Biagio Cepollaro, Le Qualità, La camera verde, Roma, 2012

copertina Biagio Cepollaro, Le Qualità, La camera verde, Roma, 2012

Su sollecitazione e suggestione di Andrea Inglese leggerò alla rassegna Riscrizioni del mondo 2 del 26 maggio 2017 in via Farini 35, a Milano, alcune poesie tratte da Le qualità

*
il corpo stenta a credere che sia ancora in vita
e conduca il giorno con tratti perfino di eleganza:
i suoni che ascolta e quello che preferisce vedere
addomesticano il silenzio di dentro o almeno
quello che al silenzio assomiglia per quel franare
che di lontano arriva del terreno che si assesta o crolla
e così in generale non osa credere che la serenità
sia opera di semplice sottrazione e di sfida
quotidiana all’ansia agli spettri e alla povertà

*
il corpo ora si tiene a debita distanza dalla paura
che paralizza o che al contrario agita fino all’atto
troppo furioso per non essere solo reattivo: qui
si cerca il gesto consapevole l’ammissione intera
del danno le dita gonfie i piedi brucianti i denti
che non rispondono all’appello e i soldati morti
se erano veri assalti o dell’orgoglio scaramucce
*
il corpo dovrebbe dirsi che la tana che lui è
per se stesso non è al momento penetrabile
dal maligno che si muove al sicuro: è il pensiero
che punta al primo sole come al vero nuovo
il resto è a misura di corpo ed affrontabile
come fosse un sentiero divisibile sempre
in parti passaggi e se piove di colpo in rifugi
*
il corpo minacciato nel suo essere si rintana a fatica
sembra che neanche quattro pareti possano contenerlo
e da ogni lato pare sciogliere la sua consistenza di carne
in fantasie di pericolo di attacco di perdita e dissolvimento
il corpo allora calcola se le provviste basteranno e se
al di là del danno subìto dall’altrui avidità vi siano margini
per perseverare nel suo essere essendo questo il bene
e così si acconcia nella posa adeguata alla speranza di vita
*
il corpo potrebbe essere impegnato per una decisione
così come si impegnano le truppe su uno scacchiere
oppure potrebbe essere lasciato come campo a maggese
senza chiedere nulla che non sia la semplice restituzione
l’anima vegetativa avrà pure le sue risorse senza dover
sempre ricorrere a quella sensitiva e animalesca quasi
che il corpo fosse prerogativa dell’animale e non anche
della pianta che si volta lentamente al mutare della luce
*
il corpo dalla finestra fissa l’insegna luminosa
che si ostina nella sua intermittenza: così dovrebbe
attirare lo sguardo essere più visibile svolgere
la funzione per la quale è stata costruita ma è un
richiamo fuori scala o frequenza si rivolge verso l’alto
e non a chi passa che potrebbe avvistarla ed entrare
è rivolto alle persone che stanno non a quelle che senza
nulla sapere di ciò che accade semplicemente vanno
*
l’onda dell’odio si ritira dal corpo lasciando pezzi
acuminati di ferro antenne spezzate ma soprattutto
spossatezza nelle membra e nella facoltà d’immaginare
resta che forse ancora si può utilizzare in tanta desolata
devastazione solo il principio che il corpo cerca
di fare suo: la separazione imposta dalla pelle è criterio
generale di relazione: da ora in poi gli incontri
saranno discreti gli accordi circoscritti le fusioni negate
*
il corpo si dispone ad uscire dopo una cena meticolosa
e collocata nel punto perfetto che fa da cerniera tra il tardo
pomeriggio e l’inizio semibuio della sera: prova a non
anticipare né arrivare in affanno alle varie tappe che dividono
in segmenti la linea curva di ogni singola giornata
nell’uscire si ravviva una curiosità per l’umano e le sue
vicende e si apre anche ad una vulnerabilità in più uno stare
a vedere dovesse scoprire altri modi di sé. magari nuovi

*
il corpo stenta a credere che sia ancora in vita
e conduca il giorno con tratti perfino di eleganza:
i suoni che ascolta e quello che preferisce vedere
addomesticano il silenzio di dentro o almeno
quello che al silenzio assomiglia per quel franare
che di lontano arriva del terreno che si assesta o crolla
e così in generale non osa credere che la serenità
sia opera di semplice sottrazione e di sfida
quotidiana all’ansia agli spettri e alla povertà

*
il corpo ora si tiene a debita distanza dalla paura
che paralizza o che al contrario agita fino all’atto
troppo furioso per non essere solo reattivo: qui
si cerca il gesto consapevole l’ammissione intera
del danno le dita gonfie i piedi brucianti i denti
che non rispondono all’appello e i soldati morti
se erano veri assalti o dell’orgoglio scaramucce
*
il corpo dovrebbe dirsi che la tana che lui è
per se stesso non è al momento penetrabile
dal maligno che si muove al sicuro: è il pensiero
che punta al primo sole come al vero nuovo
il resto è a misura di corpo ed affrontabile
come fosse un sentiero divisibile sempre
in parti passaggi e se piove di colpo in rifugi
*
il corpo minacciato nel suo essere si rintana a fatica
sembra che neanche quattro pareti possano contenerlo
e da ogni lato pare sciogliere la sua consistenza di carne
in fantasie di pericolo di attacco di perdita e dissolvimento
il corpo allora calcola se le provviste basteranno e se
al di là del danno subìto dall’altrui avidità vi siano margini
per perseverare nel suo essere essendo questo il bene
e così si acconcia nella posa adeguata alla speranza di vita
*
il corpo potrebbe essere impegnato per una decisione
così come si impegnano le truppe su uno scacchiere
oppure potrebbe essere lasciato come campo a maggese
senza chiedere nulla che non sia la semplice restituzione
l’anima vegetativa avrà pure le sue risorse senza dover
sempre ricorrere a quella sensitiva e animalesca quasi
che il corpo fosse prerogativa dell’animale e non anche
della pianta che si volta lentamente al mutare della luce
*
il corpo dalla finestra fissa l’insegna luminosa
che si ostina nella sua intermittenza: così dovrebbe
attirare lo sguardo essere più visibile svolgere
la funzione per la quale è stata costruita ma è un
richiamo fuori scala o frequenza si rivolge verso l’alto
e non a chi passa che potrebbe avvistarla ed entrare
è rivolto alle persone che stanno non a quelle che senza
nulla sapere di ciò che accade semplicemente vanno
*
l’onda dell’odio si ritira dal corpo lasciando pezzi
acuminati di ferro antenne spezzate ma soprattutto
spossatezza nelle membra e nella facoltà d’immaginare
resta che forse ancora si può utilizzare in tanta desolata
devastazione solo il principio che il corpo cerca
di fare suo: la separazione imposta dalla pelle è criterio
generale di relazione: da ora in poi gli incontri
saranno discreti gli accordi circoscritti le fusioni negate
*
il corpo si dispone ad uscire dopo una cena meticolosa
e collocata nel punto perfetto che fa da cerniera tra il tardo
pomeriggio e l’inizio semibuio della sera: prova a non
anticipare né arrivare in affanno alle varie tappe che dividono
in segmenti la linea curva di ogni singola giornata
nell’uscire si ravviva una curiosità per l’umano e le sue
vicende e si apre anche ad una vulnerabilità in più uno stare
a vedere dovesse scoprire altri modi di sé. magari nuovi

 

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il corpo stenta a credere che sia ancora in vita
e conduca il giorno con tratti perfino di eleganza:
i suoni che ascolta e quello che preferisce vedere
addomesticano il silenzio di dentro o almeno
quello che al silenzio assomiglia per quel franare
che di lontano arriva del terreno che si assesta o crolla
e così in generale non osa credere che la serenità
sia opera di semplice sottrazione e di sfida
quotidiana all’ansia agli spettri e alla povertà

*
il corpo ora si tiene a debita distanza dalla paura
che paralizza o che al contrario agita fino all’atto
troppo furioso per non essere solo reattivo: qui
si cerca il gesto consapevole l’ammissione intera
del danno le dita gonfie i piedi brucianti i denti
che non rispondono all’appello e i soldati morti
se erano veri assalti o dell’orgoglio scaramucce
*
il corpo dovrebbe dirsi che la tana che lui è
per se stesso non è al momento penetrabile
dal maligno che si muove al sicuro: è il pensiero
che punta al primo sole come al vero nuovo
il resto è a misura di corpo ed affrontabile
come fosse un sentiero divisibile sempre
in parti passaggi e se piove di colpo in rifugi
*
il corpo minacciato nel suo essere si rintana a fatica
sembra che neanche quattro pareti possano contenerlo
e da ogni lato pare sciogliere la sua consistenza di carne
in fantasie di pericolo di attacco di perdita e dissolvimento
il corpo allora calcola se le provviste basteranno e se
al di là del danno subìto dall’altrui avidità vi siano margini
per perseverare nel suo essere essendo questo il bene
e così si acconcia nella posa adeguata alla speranza di vita
*
il corpo potrebbe essere impegnato per una decisione
così come si impegnano le truppe su uno scacchiere
oppure potrebbe essere lasciato come campo a maggese
senza chiedere nulla che non sia la semplice restituzione
l’anima vegetativa avrà pure le sue risorse senza dover
sempre ricorrere a quella sensitiva e animalesca quasi
che il corpo fosse prerogativa dell’animale e non anche
della pianta che si volta lentamente al mutare della luce
*
il corpo dalla finestra fissa l’insegna luminosa
che si ostina nella sua intermittenza: così dovrebbe
attirare lo sguardo essere più visibile svolgere
la funzione per la quale è stata costruita ma è un
richiamo fuori scala o frequenza si rivolge verso l’alto
e non a chi passa che potrebbe avvistarla ed entrare
è rivolto alle persone che stanno non a quelle che senza
nulla sapere di ciò che accade semplicemente vanno
*
l’onda dell’odio si ritira dal corpo lasciando pezzi
acuminati di ferro antenne spezzate ma soprattutto
spossatezza nelle membra e nella facoltà d’immaginare
resta che forse ancora si può utilizzare in tanta desolata
devastazione solo il principio che il corpo cerca
di fare suo: la separazione imposta dalla pelle è criterio
generale di relazione: da ora in poi gli incontri
saranno discreti gli accordi circoscritti le fusioni negate
*
il corpo si dispone ad uscire dopo una cena meticolosa
e collocata nel punto perfetto che fa da cerniera tra il tardo
pomeriggio e l’inizio semibuio della sera: prova a non
anticipare né arrivare in affanno alle varie tappe che dividono
in segmenti la linea curva di ogni singola giornata
nell’uscire si ravviva una curiosità per l’umano e le sue
vicende e si apre anche ad una vulnerabilità in più uno stare
a vedere dovesse scoprire altri modi di sé. magari nuovi

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