bozza4FB-locanda

TU SE SAI DIRE DILLO

V edizione

Milano, Spazio Ostrakon e Bioforme, 21, 22 e 23 ottobre 2016.

Via Aosta,2 (MM5 Cenisio)

VENERDI’ 21 OTTOBRE ore 20.30

La poetica emergenza: la poesia a Napoli. (4)

Le poete e i poeti: Bernardo De Luca

Con una lettura di Eugenio Lucrezi

 

Da Gli oggetti trapassati (d’if, 2014)

*

Scricchiolano le buste al passaggio

delle ruote. Uno stuolo di corpi sembra

la strada che ammassa le esistenze scartate.

La metamorfosi del mondo diventa

degradazione, gli occhi raccolgono

l’evento della trasformazione

come una condanna. L’auto procede

il suo viaggio minimo tra tappeti

di oggetti trapassati, l’elenco impossibile.

 

«Qui si fa la storia» mi ha detto ieri

la figura che prevede il percorso.

E nella storia ci cammino, ci navigo

nella storia che percola.

 

«Di qui non passi». Ora la strada è chiusa,

un camion con tre uomini la sbarra.

«Perché non dovrei passare? Dall’altra

parte non esisterò più per voi

sono ora meno che niente». L’indifferenza

dello sguardo, poca cosa la stupida

mia presenza. Mi spingo a guardare

al di là, ma s’allunga l’ombra del veicolo

raggiunge le colline e si unisce con la notte.

 

 

*

Nulle presenze nello spazio cavo

deserto come solo il mattino

annienta le distanze in punti vuoti.

La fauna improbabile s’aggira

disperata per le tane, reduplica

i moti nel suo stabile smarrimento.

Annunciano i suoi occhi che disperano

un’altra vita.

 

La gobba appare di uno spazzino

il rumore della scopa ridesta

foglie, tende e insegne.

Scartavetra l’asfalto, spazza croste

essiccate del giorno precedente

in un lavorio di rozza precisione:

la cicca che s’instrada nei rametti,

il sacco che spalanca fauci e bocca,

l’avambraccio che chiude la materia.

Bisogna scarnificare le strade

scartocciare la massa che opprime.

 

*

Rifiuto dei rifiuti, oggetto trapassato tu stesso:

l’ombra che mi ritorna dallo specchio

sfugge al perimetro del suo luogo

e s’impossessa dei mie spazi, estorce

ad uno ad uno gli angoli di casa

di stanza in stanza colmando di sé

pavimenti, pareti e soffitte.

 

Passeggia indifferente tra le camere

e la notte mi veglia muto a letto

l’individuo che non torna al vetro.

Gli innumerevoli frammenti sparsi

a terra formano le incomponibili

schiere di me stesso, inerti saranno

cumulo. Custodisce minacciosa

la sua vita l’ombra che non vuol vedersi.

 

 

Inediti

 

Sopravvivere

 

«Noi dobbiamo assolutamente sopravvivere».

Parla il televisore le sue lingue,

sale dai bicchieri un odore di detersivo.

 

Sono andato alla finestra. Ho aperto

un’anta e a passi lenti ho camminato:

la ringhiera, il freddo ferro verde,

mi divideva dalla strada e il piombo

scendeva dentro nei polmoni.

 

Una rabbia

che non so

mi ha preso.

 

Sono rientrato in casa, ho messo su

l’acqua: ho aspettato che il tè bruciasse

gli organi.

 

*

Punto di visuale rasoterra, asfalti stradali che dei risultati del vivere si fanno ricettacolo esemplare, loquace espressione. De Luca parla così della storia entro cui ciascuno scorre, spara i suoi colpi ad alzo zero perché la poesia è lascito, la figurazione del mondo si aggrega e si disfa nei rimasugli, mei residui del senso che una volta potevano dirsi ridondanza ed eco dell’ineffabile, esclusiva e privilegio dell’iperconnotazione poetica, del nobile overload capace di invaghire il lettore di cui ci hanno detto, al loro tempo, Edgar Poe e il nostro contino. Qui invece ci sono strade da scarnificare, la poesia è una scopa che monda strisce di asfalto dalla massa che le opprime dopo che il mondo, in correlata assonanza, ha a sua volta spazzato via le masse oppresse, le ha tolte dalla vista. Negli inediti, poi, assistiamo ad un rientro nel domicilio, ai ripetuti incroci del domestico e dell’indomestico, allo sconforto che ride in faccia all’illusione del comfort, senza scampo. (e.l.)

Annunci