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Appunti per la presentazione di Notturno buffo (Effigie 2017) di Giorgio Mascitelli alla Libreria popolare di via Tadino a Milano,il 27 ottobre 2017.

Dopo la letteratura industriale (Volponi di Memoriale, Balestrini di Vogliamo tutto) questa è letteratura postindustriale e postfordista nell’era della finanza

  • Nel silenzio delle merci (1996), romanzo breve o racconto lungo, su cepollaro.it  dal 2004 giunge come conclusione di un primo apprendistato. L’incontro con Leonetti, poi con Balestrini, ambiente di Milanopoesia e quindi Gruppo 93, Tommaso Ottonieri e le sue prove che porteranno a Le strade che portano al Fucino . In seguito il contesto di Ricercare a Bologna di Barilli in cui prende piede il progetto commerciale de I cannibali e il pop o manierismo basso di Aldo Nove Woobinda e altre storie senza lieto fine (1996), prima edizione-

 

La via che indica già qui Mascitelli è alternativa a quella iperletteraria di Ottonieri e a quella del manierismo basso di Nove. L’alternativa consiste nell’utilizzare gli strumenti della letteratura per criticare lo stato di cose esistenti, per esprimere una posizione etico-politica nel tempo della società post-industriale e per avviare un’indagine sulla condizione umana nei contesti contemporanei, tanto ironica quanto a tratti compassionevole e partecipata.

La “mescola elastica” della sua lingua raccoglie stereotipi alti e bassi solo per far risaltare i fatti, i dati oggettivi, così come sono offerti dalle condizioni concrete del lavoro e degli orizzonti (sempre più scarsi) di felicità individuale. E non per compiacersi accademicamente delle sue citazioni o cinicamente del suo degrado.

La galleria dei suoi “personaggi precari”, per citare Vanni Santoni che più tardi darà un saggio “potenziale” di queste situazioni, sarà sempre più tridimensionale.

I personaggi saranno sempre più vicini e simili al lettore, al destinatario colto-borghese. Collocati in appartamenti, in rapporti lavorativi o di svago e di intrattenimento, rigorosamente metropolitani.

Dai romanzi ai racconti più recenti il regime della focalizzazione tende a cambiare a favore della prima persona che permette un approfondimento verticale anche dello spessore  psicologico e oltre quello sociologico

 

La via indicata da Mascitelli conduce fuori sia dall’affermazione endocorporativa dell’iperletteratura accademica, sia dall’ammiccamento commerciale del trash, dello splatter e del manierismo dei cattivi sentimenti, tanto stucchevoli quanto quello dei buoni.

 

La responsabilità culturale di Balestrini e Barilli e la presenza nelle case editrici a Ricercare di Bologna- Questa via non fu seguita da Balestrini e Barilli, corresponsabili delle scelte.

Nel silenzio delle merci l’epigrafe del mio amato Jacopone da Todi (Scribeide nel 1993): la rampogna etico-politica attraverso però l’antropologia delle periferie, l’inventario delle micro-ideologie più o meno taciute, la sostanziale mancanza di speranza sociale.

L’Incipit di Nel silenzio delle merci:

Io vado sempre in Milano con Gioele e Roberto la sera tardi. Io vado sempre in Milano a cercare le zozzone. Noi andiamo con la vettura grossa di Gioele perché è più bello. A volte invece no e prendiamo il pandino e poi andiamo da quelle a piedi. Io vado con le zozzone e solo con le zozzone. Io non vado con gli stranieri travestiti e non per tema delle malattie, che ho le mie precauzioni, ma per amor di purezza. Io non sono ricco, ma ho del mio. Noi magari per mesi non andiamo a Milano e poi per una settimana o due quasi tutte le sere. Io sono anche andato a Trieste a militare. Noi non trattiamo sul prezzo e neanche sulle prestazioni, noi sappiamo cosa vogliamo. Noi temiamo solo un guasto della macchina e di restare a Milano. Ma noi facciamo tutti i viali di Milano e non solo uno. Io guido poco e sono quello che guarda, ma chi dice “andiamo” è di solito Gioele. Io a volte guardo per un’ora e a volte scegliamo subito. Io comunque non mi aspetto nulla, vado e basta. Io non mi curo che a Taroccate si sappia che vado. Certo non vado in giro a gridarlo. Noi talvolta parliamo molto, talvolta ci preme solo dell’atto. Noi i maschi li riconosciamo all’olfatto. Noi, ognuno si paga per sé. A turno si offre però al ritorno qualcosa. Io non credo che mi produca problemi con le donne normali andare con le zozzone, basta le precauzioni. Io non ci vado per motivi particolari. Noi sappiamo come fare e quando fare. Noi sappiamo incunearci, non visti, in Milano e capirne le grazie. Noi temiamo solo un guasto della macchina e di restare a Milano a piedi.

  • A partire da L’arte della capriola il tasso di distanza moralistica dai personaggi diminuisce, la supposta superiorità intellettuale e morale del narratore lascia il posto sempre di più ad un sentimento simile alla pietà per i tanti modi del sintomatico disadattamento.

 

Con i racconti di Notturno buffo la oggettiva e devastante precarietà del lavoro e la menzogna sociale trovano un corrispettivo in piccole spie di disadattamento, in disagi dalla natura quasi psicosomatica: come se la follia del sistema si rivelasse, anche nella ipotetica sicurezza di una vita ancora borghese, nei modi della minaccia costante e dell’ansia divorante. Tra commedia e tragedia gli stereotipi del nostro tempo.

 

  • Notturno buffo raccolta di racconti. Dopo Piove sempre sul bagnato (2008) Catastrofi d’assestamento 2011

 

La lingua della tradizione letteraria si assume il compito di orchestrare i diversi registri e gerghi della menzogna sociale e di decostruirne , smascherarne l’ideologia attraverso il comico e l’ironia.

I lessici delle nuove tecnologie e del manager d’industria si mescolano al lessico delle canzonette e, al pari della grande letteratura, restano in sospensione nella mescola generale come in uno sciroppo che non prevede soluzione ma sospensione appunto.

Eppure è questa sospensione che rende equivalente la retorica aziendale e anglofila a quella aulico-letteraria, che addita la matrice di potere da cui discendono le concrete relazioni distorte e fondate sulla sopraffazione più o meno mascherata e liricizzate attraverso la natura ideologica della comunicazione sociale.

Ciò che la condizione postmoderna ha generato , al di là dell’ideologia mistificante postmodernista, è stata la neutralizzazione della parodia del basso nei confronti dell’alto: Mascitelli mostra come non ci sia spazio per alterità ideologica. Il basso è compromesso come l’alto, ciò che può illuminare è l’orchestrazione contemporanea e soprattutto comico-paradossale di entrambi i livelli.

E’ proprio questa mescolanza a rendere chiara la sua inanità a fronte della sofferenza dei poveri cristi che tutti siamo, imbrigliati nella retorica sociale che vuole celare a tutti i costi i reali rapporti di forza e l’attuale distruzione del cittadino ridotto vieppiù a plebe nella distruzione dei diritti e del welfare.

La chiusa del primo racconto di Notturno buffo, Dalle memorie di un insonne, smette il gioco e mostra apertamente la sua tragica serietà: pag. 24:

“ Forse anche il vitello o il maiale di un allevamento bio sono più agitati, ma più veri, di quelli degli allevamenti industriali. Non lo so. So soltanto, in questa notte della mia insonnia, che finché il fisico regge è giusto che vada avanti così. All’alba non vincerò o crollerò, andrò avanti così senza bustine. Come fanno gli uomini, come hanno sempre fatto, compiendo milioni di cose e raccontandosene ancor di più finché il fisico regge”

Il disadattamento e la mancanza di conforto come una via di autenticità, pur sapendo che non si dà vita vera nella falsa.

Il sintomo privato del disadattamento è allegoria della condizione collettiva, anello di congiunzione tra individuo e storia.

La galleria dei personaggi e delle allegorie, alcune di queste:

  1. L’insonne alle prese con il senso da attribuire al suo disagio, al senso che muta dal boom economico alla società attuale (Dalle memorie di un insonne)
  2. Il Gelataio tra ansia quotidiana dell’ultimo metrò e gli scherzi del Super Io e della viltà (Un cuore al gelo)
  3. Il black-out de La notte di Valpurga
  4. Il postino in esubero di Cane e postino
  5. Le aspettative deluse di Edmondo Scanfognati , specializzato e titolato che lavora però precariamente in portineria. Il suo non collaborazionismo mite nell’inferno industriale (Un app per tutte le stagioni)
  6. L’incidente del pestare la cacca di Guido della Veloira che lo coglie nel bel mezzo di gravi decisioni esistenziali filtrate da linguaggio statistico e sociologico (Pensioni &pensieri)
  7. L’incidente della porta del bagno che non si apre (Un happy hour)

E la verticalizzazione esistenziale si realizza anche con  “a solo” che vengono diretti al pubblico in una sorta di “a parte” teatrale:

pag. 114: “ Perché non sono ancora abbastanza stanco per rinunciare a essere me stesso. Veramente l’ostinazione fa fede” (Frammenti dalla fuga di un fuggiasco)

pag.123: “sicché una volta io volevo perfino cambiarlo [il mondo], adesso mi accontento di dire con il poeta io speriamo che me la cavo” (Riscavi)

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