Biagio Cepollaro

Video poesia o PoesiaVideo

In occasione della rassegna Frames e Poiesis.

Galleria 10.2  via Volvinio 30 Milano

dal 12 al 28 febbraio 2013.

Spesso ricerche interessanti sono nate a partire dall’utilizzo sperimentale di nuovi media. E’ un filone della ricerca tecnologica legata alla poesia sviluppato nel corso del Novecento, soprattutto della seconda metà del Novecento. Esiste già una tradizione di un settore di questo filone, ormai consolidato, a cui è stato dato il nome di ’videopoesia’. Questo campo di ricerca nasce all’interno della video arte ed è impensabile senza la relazione con l’invenzione prima della televisione e poi del computer. Vi è una connessione tra queste invenzioni e la sollecitazione operata sull’invenzione artistica: innanzitutto sull’arte trattandosi di immagini ma poi la poesia ha presto trovato un suo settore di ricerca specifico. D’altra parte Marinetti e il Futurismo, la poesia tipografica avevano già anticipato queste possibilità di legare l’invenzione estetica alle caratteristiche di un determinata tecnologia di produzione e di stampa. Sotto l’etichetta di video poesia però si raccolgono cose diverse: dalla semplice documentazione di reading di poesia ad opere dove il testo poetico non ha rilevanza ma ne ha invece il video, e quindi si tratta di video arte. Bisogna intendersi e precisare. Chiamiamo videopoesia o , forse bisognerebbe dire meglio poesiavideo, un’opera in cui è determinante tanto il testo poetico nella sua complessità quanto il video nella sua complessità: è la relazione che si stabilisce tra i due piani di complessità a costituire lo specifico. Questa relazione è all’insegna di una isotopia: si tratta di una ripetizione di un elemento formale proprio allo specifico della retorica poetica e della retorica del video che non è mimesi, non è illustrazione, è ripetizione non mimetica ma formale , strutturale che arricchisca la valenza semantica complessiva.

Non vi è insomma né illustrazione né contenutismo: questa relazione di isotopia riguarda esclusivamente le dimensioni formali delle due arti. Bisogna esser chiari su questo: ogni qual volta ci si trovi di fronte ad un video che illustri un testo poetico non stiamo di fronte ad un’opera di videopoesia o poesiavideo ma di documentazione di un testo poetico, mentre se ci si trova di fronte ad un video dove il video è preponderante sul piano dell’elaborazione formale e il testo poetico è irrilevante  allora siamo di fronte ad un’opera di video arte.

Bisogna dunque cercare in queste opere, nell’ipotesi critica che qui si avanza, sempre l’isotopia che accomuni e che arricchisca i due versanti. Questo discrimine potrebbe risultare utile sul piano del giudizio di valore per orientare e per contribuire a stabilire la bontà, la riuscita estetica di un determinata opera di video poesia o poesiavideo, o anche a stabilire la chiave di lettura più adeguata secondo l’ambito di ricerca in cui quell’opera si è mossa.

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