Italo Testa.

Proposta di lettura di Biagio Cepollaro

2018

(da: Biometrie, Manni, 2005)

Scandire il tempo

 

Devi intonare la litania dei corpi

di quelli esposti nel riverbero dei fari

di quelli accolti nel marmo degli ossari

 

devi orientarti per i tracciati amorfi

tra le scansie dei centri commerciali

scandire il tempo di giorni disuguali

 

devi adattarti al ritmo delle sirene

lasciare i ripari, esporti agli urti

abbandonarti al canto degli antifurti

 

trasalire nel lucore delle merci

cullarti al flusso lieve dei carrelli

sognare animali e corpi a brandelli

 

devi nutrirti di organi e feticci

profilare di lattice ogni fessura

pagare il conto e ripulire con cura

 

recitare il rosario dei volti assenti

svuotare gli occhi, ritagliare le bocche

aderire alla carne e schioccare le nocche.

 

Già in questa poesia del 2005 si presenta, quasi come un programma, il lavoro di Italo Testa. Un lavoro teso a trattare la poesia come forse avrebbe voluto il Musil de La conoscenza del poeta, scritto nei primi anni del 900. Qui veniva sottolineata l’idea che il poeta, a differenza dello scienziato, non coglie mai il generale ma sempre il singolare, la singolarità e l’eccezione. Mi pare che Testa si affidi questo compito attraverso un metodo che non è soltanto formale e di scrittura ma è anche un metodo esistenziale, una sorta di resa per la conoscenza, resa alla condizione in cui si è posti dalla storia. Pur nella consapevolezza dell’artificialità di questa condizione, si assume il compito di fare di questa condizione che non può essere mutata facilmente, un luogo di conoscenza attraverso la resa. Una resa psicologica ma non intellettuale, nel senso che la conoscenza continua a penetrare l’esistenza, continua  a interrogare l’esistenza come se tutto fosse ancora da comprendere. E in realtà è come se si fosse compreso l’insieme ma i singoli momenti della vita restano ancora tutti da vivere, da vedere. Questo è il secondo tema importante: la visione. La poesia per Testa è immagine anche quando è ritmo. L’immagine è ciò che appare, è ciò che viene inseguito da lui, l’immagine è la luce dell’apparenza, è il senso dell’apparenza. L’immagine è anche ciò che ci è dato, non solo ciò che viene posto indipendentemente da noi ma anche ciò che ci viene donato e il dono viene prodotto dall’arte. C’è una strana combinazione tra necessità e libertà. Si è necessitati in un contesto di alienazione (urbana, industriale, post-industriale) eppure questa necessità lascia degli ambiti di libertà. Da Mattinale in La divisione della gioia del 2010

mattinale

 I

fincantieri, 3 a.m.

 

tre del mattino. le pale meccaniche

ritagliano in campi blu la notte:

 

alle fermate d’autobus lo sterno

s’alza, s’abbassa, segue un suo ritmo

 

sordo, illuminato dal bagliore

del gas che avvampa sui cantieri.

 

quelle sugli angoli, cui il passante

ieri ha venduto la sua innocenza

 

fissano immobilizzate i fari

tra i container nudi sullo spiazzo.

 

senza appetito potrà cibarsi

l’automobilista insonne al chiosco

 

dove un ago ti cala sulla lingua

se non attacchi la vita a morsi:

 

e con la luce che irrompe sui viali

sciama il disgusto, e può avvicinarsi

 

il tuo fiato a quello degli altri

che affilano i talloni contro i pali

 

uguali, sempre, sotto queste spoglie

alle poiane in agguato sulle valli,

 

le utilitarie sfrecciano e ghermiscono,

depositano le ossa tra le foglie:

 

tre del mattino, le pale meccaniche

fendono ancora la notte, e immobile

 

l’airone acquattato sugli scogli

sogna la preda tra le salicornie:

 

Qui troviamo sullo stesso piano l’elemento biologico e quello artificiale, meccanico. Ormai questa seconda natura ha reso omogenee le condizioni in cui si vive. Un solo sguardo trapassa da un piano all’altro nell’omogeneità dei richiami sonori. E in un certo senso questo rapporto tra superficie e apparenza, tra organico e meccanico ci riporta anche al pittore Hopper, significativo riferimento per Testa. Si tratta della verità non come simbolo ma come immagine e immagine non santificata, ma ordinaria, come il raggio di luce su di una casa per Hopper. Questo è il vero mistero, il vero fascino percettivo della realtà così come appare. Dunque c’è una rivolta sotterranea, silenziosa che non è ideologica, è senza alterità immaginata alla situazione, la rivolta avviene in modo estetico. Viene presentato ciò che uccide: il feticcio come mondo. E’ il presupposto questo di una rivolta ma anche il modo per abitarlo, questo mondo. Perché la dimensione artistica coglie la singolarità di cui si diceva. La dimensione artistica è anche il luogo in cui il nostro personale tempo viene espresso mentre si consuma. Nel 2004 nell’esordio de Gli aspri inganni aveva dichiarato programmaticamente: “Tu al bianco devi cedere, muto / aderire all’indifferenza delle cose”. Questa adesione, questa sorta di senso della terra, terra ormai alienata, deforme questo senso di aderenza alle cose non è nient’altro che aderenza sensibile, sensoriale, percettiva all’indifferenza delle cose. Questa aderenza è un modo per giungere ad una sorta di totalità orizzontale del senso.

 

2018

 

Annunci