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La poesia di Elio Pagliarani

Intervengono Biagio Cepollaro, Andrea Donaera e Vincenzo Frungillo

Perché i poeti?

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro

16 novembre 2017, Bezzecca Lab, Milano

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Giancarlo Majorino a Perché i poeti?

Rassegna a cura di Biagio Cepollaro con Luigi Cannillo e Laura Di Corcia

Bezzecca Lab, Milano, 12 ottobre 2017

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21761776_10214066240840963_5820932673167954418_nPerché i poeti? Giancarlo Majorino  ha insegnato a tenere insieme l’intensità emotiva dell’esperienza con la criticità del pensiero. La poesia è un’attività artistica che non può essere scissa dalle altre sfere della cultura critica, dalla filosofia, dalla critica sociale, dalle altre arti. La poesia è cultura critica incarnata.

La poesia è essa stessa un attività di spostamento rispetto al conformismo intellettuale: la poesia evita le dicotomie, pone le questioni in altro modo, inventa una lingua per dire l’esperienza che altrimenti sarebbe codificata

(…)

Dal momento che Majorino come Pagliarani e Di Ruscio, per citare nomi a me familiari, hanno in un certo senso dovuto rispondere, in modi diversi, a quell’impasse che si era creato alla metà degli anni ’50 tra coloro che insistevano per il primato contenutistico-ideologico e coloro che sentivano come retorico in quegli anni questo primato. E tra i migliori di quella generazione c’è sempre stato del ‘nervosismo’ testuale, cioè la consapevolezza che lo specifico dell’arte risiedesse nell’invenzione di modi non previsti di ri-attraversamento di temi comuni, di storie concrete, di tangibili umanità. Ed è in questa chiave , secondo me, che va letta la componente sperimentale di Majorino: l’adozione del montaggio a freddo o a caldo, l’uso di pre-fissi e calembours, lo spaziare tra i diversi registri del colloquiale, fino alla singola deformazione microlinguistica. Dico componente perché lo sperimentale è solo un polo del campo, l’altro è la riconoscibilità, l’opposta pulsione dell’idiolettale, la pedagogia. (…)