Gianni Montieri

Proposta di lettura

di Biagio Cepollaro

 Gianni Montieri è quasi al terzo libro di poesie: sono stati pubblicati già nel 2010 da Lietocolle il primo volume dal titolo Futuro semplice e nel 2014, presso  Zona, il secondo dal titolo Avremo cura. Il terzo libro è in costruzione. Il lavoro realizzato fin qui offre un’idea abbastanza nitida della direzione molto precisa che ha preso la sua creatività. Una caratteristica della sua scrittura subito evidente alla prima lettura è la leggerezza del tocco. Tanto è decisa la sua direzione realistica quanto leggera e aperta alle possibili fertili contraddizioni è la sua scrittura. Leggo da Futuro semplice , il testo intitolato Abitudini:

Non saranno più le scarpe fuori posto

un nome al suono della sveglia

fra qualche tempo sapremo dirci: è giusto

che abbiamo avuto tanto

 

io, io non lo so davvero

se saprò dare un senso

alle porzioni monodose, alla cottura crisp

addormentarmi voltato dal tuo lato

senza tremare, senza farci caso.

 

Leggo poi da Avremo cura:

 

Invecchiare così, da adesso in poi

contarsi le rughe sulla fronte

i passi, le varianti di ogni sorriso

lo scricchiolare umido delle ossa

 

dicono che un posto valga l’altro

e invece no, è questo solo questo

il tempo nostro, riflesso addosso

nello specchio d’acqua

 

che rimanda l’intreccio di due mani

soltanto due: la mia, la tua.

 

Qui viene esemplificata una modalità  che potrei definire del dire sotto voce, del tono abbassato. Tale modalità è in grado di mettere a fuoco meglio delle verità relazionali come, in un certo senso, riguardanti il destino, il percorso individuale nel tempo, il suo svolgimento, il suo senso. la scrittura si presta a questa ricognizione che nell’insieme dell’opera può anche essere non solo lucida ma anche spietata. Eppure questa stessa ricognizione si realizza anche attraverso lo sguardo della tenerezza che può diventare, in alcuni momenti, sognante. La ricognizione severa resta  comunque il tono dominante pur evitando la sentenziosità e l’astrattezza morale. La necessità di non illudere e di non illudersi diventa impellente quando l’infanzia e l’adolescenza  vissute al sud tornano a galla come un rimosso storico e sociale. Questo è il luogo dell’analisi critica svolta accettando la contraddizione non solo come condizione soggettiva ma anche come realtà condivisa. Tutto accade come se avesse un senso, anche la violenza , il crimine individuale e collettivo, tutto è compresente nella terra dei fuochi. Un altro tema fondamentale della scrittura di Montieri è la città: Napoli, Milano, Venezia. La città appare come il tessuto che articola l’esperienza, che fa da cassa di risonanza storica e collettiva del senso individuale quando sta per essere pronunciato. La città è appartenenza, radice, orizzonte. Le città sono tonalità  emotive e coordinate storiche entro le quali la poesia disegna le sue figure. Ripensare il sud vuol dire ripensare in modo doloroso, anche se apparentemente fenomenologico, la violenza costitutiva, la povertà, il degrado ma in un modo non retorico. E’ proprio questo atteggiamento, a tratti crudo, a rendere la poesia uno strumento atto a dire di queste cose, una volta che sin dall’inizio ci si è liberati dal “poetico” metaforico e simbolista.

Leggo ancora da Avremo cura:

XXVIII

Se posso telefonare a mia madre,
a mio padre, e chiedere da routine
come state? Che fate? Credimi
è per culo, se mia sorella sta bene
se riesce a uscire e a entrare da casa,
prendere suo figlio a scuola, convinciti,
è per culo. La terra dove lo tengono
il culo, quello vero, non è terra
è modificata da altro materiale,
scarto territoriale altrui, dal saldo
positivo su conti correnti sconosciuti.
Se passa l’autobus in orario, segnatelo,
è per culo, se la vicina quarantenne
muore troppo presto è chimica.
Arrivare in tempo al lavoro o non morire
hanno lo stesso numero di probabilità.
Restare vivi è culo, è matematica.

Questa poesia che dice del sud, dice anche di contraddizioni che vissute dall’interno non vengono percepite come contraddizioni:

XXIX

Non pensare che fosse indifferenza
la nostra piuttosto un modo di vivere
le cose così come si vivono:
tutte insieme, una per volta.
La sparatoria dietro l’angolo,
la partita di calcetto i compiti da fare,
poi uscire la sera il bar, la storia di tutti,
tutti tornavamo a casa per cena.
La quotidianità, la normalità si affermano comunque. Anche in condizioni estreme, anche in condizioni di emergenza. Quando l’estremo e l’emergenza diventano normalità producono questo tipo di quotidianità. Questa poesia può anche esser considerata come una risposta all’esasperazione retorica del fatto letterario così frequente in questi anni. Si tratta anche di un antidoto alle forme di estetizzazione manieristica. Questo lavoro restituisce alla poesia e alla sua composizione per strofe una funzione  “organizzativa”: l’accorpamento versale trova il suo senso nel realizzare la qualità ragionativa del “mettere ordine”, di creare gerarchie logiche, di creare contrapposizioni, simmetrie e rotture di simmetria. La struttura poetica diventa un supporto al pensare, alla costruzione del pensiero sulla realtà

2016

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