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TU SE SAI DIRE DILLO

V edizione

Milano, Spazio Ostrakon e Bioforme, 21, 22 e 23 ottobre 2016.

Via Aosta,2 (MM5 Cenisio)

VENERDI’ 21 OTTOBRE ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli. 

Le poete e i poeti (7) : Daniele Ventre. Con una lettura di Eugenio Lucrezi

(Da Elegia 2.0)

Ecco perché d’una vita paretica resti ragione,

saldo di conto virtuale, eco di morbilità

d’economie. Tu dei vizi degli uomini contabilizzi

il decomposto interesse e se ne accreditano

spogliarelliste moldave e speculatori di borsa

e baciapile col mitra abbacinati al jihad.

Tu ci costringi nei porti di Siria e ai confini del nulla

ombre di russi e iraniani e la conquista dal west:

non si contentano infine dell’ultima speculazione

sugli interessi e sui pigs che ci si indebitano.

Tu ci riaccrediti in conto il reattore e il nucleo in camicia

del principato di Kiev e la bolletta del gas:

l’utilità poco chiara di quel che depositi al giorno

l’ombra che i pegni del banco ora disseminano

sulla moneta e l’impero sull’ammonimento e lo spreco

sulla Giunone a tre seni e la ragione del freak.

Certo l’Egeo non è stato mai ricco e Micene è caduta

dopo le guerre del bronzo –e se ne numerano

le tavolette bruciate con i documenti d’archivio

a registrare in default l’ultima passività

e lo sapevano i traders all’epoca –vele pirata

fra la Sicilia e il Levante e Singapore e Wall Street.

Tutti in Egitto a cercare fortuna –era il senso del tempo

perso sul delta in un tour scomodo d’eternità

verso la terra promessa e non mantenuta davvero

e non tenuta granché nella follia dei mullah.

Ecco perché d’una vita falotica resti misura,

saldo di conto virtuale, eco di fragilità

e di anomie. Tu dei vizi di forma alle norme dei vezzi

stringi nei nodi scorsoi fiocchi e lustrini e bijoux

–slacci le gonne d’argento alle danze delle cubiste

scatti fra stroboscopie di pulsazioni in refrain

–offri finzioni di specchi ai nativi e il piombo ai morenti

–i mandarini al declino ori ne accreditano.

 

truismi II (da Forme chiuse)

perché in fondo non ci metto niente
a dirvi che il letto è sfatto
e che le parestesie di notte ti svegliano
e le case si dipanano in Abbau
lungo le periferie suburbane
che il pagamento è pronto cash
e il supermercato disperso
fra le fila delle periferie suburbane
è l’unico punto di incontro
per l’umano commercial-degradato
e potrei continuare per ore
ricordandovi che la chiesetta
con il crocifisso in vetroceramica
aperto sul muro da condominio
pitturato con vernici al quarzo
è piuttosto bruttina e che poi
tutto quanto va sempre alla stessa
maniera che si abusa perché poi
questa sarà pure la descrizione
del gran paese e la vita pirata
col gran pavese e il pavesino
e i surgelati lasciati a scongelare
saranno buoni senz’altro
ma per quelli ci sono altre cucine
e poi potrei continuare per ore
a dirvi che le strade coi muri
chiusi a livello del marciapiede
e le finestre tutte uguali
sono in definitiva poco accoglienti
potrei continuare per ore
col dirvi quanto il trading
la tradizione il cash e il casco
integrale e il nudo integrale
delle modelle e il re nudo
e il tronista e la sciampista
e la fabbrica di passamaneria
e andiamo e andiamo pure
e torniamo e torniamo pure
e ci siamo e ci resteremo
e se continuo ci rimango
e dunque andiamo e andiamo pure
perché in fondo ci rimane
e potremmo aggiungere in fondo
che le case in fila sulle strade
delle periferie suburbane
(sempre immarcescibilmente loro)
sono architettura vecchia
e le voci lasciate in serie
dalle periferie degli imperi
sono architettura vecchia
e gli imperi anche loro
sono architettura vecchia
infatti crolla e noi sotto
e andremo in prigione
giocando a monopoli
dire fare baciare lettera
testamento e testacoda
sulla solita strada piovosa d’una
periferia suburbana di notte
(bravi avevate indovinato)
è facile indovinare
del resto siamo qui
per farci indovinare
e per indovinare i gusti
e i disgusti del pubblico
e del privato ma il tempo
di cui vi ho privati non era un tempo
primo di qualche metropolitana
o di qualche metropoli-tana
tana di qualche elenco
di cose abbandonate
in serie in qualche (indovinate un po’)
periferia inurbana
(sorpresa!) perché in fondo
in fondo in fondo in fondo
fra le case schierate in Abbau
e il babau del bambino
notturno e il metronotte
c’è un legame un qualche tipo
di legame nascosto
di cui però non vi dirò cosa
perché infine anche il dissimile
non fraterno deve faticare
a capirci cosa che valga
indagare

***

C’è un che di naturalistico in queste sequenze che ci propone un autore come Daniele Ventre, che conosciamo quale abitatore delle antiche stanze e traduttore degli antichi poeti. In queste descrizioni di descrizioni non c’è riformulazione del mondo in nuove figure linguistiche come è tradizione dell’avanguardia: tira l’aria, piuttosto, di certa dolenza severa che si respira nelle tiritere di un Fortini o di un Pasolini. Eppure anche qui, come negli altri emergenti nella città di Napoli, è la lotta con sua Maestà la Realtà a trovare campo. Sembra di leggere da un opus vasto al limite dello sconfino, che vorrebbe coincidere, così come la favolosa mappa geografica di cui ci racconta Borges, con il Regno nella sua interezza, e cioè con il mondo che già tutto si racconta. Il naturalismo paradosso di cui si diceva si tiene ovviamente ben stretta una sua poetica della classicità; ma è puro racconto del tempo nostro, nel quale la natura sopravvive nelle forme nostalgiche di un feticcio onirico, essendo il pianeta da tempo e del tutto antropizzato. E cioè annichilito dalla stupidità umana, della quale quanto scritto qui sopra è piccolo baedeker. (e.l.)

 

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La poetica emergenza: la poesia a Napoli

Viola Amarelli,

Francesco Filia,

Carmen Gallo,

Eugenio Lucrezi

Angelo Petrella,

Ferdinando Tricarico

Daniele Ventre