Archivio degli articoli con tag: vincenzo frungillo

Una sorta di rubrica che sto curando per il blog Nazione indiana ha l’obiettivo di suggerire delle auto-antologie poetiche. Il poeta viene invitato a ripercorrere il tragitto compiuto e a riflettere su questo percorso dedicando a ciò una pagina di annotazioni. E’ l’autore stesso che scrive la sua storia e l’intervento dall’esterno è ridotto al minimo. Questa richiesta di riflessione necessaria all’auto-presentazione  mi pare che vada in direzione opposta al flusso della rete che per sua natura tenderebbe a non coagulare, fermare, riflettere ma, al contrario, a costituire un continuum di informazioni senza soluzioni di continuità.

Queste auto-antologie vorrebbero opporsi a questa dispersione o disseminazione più o meno euforica che la rete sembra esprimere. Spero che in questo modo si possa dare un’idea della produzione di poeti giunti ad una prima piena maturità letteraria. Questa iniziativa vuole contribuire, in questo caso solo sulla rete, ad offrire un rallentamento riflessivo, in parte correttivo, alla tendenza entropica della diffusione attuale della poesia.

Fin qui sono stati invitati Francesco Tomada, Vincenzo Frungillo, Francesco Filìa, Viola Amarelli, Eugenio Lucrezi, Renata Morresi , Gianni Montieri e, a breve, apparirà l’auto antologia di Italo Testa. Questo è anche un modo, sia pure in minima parte, di restituire alla poesia quella funzione riflessiva, intellettuale e critica che per lo più in questi anni, forse per troppa ricchezza di offerta creativa, sembrerebbe quasi perduta.

2018

Annunci

La poesia di Elio Pagliarani

Intervengono Biagio Cepollaro, Andrea Donaera e Vincenzo Frungillo

Perché i poeti?

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro

16 novembre 2017, Bezzecca Lab, Milano

Biagio Cepollaro

A proposito delle auto-antologie per il blog Nazione indiana

2016

Una sorta di rubrica che sto curando per il blog Nazione indiana ha l’obiettivo di suggerire delle auto-antologie poetiche. Il poeta viene invitato a ripercorrere il tragitto compiuto e a riflettere su questo percorso dedicando a ciò una pagina di annotazioni. E’ l’autore stesso che scrive la sua storia e l’intervento dall’esterno è ridotto al minimo. Questa richiesta di riflessione necessaria all’auto-presentazione in mi pare che vada in direzione opposta al flusso della rete che per sua natura tenderebbe a non coagulare, fermare, riflettere ma, al contrario, a costituire un continuum di informazioni senza soluzioni di continuità.

Queste auto-antologie vorrebbero opporsi a questa dispersione o disseminazione più o meno euforica che la rete sembra esprimere. Spero che in questo modo si possa dare un’idea della produzione di poeti giunti ad una prima piena maturità letteraria. Questa iniziativa vuole contribuire, in questo caso solo sulla rete, ad offrire un rallentamento riflessivo, in parte correttivo, alla tendenza entropica della diffusione attuale della poesia.

Fin qui vi sono state due proposte di auto-antologia: quella di Francesco Tomada che si può leggere qui  e di Vincenzo Frungillo che si può trovare qui, in seguito altri saranno invitati a soffermarsi sul loro percorso. Questo è anche un modo, sia pure in minima parte, di restituire alla poesia quella funzione riflessiva, intellettuale e critica che per lo più in questi anni, forse per troppa ricchezza di offerta creativa, sembrerebbe quasi perduta.

Biagio Cepollaro

Proposte di lettura

Il percorso di Vincenzo Frungillo

2016

Vincenzo Frungillo è un autore ormai giunto a maturità letteraria e poetica. Il suo percorso è molto riconoscibile. Ciò che mi ha soprattutto colpito del suo lavoro è il talento nel creare dei personaggi  “con la poesia”, il talento di costruire una narrazione drammaturgica, teatrale, ma anche di fare della vera e propria poesia epica a partire da personaggi appartenenti al “registro basso”. E’ come se lui avesse uno sguardo antico rivolto sul presente per illuminarlo. Il suo riferimento a “La ragazza Carla” di Elio Pagliarani è esplicito ed è evidente. Solo che nel suo modo di poetare  è del tutto assente quella componente neo-crepuscolare che il Maestro di Viserba mediava con lo straniamento e con il montaggio brechtiano. Anzi, il movimento di Frungillo è verso la nuda presentazione del personaggio che diventa occasione di riflessione filosofica più che di connessione empatica. Sull’impianto epico o teatrale, il poeta napoletano innesta il suo pensiero. Tale pensiero risulta perfettamente “implementato” nel tessuto poetico, evolvendosi e muovendosi in modo imprevedibile, rifuggendo da qualsiasi riconoscibilità di tesi, di facile riduzione contenutistica. L’ambiguità semantica, propria al discorso poetico, apre le possibilità del pensiero andandosi ad annidare nel cuore delle sequenze logiche, non come un disturbo ma come un potenziamento offerto dall’enigma.

Vi sono ormai tre opere che consolidano questo percorso che va decisamente verso l’abbandono della soggettività  lirica, romantica e crepuscolare: si tratta di una soggettività che si proietta all’esterno in situazioni molto connotate storicamente e sociologicamente. Dove ci sono delle soggettività queste si muovono sempre in contesti determinati e precisi. Nella prima opera che va in questa direzione, Ogni cinque bracciate. Poema in cinque canti, Le Lettere, 2009, vi è il vincolo metrico, anche come tributo all’interesse proprio degli anni ’90 per una rinascente interpretazione della metrica. Solo che qui i legami imposti dalla rima e dalla misura del verso diventano essi stessi allegoria della condizione asservita della protagonista Ute, giovane ginnasta del vecchio Est europeo. In questo caso il metricismo non sostiene più un programma fondamentalmente manierista e nichilista ma si capovolge in potente resa formale del tema affrontato. Il virtuosismo dell’ottava è ginnastica versale che si avvita su se stessa come la vita della protagonista. La giovane Ute è costretta per ragioni di propaganda politica ad allenarsi e a rovinarsi la salute per poter primeggiare ad ogni costo, privandosi di ogni elementare diritto.

Il problema del potere è dominante nella produzione di Frungillo. Il potere che può essere totalitario se è esercitato dallo stato, interpersonale se è dell’azienda o privato se è all’interno della coppia. Tutti i livelli vengono indagati con la precisione di una personale microfisica del potere.

Ne Il cane di Pavlov. Resoconto di una perizia, edizioni d’If, 2013, il lavoro, più libero da vincoli metrici, mette in scena proprio la letteralizzazione del legame e del legarsi. Appare quella che era stata la dialettica servo-padrone in chiave comportamentista: l’esperimento di Pavlov sulle fasi del condizionamento assurge a modello non solo di una privata deviazione della libìdo ma anche dell’intera “educazione sentimentale” contemporanea che sembra aver introiettato le logiche sociali all’interno della sfera privata. La relazione sado-masochistica  diventa una chiave di lettura dei rapporti aziendali: è questo il punto di maggiore vicinanza con il Pagliarani de La ragazza Carla.

L’opera più recente, Le pause della serie evolutiva, Oédipus edizioni, 2016, riguarda, tra l’altro, una più generale e fondante riflessione sul ruolo che il linguaggio ha nella vita degli esseri umani e sulla misteriosa “mancanza” che caratterizza ogni esistenza. Vi sono riferimenti anche espliciti a poeti, come Celan e a filosofi come Heidegger.

Alcuni versi tratti dalle tre opere considerate:

 

Ute sa di essere la più brava e s’allena,

senza sosta, tre ore al mattino e tre ore la sera,

il suo corpo cresce, s’adegua alla lena

e muta coi giorni la forma che era

esile e ossuta sotto il biondo pallido della pena

ma non scompare sotto agli occhi la cera

tesa di una bambina che brucia lenta

quando è sola, guarda chi chiacchiera e non s’allena.

(da Ogni cinque bracciate. Poema in cinque canti, Le Lettere, 2009)

 

Se le donne sono paragonate alle oche,

direzionate negli affetti, portate lontano

dalla faglia di natura che l’ha generate,

allora gli uomini sono come i cani,

addestrati per stimolo e risposta,

e un capo può condizionarli,

guidarli nella discussione,

esacerbarli gli uni contro gli altri,

o tenerli insieme, i maschi,

farli sentire parte di un organismo

senza distinzione – l’azienda,

il mostro senza testa.

(da Il cane di Pavlov. Resoconto di una perizia, edizioni d’If, 2013)

 

Meccanica pesante

 

Bisognerebbe scrivere un galateo dei silenzi,

sottolineare che ce ne sono di diversi,

dai più bassi e volgari ai più alti e religiosi,

che i due estremi si toccano, si tengono insieme,

che in questa tangenza rientra ogni nostra forma.

Eppure la nostra natura è fatta di parole,

la nostra natura è tradire, spostare l’ombra,

risanare ogni volta l’assenza che ci forma.

(…)

Heidegger rimase scosso da tanta innocenza.

Ripeto la formula, una semplice equazione:

non si afferra ciò che ci precede.

E allora si pone sulla bilancia la propria vita,

e la propria morte, chi tenga in equilibrio il tutto

non si conosce. La chiamo meccanica pesante

questo stare fermi a guardare il sistema di leve

in cui siamo entrati senza far rumore

(da Le pause della serie evolutiva, Oédipus edizioni, 2016)

TU SE SAI DIRE DILLO

Quarta edizione

 cop

 

17-18-19 settembre 2015

Galleria Ostrakon

via Pastrengo 15, Milano

 

La rassegna Tu se sai dire dillo, ideata da Biagio Cepollaro e giunta alla quarta edizione, è dedicata alla memoria del poeta Giuliano  Mesa, scomparso nel 2011.

A leggere le sue poesie, oltre a Biagio Cepollaro, vi sarà anche Andrea Inglese.  Quest’anno i temi saranno: l’esperienza di Milanopoesia (1983-1992) raccontata da Eugenio Gazzola e da alcuni protagonisti come l’artista William Xerra, la poetessa Giulia Niccolai e dall’organizzatore Mario Giusti; il festival dei nostri anni  Bologna In Lettere a cura di Enzo Campi ; l’Artventure parigina di Lucio Fontana ricostruita da Jacopo Galimberti, l’opera elettronica di Giovanni Cospito eseguita al Teatro Verdi, situato proprio di fronte allo Spazio Ostrakon.

E ancora avranno spazi dedicati: la figura unica diventata leggenda del poeta-operaio Luigi Di Ruscio tratteggiata da Christian Tito; la nascita del blog  Perigeion e i poeti Massimiliano Damaggio, Antonio Devicienti, Nino Iacovella, Gianni Montieri , presentati da Francesco Tomada, e infine, la poesia di Nadia Agustoni, Giusi Drago, Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Italo Testa e la prosa di Giorgio Mascitelli.

17 Settembre, Giovedì

 

ore 18.00

 Biagio Cepollaro e Andrea Inglese leggono Giuliano Mesa

ore 18.30

 L’artventure parigina di Lucio Fontana a cura di Jacopo Galimberti

ore 19.30

Le poesie di:

Nadia Agustoni

Giusi Drago

Francesco Forlani

Vincenzo Frungillo

Italo Testa

 

I racconti di :

Giorgio Mascitelli

ore 20.30

Intervallo

ore 21.00  Il pubblico è invitato a spostarsi al Teatro Verdi, di fronte allo Spazio Ostrakon

Opera elettronica di Giovanni Cospito su testi di Biagio Cepollaro

 

 

18 Settembre, Venerdì

ore 18.00

Gli anni di Milanopoesia

a cura di Eugenio Gazzola

 

Saranno presenti:William Xerra, Giulia Niccolai, Mario Giusti

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

 

Lettere dal mondo offeso: per Luigi Di Ruscio

a cura di Christian Tito

 

Letture dal romanzo epistolare

Proiezione video

Testimonianze

 

19 Settembre, Sabato

ore 18.00

Perigeion e i poeti

a cura di Francesco Tomada

 

Massimiliano Damaggio

Antonio Devicienti

Nino Iacovella

Gianni Montieri

Francesco Tomada

 

ore 19.30

Intervallo

ore 20.00

Il presente di Bologna in Lettere

a cura di Enzo Campi

“Agit-prop-poetry”, un intervento di Enzo Campi

“Sistemi d’Attrazione”, proiezione di un video montato con i materiali della terza edizione del Festival Bologna in Lettere

“Sì, si può”, recital multimediale con Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Enea Roversi, Jacopo Ninni, Mario Sboarina, Enzo Campi

 

 

 

L’immagine in copertina è di Biagio Cepollaro, Predella-Dittico, dipinto su due pannelli. Tecnica mista su mdf, cm 80 x 50 complessivi,2009.Coll privata, Milano

Da Carteggi letterari, 9 febbraio 2015

 

In questo nuovo libro Biagio Cepollaro, La curva del giorno, continua il lungo poema iniziato con Le qualità. Anche in questo testo il corpo è il centro propulsore del dettato poetico tanto da formare un poema privo di cornice, privo di un apparente schermo protettivo dall’esterno. Il nucleo tematico del poema, anzi, è ancora un volta la stessa relazione con l’esterno. Per questo possiamo anche parlare di poesia ecologica, nel senso etimologico del termine che indica un movimento di ricollocazione nel proprio ambiente. Per fare ciò la voce del poeta si affida alle percezioni (nel senso di aisthesis) del corpo. Qui il corpo torna ad essere il mezzo, non nel senso biologico della funzione. Non parliamo di un’eziologia, non esiste appunto un occhio esterno che osservi i fenomeni. Qui il corpo è già sempre tramite con l’esterno. In questo possiamo intravedere lo spirito epicureo del poema che già ispirava Le qualità. In tutto il poema di Cepollaro non c’è il primato della ragione o del logos sulla natura, tra loro esiste semmai una relazione problematica. Questa è la forza del libro. Se la poesia lirica, come è noto, si fonda sullo sguardo, e quindi sulle idee e su una consequenziale metafisica razionalistica (ricordiamo che la radice del termine idea proviene da idein ossia vedere), qui non esiste una senso privilegiato rispetto ad altri. Se riflettiamo sulla metafora del bosco, che occupa l’intero poema, a partire dal titolo del prologo Attraversare il bosco, possiamo insistere sulla relazione con la lirica. L’opera simbolo della lirica moderna I fiori del male di C. Baudelaire è spesso interpretata attraverso un testo arcinoto, Corrispondenze, in cui il poeta francese scrive: E’ un tempio la Natura, dove a volte parole/ escono confuse da viventi pilastri;/ e l’uomo l’attraversa tra foreste di simboli/ che gli lanciano occhiate familiari (trad. G. Montesano). Anche qui si attraversa un bosco, ma le cose si presentano come simboli da interpretare. Nel verso che chiude la prima quartina il senso privilegiato è lo sguardo (gli lanciano occhiate familiari). C’è “una corrispondenza” tra l’io e gli oggetti che muove dagli occhi, ed è tramite questi che gli oggetti vengono interpretati. In Cepollaro l’attraversamento del bosco è una relazione tra corpi in cui cessa lo schermo della rappresentazione lirica. Il poeta è ridotto a corpo tra altri corpi e non appartiene più all’Io lo spazio della presenza, proprio perché “il corpo è oltre l’io”, così come è scritto in una delle poesie del volume. Ci muoviamo in uno spazio orizzontale, sul piano della presenza creaturale delle cose. Ogni lassa inizia non a caso con la parola “corpo”, che ribadisce il mettersi in disarmo di fronte ai fenomeni. Nel poema di Cepollaro, come vedremo, questa ripetizione non è per niente un espediente letterario, è un’acquisizione profonda e meditata.

Se risaliamo alla tradizione presocratica, ancora prima della divisione di anima e corpo, e torniamo per un attimo al poema omerico, notiamo che la parola corpo compare di rado come soma, che, come ci insegna Bruno Snell, indica “il corpo privo di vita”, privo di soffio, il “cadavere”. Il corpo è più spesso indicato con “insieme di membra”, “statura, “contenitore”, “pelle” etc. Questi sono termini che definiscono lo spazio che testimonia una presenza. Ciò accade perché il corpo da solo non esiste, esso è sempre in una condizione dinamica, di relazione potenziale con l’esterno (anche se in Omero questa relazione ha sempre un valore agonico). Un altro studioso, Onians, ci dice addirittura che nel poema omerico la parola corpo dovrebbe essere sostituita con la parola thymos, che deriva dal sanscrito dhūmas, poi in latino fumus, «respiro». Ora Cepollaro scrive in una lassa del prologo: mentre il corpo galleggia/ sul suo respiro. Anche in questo poema quindi il corpo è sempre tra gli altri corpi in un rapporto osmotico con l’esterno. Altrimenti sarebbe soma, corpo morto. Il confine tracciato dal poema di Cepollaro è invece una faglia di interiezione tra fenomeni naturali e culturali. Il poema si apre con questi versi:

 

occorre stabilire i confini del corpo: anche una casa

con le sue camere e le sue funzioni è una guaina

e aderisce ai suoi moti.

 

Lo spazio del corpo è dato da quanto noi riusciamo a trattenere nel fiato, a riprodurre nel verso. Le cose omesse costringono ad un allontanamento. Bisogna saper calibrare il proprio mondo. La reiterazione della parola corpo ad incipit di ogni verso è come se obbligasse il poeta ad un compito: trovare il proprio spazio, la propria misura, non disperdere energia, non perdere fiato. Così come l’etica epicurea ci insegna.  Leggiamo ancora dal testo:

 

occorre stabilire i confini del silenzio non rispondere sempre

non sempre essere informati fare in modo che ogni parola

sia pleonasmo a fronte di ciò che già c’è. non dicendo

di sé ma dando voce alle spalle alla schiena curva dell’intuizione

che ha percorso tutta la stanza trafiggendo in uno i molti pensieri

occorre che ogni parola distillata sia essa stessa una guardia

di frontiera che vigili insonne i confini dall’alba al tramonto

con gli occhi rivolti al silenzio sia la sua unica verità corporale

 

La misura dettata dal corpo e dalla sua legge non è passiva accettazione dell’istinto, è invece anch’esso uno sforzo. Il respiro, che nel poema di Cepollaro è tradotto in misura metrica perfetta, deve trovare con forza e precisione la propria forma. Se fosse mero istinto sarebbe accettazione dell’indistinto, del si dice o del si muore. Nel De rerum natura di Lucrezio -allievo di Epicuro- il clinamen è la deviazione dalla caduta degli atomi, è la faglia che costituisce la natura umana, che gli permette di sentire e di parlare. Scrive Lucrezio: “Ma che la mente stessa in ogni/ sua iniziativa non segua una necessità insita in lei,/ né come domata sia costretta a sopportare e a patire,/ deriva da quella esigua inclinazione dei corpi primordiali/ che si produce in un punto dello spazio e in un momento indeterminati”. Senza la differenza di un corpo senziente, nel senso della percezione estetica, l’uomo sarebbe una specie come le altre, confuso nella caduta libera degli atomi. Cepollaro si ricollega a questa verità in una fase post-umana e post-ideologica della nostra Storia. Scrive su questo una mirabile lassa:

 

il corpo nel verso si sottrae al senso

stabilito e si muove come se non vi fosse

argine e direzione: è luogo questo

dove sembra fermarsi il potere

tale è l’impatto del singolo corpo

che di sé nella lingua fa allegoria

 

Restando tra le cose si riesce a salvare la differenza e l’inciampo che ogni corpo porta con sé. E Biagio lo fa con un dettato apparentemente semplice e lineare, lì dove la versificazione asseconda il respiro. La misura e il respiro permettono al corpo di essere qualcosa di nostro e di mostrarlo nello spazio come dono. La poesia è allora esperienza del confine, ma è anche presenza nello spazio della condivisione. Qui c’è il portato profondamente etico dell’opera di Cepollaro. “Occorre lasciar passare da quei confini la notte/ e lasciar mescolare i corpi perché parlino tra loro”.  Questo è il nucleo della seconda parte del poema La luce dell’immanenza. Il tempo, che è per eccellenza il tema della poesia lirica, si misura ora con lo spazio imposto dalla dinamica del corpo.  Questa poesia chiede di essere condivisa, in quanto è espressione stessa della vita (bios) del poeta. Se in questa prospettiva la solitudine non esiste, essa è da considerare come condizione dell’ascolto degli altri, ma ancora prima del silenzio da cui ogni verso e ogni nostra forma proviene:

 

il corpo distende sotto ai suoi piedi il pezzo di terra

che limita il presente: sa che al di là di questo cerchio

si diffonde l’incerto non solo della cometa e dei suoi

incontri ma anche della replicazione cellulare e delle

movenze benevole o tragiche della statistica

dentro il cerchio su cui poggia il corpo respira

e cerca di fare del tempo e dello spazio una cosa sola

 

Questa meravigliosa lassa contiene il nucleo stesso del poema. In particolare il verso finale ci indica il tentativo di far coincidere il tempo (metrico, cronologico) con lo spazio. Ricollocarsi appunto. Un’altra lassa recita:

 

non dicendo

di sé ma dando voce alle spalle alla schiena curva dell’intuizione

che ha percorso tutta la stanza trafiggendo in uno i molti pensieri

occorre che ogni parola distillata sia essa stessa una guardia

di frontiera che vigili insonne i confini dall’alba al tramonto

con gli occhi rivolti al silenzio sia la sua unica verità corporale

 

Il ritorno all’elemento creaturale non è quindi un ingenuo ritorno alla natura. Cepollare non fa un salto oltre il razionalismo, oltre la complessità del postmoderno, per ritornare alla vita semplice della natura. Qui non c’è nessuna fuga roussoiana. Con un bellissimo verso Biagio sentenzia:

 

anche la pace senza un volere non vuole

dire niente

 

Ricordandoci la hybris che è propria della nostra cultura. Il rapporto osmotico con l’esterno, sia quello mondano con gli altri corpi che quello originario con il silenzio, deve fare i conti sempre con una forza che induce alla dispersione. Il movimento di conservazione dello spazio si relazione sempre con un movimento opposto.

 

il corpo sembra fatto per ripetere l’accumulo e la felice

dispersione è palmo che raccoglie all’inverosimile e

palmo che disperde allargando le dita e aprendo finestre

il suo godimento funziona come il doppio ritmo

del respiro e del cuore è un muoversi e uno stare

è uno stringere ed un allargare: è sempre entrare e uscire

 

Cosicché ogni pieno si posiziona grazie ad un vuoto, che si palesa nella parola, ed ogni verso è la cucitura della luce e dell’ombra, della conservazione e della dispersione: “la meta condivisa è quel pieno che ti svuota” scrive Cepollaro. Ed è proprio il vuoto, con la sua alacrità, ad occupare la terza parte del poema (L’alacrità del vuoto). La dinamica del corpo che si concentra sul respiro per dare misura allo spazio, deve a sua volta tenere conto della forza contraria che tende alla dispersione degli atomi. Questa legge universale riguarda tutti i corpi, non solo quelli della nostra biosfera. Così nel poema, dall’attraversamento del bosco iniziale, passiamo all’immagine astronomica di una meccanica celeste.

 

il corpo nella sua navigazione provvede per quel che può

a fronteggiare l’incerto mentre ai suoi lati l’agitazione prende

i passanti e anche gli amici ognuno incastrato nella situazione

che lo dipinge: i racconti sono dell’esser presi e costretti

invece per lui davanti ad ogni passo spesso ritorna il vuoto

che permette con l’assenza di nomi il suo moto: c’è cielo

 

La resistenza al vuoto, che ci porta a ruotare intorno ad un altro corpo (altrimenti, ricordiamo, saremmo soma), è compresa a sua volta in una dinamica maggiore. Il nostro nucleo è frutto di una reazione, ma anche di una relazione, col nucleo di corpi dalla massa maggiore. Questo è ciò che solitamente si definisce legge gravitazionale. Dalla gravitazione terrestre, che stabilisce l’attrazione e la repulsione di ogni corpo, si passa a quella celeste. Tutto è regolato da una dinamica superiore che noi dobbiamo assecondare. Grazie al moto di rotazione e di rivoluzione della terra siamo compresi nell’alternarsi del giorno e della notte, e delle stagioni.

 

il corpo nel verso si distende: il suo dire

incede di piede in piede di accento

in accento verso un suo luogo che andando

chiarisce. poi si volta tornando a capo

per mostrare il raccolto: intorno vede

la curva del giorno come sua misura

 

invito Biagio Cepollaro

Da sinistra: Biagio Cepollaro e Giuliano Mesa

Da sinistra: Biagio Cepollaro e Giuliano Mesa

TU SE SAI DIRE DILLO

Terza edizione
18-19-20 settembre 2014
Galleria Ostrakon
via Pastrengo 15, Milano

 

La Galleria Ostrakon ospita, tra il 18 e il 20 settembre 2014, la terza edizione della rassegna Tu se sai dire dillo,dedicata alla memoria del poeta Giuliano Mesa (1957-2011) e ideata da Biagio Cepollaro. Anche quest’anno l’attenzione è rivolta a poeti importanti e radicali del ‘900 ancora poco conosciuti come Gianni Toti (1924-2007), tra l’altro pioniere della video poesia in Italia di cui viene presentata per la prima volta l’intera opera in versi curata da Daniele Poletti; Emilio Villa (1914-2003), precursore delle neoavanguardie,in nome del quale si sono svolte nel corso dell’anno molte iniziative promosse da Enzo Campi, a partire proprio dalla galleria Ostrakon, e Paola Febbraro (1956-2008), poetessa prematuramente scomparsa intorno alla cui opera parleranno Anna Maria Farabbi ,Viola Amarelli e Giusi Drago. Ad arricchire il programma vi è la presentazione dell’ambizioso progetto Phonodia, curato da Alessandro Mistrorigo della Ca’ Foscari di Venezia, relativo ad un archivio di voci di poeti di tutto il mondo. Infine sulla questione della critica letteraria oggi verterà una conversazione tra Luigi Bosco e Lorenzo Mari, redattori del blog In realtà, la poesia, e Luciano Mazziotta.

18 Settembre, Giovedì

ore 19.00

Biagio Cepollaro legge Giuliano Mesa

Buffet e aperitivo

ore 21.00

Gianni Toti e la Casa Totiana
a cura di Daniele Poletti e con la collaborazione della Casa Totiana

Invitati e interventi:
Daniele Poletti, Ermanno Moretti, Daniele Bellomi, Pia Abelli Toti, Dome Bulfaro,

Giovanni Anceschi, Pier Luigi Ferro, Raffaele Perrotta, Giacomo Verde, Giacomo Cerrai

Pia Abelli Toti parlerà della Casa Totiana e di Gianni Toti.

Daniele Poletti e Ermanno Moretti presenteranno [dia•foria e il libro TOTILOGIA

E’ la prima antologia completa dell’opera poetica di Toti, corredata da interventi critici, creativi e da un inedito.
Il libro è stato pubblicato, con il sostegno de La Casa Totiana, da [dia•foria, edizioni Cinquemarzo.

Giacomo Verde presenterà il video Fine Fine Millennio, che partecipò all’UTAPE del 1987, con Gianni Toti in giuria

Proiezione di 2/4, video di Gianni Toti

 

19 Settembre, Venerdì

ore 19.00

La critica letteraria: In realtà, la poesia

Luigi Bosco e Lorenzo Mari dialogano con Luciano Mazziotta.

Sono invitati:

Francesco Forlani, Vincenzo Frungillo, Andrea Inglese, Giorgio Mascitelli, Luigi Metropoli, Davide Racca, Italo Testa, Pino Tripodi

 

 

Buffet e aperitivo

 

ore 21.00

Progetto PHONODIA Ca’ Foscari di Venezia

a cura di Alessandro Mistrorigo

 

 

20 Settembre, Sabato

ore 19.00

La poesia di Paola Febbraro
a cura di Giusi Drago

Intervengono:
Viola Amarelli e Anna Maria Farabbi

 

Buffet e aperitivo

 

ore 21.00

Un anno per Villa
a cura di Enzo Campi

“Il Clandestino”, video-intervento di Stelio Maria Martini su Emilio Villa

Saranno presenti alcuni degli autori che hanno collaborato alle imprese editoriali e performative del progetto Parabol(ich)e dell’ultimo giorno, Dot.Com Press – Le Voci della Luna.
Il libro raccoglie, oltre ai testi villiani, contributi critici e operazioni verbovisive di:

Daniele Bellomi, Dome Bulfaro,
Giovanni Campi, Biagio Cepollaro, Tiziana Cera Rosco,
Andrea Cortellessa, Enrico De Lea,
Gerardo de Stefano, Marco Ercolani, Flavio Ermini,
Ivan Fassio, Rita R. Florit, Giovanna Frene,
Gian Paolo Guerini, Gian Ruggero Manzoni,
Francesco Marotta, Giorgio Moio,
Silvia Molesini, Renata Morresi, Giulia Niccolai,
Jacopo Ninni, Michele Ortore, Fabio Pedone,
Daniele Poletti, Davide Racca, Daniele Ventre,
Lello Voce, Giuseppe Zuccarino, Enzo Campi

 

 

Qui un video a cura di Diaforia e di Daniele Poletti dedicato alla serata che ha visto protagonista la figura di Gianni Toti. Le riprese riguardano anche altri momenti della rassegna.