Archivio degli articoli con tag: Renata Morresi

Una sorta di rubrica che sto curando per il blog Nazione indiana ha l’obiettivo di suggerire delle auto-antologie poetiche. Il poeta viene invitato a ripercorrere il tragitto compiuto e a riflettere su questo percorso dedicando a ciò una pagina di annotazioni. E’ l’autore stesso che scrive la sua storia e l’intervento dall’esterno è ridotto al minimo. Questa richiesta di riflessione necessaria all’auto-presentazione  mi pare che vada in direzione opposta al flusso della rete che per sua natura tenderebbe a non coagulare, fermare, riflettere ma, al contrario, a costituire un continuum di informazioni senza soluzioni di continuità.

Queste auto-antologie vorrebbero opporsi a questa dispersione o disseminazione più o meno euforica che la rete sembra esprimere. Spero che in questo modo si possa dare un’idea della produzione di poeti giunti ad una prima piena maturità letteraria. Questa iniziativa vuole contribuire, in questo caso solo sulla rete, ad offrire un rallentamento riflessivo, in parte correttivo, alla tendenza entropica della diffusione attuale della poesia.

Fin qui sono stati invitati Francesco Tomada, Vincenzo Frungillo, Francesco Filìa, Viola Amarelli, Eugenio Lucrezi, Renata Morresi , Gianni Montieri e, a breve, apparirà l’auto antologia di Italo Testa. Questo è anche un modo, sia pure in minima parte, di restituire alla poesia quella funzione riflessiva, intellettuale e critica che per lo più in questi anni, forse per troppa ricchezza di offerta creativa, sembrerebbe quasi perduta.

2018

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Renata Morresi

Proposta di lettura di Biagio Cepollaro

(2016)


 

Una micro(auto)antologia

 

[da Cuore comune, peQuod 2010]

Ecografia

Venire a persona –

succede quando una incontro a

una sbatte e sfrega

e fa il suono suo

l’impronta in cui sa di accadere.

 

Quasi essere tutta una orecchia

una cava che amplifica gli echi,

gli attriti, distingue rintocchi

 

quasi a trasmettere

un alfabeto morse

di unghie e di nocche.

 

Pare che persona non comincia

fino a che non cominci a contare

lo spazio battuto da un’altra

e diventi contare il minuto,

il passo già umano sul monitor.

 

Dunque si esiste così,

come per ritmo e richiamo.

 

*

 

Mare alto

L’arrivo

 

Il metodo dell’arrivo

è una ragazza

che ci affida il nostro numero.

 

 

Il campeggio

 

Sulla mente della montagna batte

la base militare. È una luce blu la sua

sapienza di farsi controllo.

 

Dritto davanti il mare, fa un muro,

dal centro della vita si leva, richiude.

Sul fianco della montagna il campeggio

 

dieci per dieci ettari di colonia

è senza pelle la mattina, grata

di condannati e gogna dell’imbelle.

 

Di sera dopo le dieci si prega

di non lavare più i denti, le pentole.

Rimarrò nella tenda, tra le stelle.

 

 

 

La baita

 

La casa ha 3 stanze,

la tesi di vacanza è la veranda

che funziona d’antimondo.

 

 

 

Campeggiatori

 

Intorno brulica l’attività

segreta della specie, occultata

in un cocciare di stoviglie schiuse.

 

 

Ciabatte

 

Ciabatte sparse fuori dalla tenda

né da uomo né da donna. Ciabatte

umane, buone al viaggio verso Marte.

 

 

Posizione

 

C’è una tenda verde così alta da starci

in piedi e due amache messe a fianco

a strisce rosse e azzurre dove non ho

 

mai visto nessuno dondolare, stare

in piedi. La posizione orizzontale

sul mare ci livella frontali al cielo

 

increspature in superficie, miracolo

del morto contro tesi darwiniane,

muscolo a medusa, cuore di derive.

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