logo7 Nel 2005 pubblicai on line nella mia Poesia Italiana E.book un bel libro di Gherardo Bortolotti , Canopo.  http://cepollaro.it/poesiaitaliana/BortTest.pdf

Da La mia vita, pag. 1-2

1.25 nella mia vita, come in un piattino per quegli oggetti che mi sono stancato di vedere in giro, ed in cui, con il colpo d’occhio di chi legge un emblema, accanto all’ennesimo bottone, o all’elastico con cui avevo chiuso il pacchetto delle fotocopie, e la chiave di un lucchetto di cui ho scordato sia la collocazione che l’utilizzo, raccolgo monetine fuori corso, un fermaglio, una spilla da balia, un mozzicone di matita ed un pacchetto di cerini con la raffigurazione, e la descrizione succinta, del segno del sagittario, dispongo la teoria delle singolarità che attraverso, pronto a riporle come resti dentro a vasi canopi, in continue rielaborazioni di uno schema strategico di distribuzione e indicizzazione di esse in quanto esperienze uniche e, alternativamente, di esse in quanto snodi di successive catene paradigmatiche di relazioni logiche, analogiche, sintattiche ed insiemistiche. 1.22 lungo le creste delle frasi della mia ragazza, procedo tra le profonde vallate del suo pensiero e delle sue preferenze, in un panorama di troppo grande ampiezza perché, con il solo sguardo, e con la memoria dei particolari che mi hanno colpito, come genziane sul bordo di una roccia, possa risalire dalla mia vita ad una geografia completa del suo animo, ed all’orografia delle sue vere intenzioni. 2 2.24 sorpassando la fiancata di un tir, mentre leggi, tra uno sguardo allo specchietto retrovisore ed uno alla campagna che, tra coltivazioni e piccole aziende agricole, in un pullulare di vita e di opere, si estende attorno all’autostrada, i numeri di telefono stampati sulla plastica del telone, che rimandano ad uffici nella periferia di una piccola città ungherese in cui ti immagini l’attività di chi, nel mezzo dell’europa, manda avanti le proprie giornate cedendo il valore della sua forza lavoro, e accumulando, per conto di chi gli dà un salario, una quantità alienata di plusvalore, ripensi alla superficie della scrivania a cui lavori, ai riflessi del neon, nelle mattine di autunno, che catturano il tuo sguardo, nella contemplazione della porosità, diffusa e continua, del materiale di rivestimento su cui appoggi la penna. 3.33 dopo cena, nel silenzio dell’assenza di una prospettiva, mentre trascorrono i primi minuti della digestione e, nello stomaco, tra le pieghe di adipe e gli strati di vestiario, sente la pesantezza del bolo venire corrosa, si domanda, rivolto all’estraneità del muro che ha di fronte, in cui la sua tristezza legge i termini di un contratto con l’estinzione, organizzata secondo le volute dispersive dell’entropia e della consumazione della materia in calore, che completa l’incartamento della sua pratica presso il reale, se riuscirà, dopo l’attesa di un’occasione propizia, e del bando di un corso di formazione professionale, ad essere ammesso ad una vita di opere.

 

 

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