Conversazione su Le Qualità, La camera verde, Roma 2012.

Rosanna Guida e Biagio Cepollaro.

 

Rosanna Guida:

Premettendo l’emozione che mi procura la tua poesia, ti leggo un testo che mi ha dato lo spunto per formulare alcune domande.

 

talvolta nella doccia l’acqua

scorre con una piccola

promessa di rinnovamento.

l’occhiata verso il corpo

in verticale

a scorgere il trattamento

del tempo sui muscoli sulle giunture

in verticale

una veloce ricognizione

dell’usura

non devo più fare

niente. è piuttosto richiesto

un leggero aggiustamento

per la stagione

un potare di pensieri fino

all’arte del profumo

acuendo

in unica nota una musica

troppo discorde

finché con chiarezza risuoni

dalla parte che non si vede

 

Mi colpisce il tema del cambiamento rispetto alla separazione. In particolare, ti chiedo una riflessione sul corpo fisico. Quanto è importante il corpo fisico nel cambiamento?

 

Biagio Cepollaro:

Il corpo fisico è l’unica vera ricchezza che noi abbiamo. E’ l’unica nel senso che ne Le Qualità non vi è mai una separazione tra il corpo fisico e la mente, la psiche. Perché psiche e corpo sono la stessa cosa. Il corpo entra in gioco quando è il luogo della percezione. Una percezione che è anche pensiero. Rinnovarsi nel caso di un lutto o di una separazione, di una trasformazione oggettiva, profonda della propria vita, richiede una sorta di azzeramento, almeno virtuale, di tutte le proprie abitudini o di alcune abitudini a cui si era particolarmente affezionati, al punto da non riconoscerle come abitudini. Un evento come questo fa emergere il carattere routinario, così basico e confortante di alcuni atti e gesti… Come l’uso abituale di una lingua fa sì che non ci si pensi più, come quando si arriva a pensare direttamente in una lingua straniera. Diciamo che una relazione è fondamentalmente pensare in un’altra lingua, o pensare anche in un’altra lingua, o nei casi peggiori, soprattutto in un’altra lingua. Ripartire, ricreare dopo questo azzeramento, vuol dire riascoltare la propria lingua così come emerge dal vissuto. Il corpo inteso come luogo di percezione è anche il luogo di creazione di un linguaggio di relazione con il mondo. Il pensiero è soltanto l’espressione di questo collocarsi della corporeità nel mondo, non viceversa. Non è il corpo che si colloca laddove lo vuole il pensiero, ma in questa sintesi profonda tra psiche e corpo, è più utile, in un certo senso, immaginarci il pensiero come espressione di una realtà già data che è quella del corpo parte del mondo. Non si tratta di collegarci al mondo, di gettare un ponte verso il mondo, perché sin dall’inizio noi ci siamo già.

 

Rosanna Guida:

Grazie, Biagio. Ho per te una seconda domanda: quanto c’è di narrazione collettiva in queste meditazioni sull’esperienza che narra del corpo personale?

 

Biagio Cepollaro:

Ciò che noi chiamiamo esperienza individuale, a qualsiasi livello, di qualsiasi qualità, è sempre resa possibile dalle tradizioni collettive, di pensiero, di comportamento. Si tratta di ciò che noi chiamiamo civiltà, cultura di un popolo o cultura dell’uomo, in generale. Quanto più le tradizioni sono vive, le tradizioni anche sapienziali, tanto più aiutano un soggetto a diventare tale, cioè a far sì che un’esperienza possa essere compiutamente soggettiva, originale, o percepita come originale. La possibilità della propria esperienza, secondo me, dipende dalla vitalità di tradizioni collettive che hanno assimilato l’esperienza di molti e che rendono possibile l’esperienza di altri. Nella riflessione sulla propria vita non c’è la possibilità di inventare letteralmente nulla: c’è però la possibilità di mettere a frutto il sapere di millenni e di generazioni di uomini che hanno risposto in modo molto diverso, ma non tanto diverso in molti casi, alla meraviglia, come diceva Aristotele, di fronte al mondo, alla realtà.

Rosanna Guida:

C’è una seconda poesia che mi ha colpito molto e che ti leggo:

il corpo nell’emergenza costante chiede essendo vivo

al verso di contenerlo: è quadro ed è istantanea ripresa

nel tutto in movimento. il corpo è per sua natura sospeso

lo è all’abbraccio allo strapiombo e al trampolo che dà

sulla nuvola, sul fuoco, sul bianco accecante del foglio.

 

Percepisco qui una sorta di elasticità del corpo  rispetto allo strapiombo, al movimento e al verso. Ti volevo chiedere come passa quest’elasticità attraverso la tua poesia?

Biagio Cepollaro:

In quella poesia ho provato a tratteggiare il rapporto tra il corpo e il verso, tra il corpo e la poesia. Il rapporto è di inclusione. La poesia deve essere capace di contenere con i suoi strumenti tutto lo spettro di esperienza corporale: dall’annientamento fisico all’esaltazione, alla trasformazione quasi in un elemento aereo, alla perdita di peso. Da un eccesso di gravità alla perdita della gravità … La retorica poetica, la poesia devono essere in grado di seguire tutto questo. di essere fedele nella testimonianza di tutto questo. L’elasticità più che del corpo è della poesia stessa che deve essere in grado di manifestare tutti i livelli: quello elementare della vita istintuale, pulsionale, della vita quotidiana e routinaria, concretissima e minima ma anche i livelli della massima astrazione. Anche questa è stata la scommessa de Le Qualità che parla, per esempio, del problema dei denti e due poesie dopo, del problema epistemologico e della conoscenza. Non ci sono dimensioni che sono estranee l’una all’altra: l’esperienza del corpo le comprende tutte, data l’unità tra psiche e materia. Non c’è esperienza che non sia corporale, anche la più astratta, la più raffinata, la più eterea ha una radice corporale. Dunque la nuvola va insieme allo strapiombo e tutti gli orientamenti e le direzioni sono tutti compresi in quell’unica complessiva esperienza che è quella del corpo, quel corpo che la poesia dovrebbe dire.

2013

 

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