennio politico che per alcuni di noi si profilava oscuramente come una notte lunga, la vera notte della Repubblica, un tunnel interminabile».
Si trattava, allora, di gettare lo sguardo in quell’abisso, utilizzando il solo strumento a disposizione del poeta, la scrittura. Ed è appunto quello che fa Cepollaro, il quale, però, la utilizza anche in una sorta di raddoppiamento. Quasi come in un gioco di specchi non è solo l’autore a scrivere il libro, ma anche il personaggio principale, non a caso chiamato lo Scriba, a registrare quello che vede ma anche i suoi sogni, i suoi incubi insieme a quelli altrui.

A un certo punto si convince di aver compreso quello che è realmente accaduto e cosa si prepara, il suo problema è comunicarlo agli altri, trovare una lingua in grado di farlo.
Il tutto mentre in bicicletta si allontana dall’autogrill dove è stato indirizzato e rinchiuso – insieme a tanti altri – dopo quella notte particolare e misteriosa, la «Notte dei Botti», in attesa di mitici accertamenti. Già, perché dopo quella notte segnata da esplosioni e boati, quella notte che alcuni chiamano della «Libera Espressione», sembra sia saltato ogni equilibrio, ogni forma di violenza si è scatenata, mentre gli elicotteri delle forze dell’ordine volteggiano, l’odio si impadronisce delle «brave persone» e si appunta contro ogni luogo antagonista, come il Centro di Nanna, Mommo, Singa o le librerie di quartiere. Alle spalle di tutto, poi, sembra ci sia un’organizzazione che vuole impadronirsi non solo del potere ma dell’intera vita, dell’intera esistenza dei cittadini.

NELLA NARRAZIONE, emergono quelle caratteristiche che segnano ancora oggi la nostra esistenza: la frammentazione del lavoro, la flessibilità, l’autosfruttamento, per cui lavori di più e guadagni di meno, ma non ti ribelli e poi contro chi vuoi ribellarti se sei convinto che sei tu il padrone di te stesso, sono tuoi i mezzi di produzione? E allora il rancore, l’odio verso l’altro, verso il diverso che è sicuramente tutta colpa sua. È una storia nuova che assomiglia tanto a quella vecchia. «Solo che questa ci vuole convinti. Ci vuole giù con la testa piegata. Non basta più il prete non basta più la mamma. Ci vuole da soli a piegare la testa. Anzi ci vuole contenti di piegare la testa».
E se nel sogno dello Scriba arriveranno i Resistenti sui loro cavalli, quei mitici Resistenti che pare si siano radunati alla fine dell’autostrada dove lui si sta dirigendo pedalando senza sosta, nel suo incubo il mondo non ha più l’orizzonte.

Biagio Cepollaro, insomma, ha raccontato vent’anni fa una storia che continua a riguardare tutti e che, anzi, col passare del tempo sembra aver acquisito ancora più forza.
Il tutto con una scrittura davvero particolare e poetica, ricca di simboli e di anafore. E di allitterazioni indimenticabili come: «Perché s’imboscano l’abbondanza». E alla fine il lettore può anche ritrovarsi come il Sadri che, leggendo i versi che lo Scriba manda continuamente non sa «se c’è un codice o sono le solite minchiate dei poeti».