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Giancarlo Majorino

avanti avanti avanti

 

proseguono, implacabili, coatti,

rasaerba

mentecatti che siamo, circondati

da flussi di petrolio, urlandoci ti amo

 

o isole di mota

l’anarchia del globo, gomitoli disfatti,

 

luride animelle

 

ripeti gesti liberi tamburo

ripeti gesti liberi ripeti gesti liberi ripeti

 

luride animelle sbatacchianti

tamtamburo motoso tamtamburo

 

ma tu/ Bianca, lo sai/ che non ci/ vedremo più?/ che finiremo remo

io lì tu là/ tre metri sotto/ tu bocca nera spa/ lancata come

bambola nera/ rotta per sempre

na bambola/ come nera/ rotta per sempre

na bambola/ come nera/ rotta per sempre

ripeti gesti liberi tamburo

ripeti gesti liberi ripeti gesti liberi ripeti

tu con la bocca nera spalancata

io io coi denti e basta

lo sai Bianca?

tu che sei l’amica dell’Enrica

e ieri parlavamo allegri mangiucchiando la tavola fiorita

sotto la lampada lustra di plurima luce

tavola ferita           rima luce

Da Provvisorio (1984)

Perchè i poeti? Giancarlo Majorino dice cosa possiamo contrapporre alla follia del capitalismo e alla sua alienazione: la percezione vibrante e tragica della nostra unica vita, della necessità di dare valore al circostante, alle persone che amiamo, agli amici che incontriamo. E tutto questo viene detto necessariamente investendo la lingua poetica della tensione e dell’angoscia fin dentro la sintassi, fin dentro la torsione lessicale.

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