copertina

La “videopoesia” appare nella ricerca artistica nell’ambito della neonata, fertile, sperimentale videoarte, e quasi subito si manifesta una linea di ricerca che percorre le relazioni, associazioni, fusioni tra il nuovo linguaggio video e il linguaggio poetico, anch’esso attraversato e scardinato da sperimentazioni e rovesciamenti.

Da allora, la videopoesia, così come la videoarte, si moltiplica in opere, generi, ricerche, forme linguistiche, mezzi tecnici, pratiche creative ecc. Sotto il termine-ombrello si trova caoticamente e fecondamene di tutto: documentari di reading poetici, animazioni video, computer grafica, ecc.

Una eterogeneità che nel 2002 Caterina Davinio in “Tecno-Poesia e realtà virtuali” con prefazione di Eugenio Miccini,  cerca di ordinare, focalizzando specifici linguistici, tecnici e creativi, individuando artisti, poeti e videomakers.

La Davinio sistemava praticamente in maniera definitiva tutto il materiale degli anni ‘90 variamente definibile come video performance e performance in video; video poesia; poesia video-visiva;computer poetry; ipertesto; ipermedia; pagine interattive; scrittura generativa; CD ROM di poesia.

Venivano trattati l’ipertesto nella rete , la gerarchizzazione, interattività e la creazione collettiva; la Net-poetry, la e-mail-poetry, SMS poetry e poesia in funzione fatica. L’oggetto nell’ipermedia e nella rete.

Definiva poi tre ambiti di lavoro citando una serie di autori internazionali.

1)Computer poetry, Ipermedia e internet,

2) Performance e performer in video, computer, internet

3) Video (Video poesia, poemi filmici, poemi video, computer video, poesia video-visiva).

Estrapolando solo quelli italiani nel primo gruppo c’erano Tommaso Tozzi e Caterina Davinio, nel secondo Enzo Minarelli, Massimo Mori, Luisa Sax, Emilio Fantin, Nicola Frangione, nel terzo Alessandra Celletti, Agata Chiusano, Roberta Torre, Claudio Paletto, Giuseppe Zimmardi, Monica Petracci, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Fabio Iaquone, Usmis, Elisabetta Filocamo, Alessandro Amaducci, Lora Totino, Giorgio Longo, Gianni Toti, GMM, Giacomo Verde.

Sempre la Davinio definiva video poesia un qualcosa “in cui si sono fatte confluire opere diversissime, che andavano dalla semplice documentazione di un evento poetico, al video digitale, alla computer grafica riversata su cassetta. Talvolta la videopoesia si avvale di notevole elaborazione digitale in fase di postproduzione scivolando verso la computer poetry, altrove usa un’elaborazione povera di effetti elettronici …”

Definizione ritenuta tuttora valida – per quanto possano esserlo, come puri strumenti di comodo, tali etichette applicate alla creatività – , tanto che assunta come punto di partenza critico di questa prima ricognizione – talmente e consapevolmente parziale che altre faranno seguito – nel ricco terreno della videopoesia dell’ultimo decennio.

In questo decennio, in Italia, vari poeti hanno lavorato in questo ambito e hanno spesso partecipato alle relative manifestazioni, che hanno incentivato, anche attraverso premi, la produzione di opere, come dal 1997 il festival “Romapoesia” che dal 2009 “diventa film festival, rilancia “DOCtorCLIP”, il primo concorso italiano di videopoesia”. “DOCtorCLIP rivendica un’ identità di confine per la parola poetica, un confine in continua espansione e contrazione tra la semantica del linguaggio verbale, le ibridazioni dell’ immagine in movimento, le esplorazioni della videoarte e della musica. La poesia ha un rapporto privilegiato con l’ immaginario e forse oggi per restituire alcuni frammenti di questo rapporto è utile l’ immagine, come il linguaggio astratto della musica. La parola è sul proprio limite, un limite che libera il territorio dell’ espressione poetica”.

E, ancora, dal 2007 Trevigliopoesia “un festival dedicato alla parola poetica e al suo rapporto con l’immagine in movimento : quella che dalla poesia nasce, generando nuove forme e nuovi approdi artistici (videopoesia); e quella che, dalla poesia, si muove negli immediati dintorni (documentari, videoritratti e videodocumenti intorno a poeti e poesia). “nel frattempo si sono moltiplicati i festival internazionali di video poesia. All’italiano, romano,  DOCtorClip è gemellato lo “Zebra poetry film festival” di Berlino, il più importante in Europa. In Argentina “VideoBardo”, in India il “New Delhy Sadho International poetry film festival”, a Marsiglia “Les instants numeriques et poetiques”, in Sud Africa “City breath festival of video poetry and performances” e così via. Nonché le riviste on line e blog come Nazione Indiana, Poesia 2.0, AbsolutePoetry, Alfabeta, Tv.berlin, Atti impuri, Gammm, Paperblog, Scene Contemporanee, ecc. che pubblicano video e testi sull’argomento. Le gallerie d’arte sono affollate di videoarte, alcune sono specializzate come (.BOX) Videocontainer di Milano che aggiorna il pubblico su tutte le manifestazioni più importanti in Italia e all’estero, pochissime dedicano spazio alla video poesia vera e propria.

In questo senso è interessante proporre questa mostra in una galleria d’arte, la 10.2!, la cui vocazione sin dall’inizio della sua attività è stata proprio l’esplorazione di questi territori caratterizzati dall’incontro tra diverse arti e tecnologie.

Noi intendiamo limitare la nostra ricerca  a quelle opere, per ora italiane, in cui, testo poetico e video hanno lo stesso peso e sono fatte o dai singoli poeti o dai poeti con videomaker o artisti ma in perfetta sintonia. Definire queste opere poesiavideo?

La ricognizione idealmente inizia con due opere “storiche”, assunte quasi simbolicamente come collegamento al passato, dal futurismo in poi, e come premesse dell’oggi:  “the enemy” di Caterina Davinio del 1997 e ”il punto sulla situazione poetica” di Paolo Albani. Seguono 14 opere scelte, tenendo conto anche di caratteristiche di durata e fruizione in una mostra, tra quelle ritenute più significative in due sensi. Innanzitutto, come opere in sé, nel proprio interesse specifico frutto di interrelazione stimolante (per contrasto, equilibrio, scarto etc) tra il linguaggio della poesia (parola, ritmo…) e quello del video (immagine, montaggio, elaborazioni elettroniche….). Ma anche come esempi notevoli di una ricchezza di linguaggio praticata e possibile, delle differenze di oggetto (dall’interiorità alla denuncia sociale), di utilizzo della tecnologia (dalla più sofisticata alla più semplice), di elaborazioni creative (dalla poesia al video o viceversa), di responsabilità autoriale (collaborazione tra poeta e videomaker  ).

Ecco allora il melting pixel di Elena Chiesa, la video cell di Giacomo Verde, le riprese col net book di Biagio Cepollaro, l’animazione in Flash di Paolo Gentiluomo, la mistura di blog, youtube, face book ecc. di Francesco Forlani, la citazione cinematografica di Matilde Tortora, le tecniche di basso livello di Bortolotti, il piano sequenza di Dedenaro, la dissolvenza di Dome Bulfaro,le citazioni scientifiche di Giusi Drago, le sovrapposizioni di Marco Giovenale, il crudo realismo di Alberto Mori, il disegno animato di Broggi, e infine il ritratto di se stessa di Mirelle Saliba.

 

I casi che abbiamo considerato

Il poeta che esplora il linguaggio video.

Il video maker che esplora il testo poetico.

L’artista visivo che esplora il linguaggio video e il testo poetico.

I casi che non abbiamo considerato

Il poeta che legge ripreso come in un documentario: le tecniche del video non interagiscono con le tecniche del testo poetico.

Il video maker che fa della video-arte lavorando sull’immagine.

Il video maker che utilizza un qualsiasi testo non compatibile con il testo poetico.

Modalità di collaborazione.

Chi fa tutto da sé (oggi è possibile grazie alla diffusione della tecnologia informatica).

Chi si avvale della collaborazione del video maker o del poeta.

Chi si avvale del video maker, del montatore, degli attori, del computer grafico e del musicista.

Il progetto può essere avviato dall’artista e il poeta viene convocato

Il progetto può essere avviato dal poeta e l’artista viene convocato.

 

La relazione stretta tra il testo poetico e il video (l’eguale rilevanza che i due specifici rivestano per l’opera di poesiavideo) può anche essere considerata una sorta di isotopia. Occorre poter riscontrare lo stesso elemento strutturale e formale con eguale valore semantico in entrambi gli ambiti per poter definire come opera di poesiavideo un determinato lavoro.

Ad esemplificare tale discorso consideriamo soltanto tre casi tra le opere che abbiamo scelto.

Nel caso di Chiesa il testo poetico dice di unione e separazione a livello sintattico e fonosimbolico oltre che propriamente semantico, mentre il video propone contemporaneamente proprio questo tema dell’unione e della separazione attraverso le immagini animate.

Nel caso di Dedenaro il testo poetico consiste in un flusso costante di pensieri esattamente come le immagini del camminare. L’andamento ritmico dei piedi nella camminata ripete l’andamento costante di una sorta di monologo interiore che si manifesta nello scorrere di una scritta che appare in basso sullo schermo.

Nel caso di Bulfaro la tecnica della dissolvenza ripete ciò che il testo poetico dice a proposito del proprio dissolversi, della propria cancellazione.

In definitiva, il rapporto tra video e testo poetico non è all’insegna della mimesi, dell’illustrazione del ‘contenuto’ ma della ripetizione di un elemento formale proprio allo specifico sia del testo poetico che del video, tesa ad arricchire semanticamente lo stesso tema. Il contributo che le due arti si offrono reciprocamente riguarda essenzialmente il proprio piano formale che viene indagato per stimolazione reciproca. Tale contributo formale poi, avendo rilevanza semantica e arricchendo il tema della composizione complessiva, genera un prodotto finale del tutto nuovo. In questo caso il tutto è superiore alla somma delle sue parti.

Se continua ad essere vero l’assunto classico di McLuhan che il medium è il messaggio dovremmo attenderci delle novità di carattere retorico-stilistico dall’utilizzo che in questi anni si va facendo dei nuovi media. Di certo la visione anticipatrice di Walter Ong sull’oralità secondaria indotta dai nuovi media trova non pochi riscontri nel tempo dei social network che diventano non solo luoghi di circolazione ma anche materiali di produzione per i montaggi che vengono realizzati. La scrittura viene fortemente investita da queste trasformazioni che attraversano innanzitutto il piano percettivo per giungere a riformulazioni estetiche che vanno oltre la testualità legata al supporto libro.

Una testualità sganciata da tale supporto va ad agganciarsi in maniera inedita ad altri supporti, altri media. Diventa così forse altra cosa la poesia stessa o ciò che con questo termine siamo soliti indicare. La poesia sembra un concetto più esteso di testo poetico su supporto-libro nel momento in cui il testo poetico si riduce ad una sola componente a fronte di altre componenti proprie della pratica della video arte. L’incontro con altri supporti provoca nuove isotopie con conseguente arricchimento di senso.

La facilità dell’approccio a questi strumenti (soprattutto informatici) evita la necessità specialistica del tecnico e rende accessibile una varietà di strumenti: così dal computer , al cellulare e ad altri sistemi di registrazione, l’artista o il poeta in prima persona oggi possono sperimentarsi ai confini dei propri saperi e dei propri specifici. Come l’utilizzo degli sms tende a modificare perfino sul piano ortografico l’uso effettivo della lingua (prima ancora ciò era avvenuto con l’ortografia della mail), così l’immagine ripresa da piccoli computer o da cellulari sta modificando la grammatica e la sintassi della percezione (così come prima era avvenuto grazie all’accelerazione percettiva indotta dalla forma del video clip negli anni ’90).

La dimensione estetica si appoggia su questo flusso mediale come si trattasse di un grado zero della scrittura. E su questo flusso verticalmente costruisce la sua ricchezza simbolica. Come dire, questa realtà seconda della comunicazione sociale diventa una sorta di natura da cui prendere le mosse per le proprie invenzioni.

La qualità estetica di ciò che si produce in queste ricerche al confine dipende dall’intensità degli elementi posti in gioco e dell’equilibrio raggiunto tra questi. Dipende anche dalla perfetta integrazione tra logiche appartenenti a specifici diversi. In generale questo tipo di ricerche non richiedono investimenti sostanziosi o committenze, risultano quasi meditazioni, riflessioni, appunti senza una finalità esteriore identificabile. Come dire, si tratta di ricerca, appunto.

Una poesia, in definitiva, è costituita da immagine, senso e suono. Tale sintesi viene come concretizzata dal video che, grazie alle tecnologie digitali, traduce in numero queste diverse realtà.

Il criterio scelto per la rassegna rende giustizia del profondo equilibrio e della sostanziale organicità tra queste diverse dimensioni intrinseche allo stesso testo poetico: la ragione per cui diventano pertinenti solo i video in cui il testo poetico ha la stessa rilevanza dell’immagine è proprio questo rispetto per la natura del testo poetico stesso.

 

Sulla diversità delle tecniche presenti in queste opere di poesiavideo

Non abbiamo potuto accogliere opere di buon livello estetico perché non rientranti nei parametri che avevamo provato a definire all’inizio della nostra ricerca. Si trattava di video arte di buona fattura, ma appunto di video arte. Si trattava di documentate espressioni poetiche ma appunto documentari. Abbiamo riscontrato nella videoarte non pochi casi di ‘poeticità’ ma in assenza di testualità poetica vera e propria non potevamo accogliere queste opere che restavano apparentate alla videoarte in senso stretto.

Così abbiamo visto degli ottimi documentari di readings di poeti dove però non interveniva alcuna intenzione estetica nell’approntare il video che, per le sue caratteristiche formali, non interagiva con i testi poetici che venivano ripresi.

Le opere di poesiavideo che presentiamo, frutto di questa primissima e necessariamente incompleta ricognizione, mostrano una gran varietà di tecniche e di riferimenti.

Pur nella brevità delle opere (il limite massimo convenuto era di sette minuti) le possibilità di combinazione e differenziazione sono state numerose. Si va dall’utilizzo di strumenti sofisticati (di computer-grafica e animazione (Gentiluomo, Chiesa, Broggi) a quelli di uso comune, come ad esempio i cellulari che registrano video (Verde) ai piccoli net-book provvisti di web-cam (Cepollaro).

Si va dal riferimento alla grande narrazione cinematografica (Tortora), alla dimensione pittorica e fotografica (Mori, Giovenale), alla semplice attestazione di identità (Saliba); dalla memorialistica (Tortora) alla denuncia sociale (Verde).

Lo stile della narrazione di queste opere di poesiavideo può rientrare nell’archetipo del romanzo proustiano (Tortora), della fiaba (Chiesa e, in senso fortemente ironico, Bortolotti) o dell’espressionismo (Bulfaro) o anche dell’anti-narrazione come in Broggi. Ridotta agli elementi essenziali e ‘corporali’, appare la narrazione fenomenologica di Cepollaro mentre surrealista e citazionista si configura lo stile del racconto per Gentiluomo.

Il video può consistere in un semplice ‘effetto’ (Bulfaro, Cepollaro, Albani) o in un unico piano-sequenza (Dedenaro-Gorni) oppure in più o meno complessi montaggi di materiali prelevati dalla rete (Forlani, Drago).

Si possono incontrare personaggi disegnati e/o animati (Broggi-Guatta, Chiesa, Gentiluomo-Magri) oppure pupazzi come alter ego (Bortolotti-Cavalleri). L’animazione può riguardare immagini (Broggi-Guatta, Giovenale-Nemchenok, Gentiluomo-Magri,Chiesa, Tortora-Garofalo) oppure il testo stesso (Davinio, Albani).

La musica può rivestire un ruolo importante (Albani, Forlani, Giovenale, Tortora, Mori) o essere del tutto assente (Cepollaro, Verde, Gentiluomo, Dedenaro, Saliba).

L’autore può rivestire il ruolo di attore in video (Bulfaro, Cepollaro, Saliba) o solo di voce recitante (Chiesa, Drago, Gentiluomo, Giovenale, Forlani, Tortora) o essere del tutto assente (Bortolotti, Albani, Davinio).

Nel  DVD della mostra, organizzato non per ordine alfabetico o cronologico ma ritmico,sono presenti oltre a due omaggi a opere storiche, quelle di Davinio e Albani,

esempi di proficua collaborazione tra poeta e filmaker

esempi di sconfinamenti che hanno portato poeti ad avvicinarsi al linguaggio video

esempi di filmaker che hanno fatto altrettanto col linguaggio poetico

esempi di perfetto bilanciamento tra le due anime.

In questa mostra ai primi cinque è dedicato un approfondimento attraverso delle postazioni video. Nei prossimi appuntamenti proporremo altri autori e altri ne approfondiremo con postazioni dedicate.  Altre due postazioni sono dedicate ai festival “Trevigliopoesia” con i vincitori di questi sei anni. E a Doctorclip di Romapoesia.

E nelle prossime occasioni  saranno rappresentati gli altri festival.

Elena Chiesa Metà e metà Durata: 0’59’’

Giacomo Verde  Alle rotaie Poetry Video cell: Pisa 28-01-2011) Durata 3’00”

Biagio Cepollaro.  Poesia in net-book  Durata: 1’

Paolo Gentiluomo, Emanuele Magri, Teo Telloli  

Da “Botanico botanizzato”: Ermaphroditus Etruscus  Durata : 1’.

Francesco Forlani Paysages  2012 Durata: 2’12’’

Matilde Tortora, O. Garofalo (Montaggio)

Alla ricerca della scarpa perduta, 2012 Durata:6’30’’

Paolo Albani  La situazione poetica Durata 1’41”

Gherardo Bortolotti, Andrea Cavalleri

 Bgmole nell’infraordinario (1-12) 2008 Durata: 4’28’’

Caterina Davinio The Enemy da Videopoesie terminali. 1997

Roberto Dedenaro, Meri Gorni,  Raffaele Maria Dolci

vocabolario, alla voce : parola settembre  1998  Durata 2′ 00″

Dome Bulfaro, Alessandro Leone (riprese e montaggio)

Sfumato in punta di piedi contatto n.23 18 aprile 2008 Durata 2’23

Giusi Drago Biagio Cepollaro

Trittico di nessuna profondità 2012 vide Durata: 2’43

Marco Giovenale, Asia Nemchenok Il segno meno  Durata: 4’58’’

Alberto Mori, Gino Ginel Montaggio Eterotopòs ottobre 2005 Durata 3’ 23

Alessandro Broggi, Giuliano Guatta disegni, Codeghini  (editing)

Dirittura.  Durata 2’32”

Mireille Saliba Autoritratto Durata 1’44

 

Elena Chiesa

Metà e metà 2006

Durata: 0’59’’

Passata dallo studio dell’animazione tradizionale alla computer animation e alle immagini virtuali, Elena Chiesa parla di “scioglimento pittorico dei pixel” di “melting pixel”. Con questa tecnica traduce quello che della poesia dice “Io non scrivo poesie le immagino soltanto” e ci parla dei problemi della donna oggi, con l’immediatezza del “Le sento talvolta assalirmi, all’improvviso, come torrenti in piena, emozioni infantili, che mi sciacquano il presente.’

La testualità non viene illustrata dalle immagini ma viene concretata da esse. Una testualità che sembra non fatta di parole ma di un’emozione che ha bisogno di forma, colore e movimento per definirsi. La vicinanza delle parole, l’immediatezza affettiva delle parole facilitano questo loro consistere in immagine. Le immagini non traducono le parole, le immagini le fanno consistere.

 

Giacomo Verde 

Alle rotaie 2011

Poetry Video cell  Pisa 28-01-2011

Durata: 2’58’’

E’ l’inventore del “tele-racconto” – tecnica utilizzata anche per video-fondali-live in concerti e recital di poesia. E’ tra i primi italiani a realizzare opere di arte interattiva e net-art, poetry video cell, il video cellulare apre a nuove sperimentazioni sulla realtà quotidiana in presa diretta.

La condizione dell’immigrato viene colta in una situazione inedita: luogo e tempo sono insoliti Il momento della saldatura delle rotaie è sia il momento della massimo disagio che della forza ipnotica e pericolosa del bagliore prodotto dal metallo fuso.  La suggestione dell’immagine e l’assoluta negatività della condizione di questo sottoproletariato induce un corto circuito tra la nostalgia della propria casa e il pericolo di fissare  l’intensità della luce.

 

Biagio Cepollaro. 

Poesia in net-book  2011

Durata: 1’

Parlando del suo ultimo libro “Le qualità” 2012, edito da La camera verde, Biagio Cepollaro, promotore del Gruppo 93, co-fondatore della rivista Baldus e tra i primi a produrre edizioni on line di poesia, dice: “il percorso che ho fatto per realizzare questo libro ha riguardato qualcosa che va a monte della scrittura, che viene prima della letteratura.”  E questo è quanto viene tradotto nei video in cui è il corpo che viene messo in scena con la sua ricerca di un nuovo equilibrio tra percezione e pensiero.

Il taglio dell’immagine che caratterizza i video di Biagio ci dice di un approccio desublimato. La messa in discussione dell’immagine di se stesso, del poeta che diventa dimezzato perché il quotidiano è così presente, così invasivo che toglie campo alla poesia affermata, frena l’eloquio, la dizione. Il suo modo di porre è sempre stato così netto, risoluto, ineccepibile che il poeta è costretto a lavorare sull’immagine per distogliere l’attenzione da se stesso come personaggio pubblico, come punto di riferimento di una generazione di poeti per sviare lo sguardo verso l’interno della sua casa, dei suoi quadri che adesso lo interessano più di ogni altra cosa. Il B/N, in alcuni casi, accentua questo smorzare i toni, prendere le distanze, porsi mezzo fuori e mezzo dentro.

Paolo Gentiluomo

Da “Botanico botanizzato”: Ermaphroditus Etruscus 2007

Durata : 1’

Emanuele Magri (progetto), Teo Telloli (animazione).

Parte promotrice e genovese del Gruppo 93, furioso sperimentatore linguistico, iconoclasta creatore di liturgie sataniche, nel tempo ha portato a perfezione e maturità le sue doti inventive e corrosive. Il video che presentiamo, insieme a quello intitolato la Setta delle s’arte e a De(s)criptando, costituisce un momento della ventennale collaborazione con l’artista Emanuele Magri.

Forse c’entra l’attualità e l’ingegneria genetica ma nella cultura occidentale da molto tempo vi è l’ossessione magica e mostruosa, nel vero senso del termine, della combinazione incongrua degli organi. Fa parte dell’immaginario ancestrale e archetipico: solo che in tali dimensioni la psiche umana si è andata consolidando nei suoi apparati che biologizzano la cultura. L’inconscio collettivo, come un’enciclopedia universale di mostruosità e incongruenze sognate o vissute nella follia, nella letteratura e nell’arte, è animato da questa preistoria che insiste sul presente. Oggi tutto questo prende il nome di manipolazione genetica.

Il video presenta un mondo letteralmente fuori dai suoi cardini e animato da contraddizioni non solo viventi ma anche parlanti. La pratica stilistica della citazione e del calco diventano qui una biologia dell’orrido dove paradossalmente attraverso l’ironia vi è un effetto di addomesticamento in alcuni punti anche affettuoso e comico.

Quasi una funzione apotropaica rispetto alla minaccia dell’innaturale e  dello snaturato con cui ordinariamente già da tempo si è costretti  convivere. Dal punto di vista strettamente formale il lavoro può anche essere letto come una divertita parodia del postmoderno e della sua furia citazionista.

 

Francesco Forlani

Paysages  2012

Durata: 2’12’’

Pascale Comelade Gegene (musica)

Il suo modo di concepire il video è un esperimento che contamina i generi, letteratura, spot pubblicitario, trailer, attraverso il supporto multimediale da una parte e dall’altra i canali di diffusione, blog, youtube, facebook, Si tratta di un’arte povera, indipendente, in una dimensione artigianale che produce attraverso la sua vocazione alla visione e all’oralità, delle vere e proprie riflessioni, fermo-immagine sulle esperienze tradotte dai media in continuo flusso di memoria-tempo, immagine-movimento.

 

Matilde Tortora

Alla ricerca della scarpa perduta, 2012

Montaggio di Orazio Garofalo

Durata: 6’30’’

Scrittrice, autrice di videopoesia, storica del cinema e regista, è membro della Cinémathèque Francaise, nel 2011 ha realizzato il film breve “Il sole con l’alchermes” sui 150 anni dell’Unità d’Italia.

Prima di quest’ultima opera di videopoesia ha realizzato tra il 1990 e il 1995 “Tocchi di Tinta”, “Copyleft”, “”Pietra, Petra, Pietra”, “Bestiario di colori”, “Tango, non mi toccare”.

Con delicatezza narrativa e ironia ci viene presentata una storia collettiva attraverso l’elemento fiabesco della scarpa perduta che sostituisce l’avventura proustiana della memoria. La nostalgia e l’affetto che si legano agli oggetti vengono stemperati da un divertito senso del ritmo e del gioco. In questo viaggio tra i frammenti del passato, la scarpa è allegoria di una condizione di povertà e solidarietà femminile. Le immagini sono tratte dall’archivio familiare e dall’epica della cinematografia  di Ford: microcosmo e macrocosmo che si richiamano e si allontano, così come le sorti della piccola storia personale sullo sfondo delle mitologie che la Storia partorisce.

Paolo Albani 

La situazione poetica

Durata 1’41”

Dalla sterminata opera di Albani di autore di poesia visiva e sonora, performer, membro dell’OpLePo, e videoartista vale la pena citare questo lavoro concettual-ironico che riassume un intero periodo dell’arte italiana di quegli anni. Gli anni di Miccini, Pignotti, Spatola, Fontana, Lora Totino, Dossena, ecc. Dalla poesia visiva ai Dizionari, Enciclopedie e Cataloghi di lingue immaginarie, di scienze anomale, di libri introvabili fino agli Istituti Anomali del mondo.

L’immagine opera concettualmente sulla frase scomponendola, separandone gli elementi, infrangendola, per terminare con la tautologia del punto (sia immagine che senso). Ripetizione, tautologia, simmetria.

 

Gherardo Bortolotti

Bgmole nell’infraordinario (1-12) 2008

Durata: 4’28’’

Andrea Cavalleri  video

Dalle “Tecniche di basso livello” del 2009 a “ho cercato di impostare la mia vita lasciando che fosse la letteratura a dimostrare di essere all’altezza della mia giornata, ” l’opera di Gherardo Bortolotti si pone “ai margini del mercato globale”.

L’io lirico è ridotto ad un pupazzetto di plastica che giunge al silenzio perché perduto nei particolari. E’ questa la sua odissea nell’infraordinario …

Ironia sia nell’immagine che nella didascalia secondo la retorica della diminuzione . Eppure nell’infraordinario vi sono tracce sia del mercato mondiale sia dei propri vissuti più sfuggenti e delicati.

Nell’infraordinario, infatti, si possono trovare ‘tra oggetti di poco conto tracce del mercato mondiale’ oppure può capitare di perdersi nelle ‘estese geometrie delle piastrelle’.

Le proporzioni sono tutte rovesciate a favore del microscopico che sembra rivelatore nello stesso modo della vita in scala ‘reale’: come se l’indagine circa i fatti più trascurabili della vita mostrasse già la verità della reificazione e dell’alienazione complessiva. Non c’è luogo in cui sia possibile sottrarsi al sistema. Il caso sostituisce qualsiasi ambizione di volontà o di finalità. L’io sembra materialmente fatto di plastica, quasi come se non si trattasse di una metafora.  E’ l’assenza totale di prospettive e di punti di riferimento sia teorici che pratici. A concretare questa visione vi è un unico suono, una lenta sequenza di immagini fotografiche, alcune didascalie.

 

 

Caterina Davinio

The Enemy da Videopoesie terminali.

1997

Durata: 1’25’’

Lo stile di Caterina Davinio è inconfondibile essendo stata una delle più importanti computer -artiste che ha mediato tra poesia sperimentale e arti elettroniche. Creatrice del primo sito italiano di net poetry,  Karenina.it, ha portato alla Biennale di Venezia la computer poesia nel 1997, nel 1999, la net poetry nel 2001. Difficile fare una scelta delle sue innumerevoli esperienze. Gli anni 90 sono stati quelli della sperimentazione ad oltranza dei mezzi tecnici. Il caso della Caterina Davinio mostra in modo esemplare la connessione tra le avanguardie storiche, la ripresa di quelle prove grazie alle tecnologie degli anni 60 e l’ultima rivoluzione resa possibile dall’informatica. E’ come se si fosse gettato un ponte tra T.F.Marinetti, attraverso Nam Jun Paik e, in Italia, Gianni Toti e le sperimentazioni degli anni ’90. In questo video il testo di Marinetti e il concetto di poesia tipografica e simultaneista trovano una felice realizzazione.

Roberto Dedenaro

vocabolario, alla voce : parola.

montaggio di Raffaele Maria Dolci

video di Meri Gorni      1998

Durata: 2’

Il poeta triestino lavora con l’artista che da sempre usa come sua materia la parola, che ha stampato libricini da lei rilegati che segnano l’incontro tra poeti e artisti, e che ha realizzato una serie di video “Vocabolario alla voce…” che sono una sorta di ripensamento del mondo secondo un suo proprio ordine. E le due individualità si  coniugano perfettamente.

L’Immagine scandisce con i passi il testo che scorre in basso come i pensieri di chi cammina. La densità del testo si appoggia sulla semplicità ritmica dell’immagine. Mentre la strada diventa protagonista nella sua concretezza grazie  alla ripresa da terra.

 

 

Dome Bulfaro  

Sfumato in punta di piedi 2008

contatto n.23   18 aprile 2008

Alessandro Leone (riprese e montaggio)

Durata 2’23

Dome Bulfaro è poeta, artista, e performer. Organizzatore di “Poesia presente” rassegna che contribuisce a far conoscere poeti nuovi, ha pubblicato il libro “Ossa” in cui attraverso i reperti di ginocchia, falangi, ecc. il discorso del corpo si concretizza in una serie di contatti.

Dal N. 23 è stato tratto questo video.”Sulle punte”

Sogno di scarnificazione e annichilimento che guida il testo verso il silenzio inteso come luogo di verità estrema al di là di ogni differenziazione anche di genere e l’immagine verso la scomparsa della figura ridotta a puro disegno prima di annullarsi o essere mangiata dal bianco.

 

Giusi Drago

Trittico di nessuna profondità 2012

video a cura di Biagio Cepollaro e Giusi Drago

Durata: 2’43

Poetessa e traduttrice dal tedesco, lavora nell’editoria. Per cinque anni ha diretto la rivista Dialogica. Ha prediletto come materia di elaborazione estetica temi del pensiero come appunto quello della ‘superficie’ che presentiamo in questa rassegna.

Da un esordio ironico che cita un video dell’Università di Leon sulla superficie, sia essa di una mela o di un solido geometrico, si passa a una riflessione profonda sul non nascondersi sotto cumuli di foglie, sul non cercare rifugio o appiglio a nulla. La superficie descritta scientificamente è molto più ‘superficiale’ della superficie indagata dalla poesia. Anzi, le proporzioni si rovesciano: è la superficie a dare lezioni.

Si passa dalla superficie del tavolo della cucina a quella di un satellite di Saturno, Encelado, ripreso dalla Nasa per dire che occorre fermarsi alla “lucente superficie bianca di nessuna profondità”. Anche le parole dette e scritte giocano tra primo piano e sfondo, tra la percezione a pelle e l’introiezione profonda. Giungere alla superficie delle cose è non l’inizio ma la conclusione di un cammino che coraggiosamente rinuncia a delle false certezze.

 

 

 

Marco Giovenale

Il segno meno 2006

video di Asia Nemchenok

Durata: 4’58’’

Poeta e organizzatore, in rete e fuori, di occasioni e situazioni poetiche. Ha caratterizzato il suo lavoro con ricerche intorno all’asintattismo, alla composizione e ricomposizione di frammenti e alla deformazione del senso, fino alla sua sparizione.

Ha prodotto opere video in collaborazione con Guatteri e

Un mondo in rovina, disabitato, maschere che si sovrappongono a maschere, testi che si sovrappongono a testi in altra lingua, voci soffuse che si sovrappongono alla bassa  voce del poeta…

Struttura paratattica del testo e dell’immagine: l’accumulo lento di oggetti (anche sonori) che si dispongono orizzontalmente sullo stesso piano. Sembra un mondo che non ha più gerarchie di valore (dal canto del gallo all’accenno di orchestrazione: tutto rovinosamente precipitato sullo stesso piano). Eppure c’è cura per ogni singolo frammento (o detrito) e di questo si fa quasi un’estetica.

Alberto Mori

Eterotopòs     2005

Montaggio Gino Ginel

Musica di UAKTI-Heaven

Kraftwerk-Regeneration

T.S.B.T.G- Nonplace urban field

Durata 3’ 23

Poeta, artista, performer, reading, pubblicazioni in E book, installazioni, videoproiezioni, installazioni di mail art, è di casa in festival, rassegne letterarie e premi, ha pubblicato poesie in antologie, su riviste, siti blog ed eventi su web.

Bande verticali e orizzontali costruiscono e decostruiscono una geometria ricavata da enormi containers. Il testo, privo di espressività, si compone di singole frasi, spezzate dalla recitazione incolore. Viene affermato un sostanziale non senso delle cose e l’attività estetica è come se dovesse ridursi al comporre e allo scomporre immagini e frasi. Lo squallore del paesaggio viene ribadito dalla dizione ripetitiva, meccanica e priva di affettività.

 

 

Alessandro Broggi

Dirittura 2008

Giuliano Guatta-

Codeghini  (editing)

Durata: 2’32’’

Broggi compone e scompone materiali linguistici spesso prelevati da contesti di cui si perdono ben presto le tracce. Incuriosito dalle esperienze artistiche e dalla video arte accentua la dimensione concettuale dei suoi lavori.

Testo scontornato come il disegno.  Quasi azioni senza personaggi. Movimenti.  Assoluta mancanza del contesto. Descrizioni di fatti insignificanti eppure a loro modo significativi. L’insieme è come una sequenza di storie taciute. Il disegno essenziale , sospeso nel nulla come questa simulazione di narrazione. Le immagini s’incaricano di veicolare dei nuclei di espressività che il testo nega nella sua asetticità.

 

Mireille Saliba

Autoritratto 2012

Durata: 1’44

La giovane libanese ha avuto un percorso anomalo. Ha studiato alla Business Marketing and Advertising, e dopo un esperienza a Dubai, quando ho avuto la possibilità di completare i suoi studi, in Italia, ha scelto la Fotografia Professional che era il modo in cui  pensava di potersi esprimere. In fase di ricerca, per capire se stessa e cosa fare nella vita, ci restituisce i suoi dubbi con la sua opera.

La condizione sociale e politica di non integrazione diventa incarnazione esistenziale attraverso lo spostamento del corpo sul suo asse che corrisponde a tante facce quanto sono le lingue che la realtà richiede.

Ne discende un letterale disancoraggio e una fattuale schizofrenia. Ciò che poteva essere una conquista (la perdita della rigidità che ogni identità comporta) diventa in determinate condizioni storiche la radice di un angoscioso spaesamento.

Ci è stata gentilmente concessa da Emanuele Rozzoni per Trevigliopoesia e da Michele Cinque per Doctorclip del festival Romapoesia, la possibilità di corredare la nostra scelta, come mezzo di confronto, con una selezione dei due festival di videopoesia più importanti in Italia.

Di Trevigliopoesia abbiamo i vincitori delle ultime rassegne

2008 “Luglio” di stefano massari

2009 “Tempo sepolto” di puccio chiesa

2010 “Serayevo nigredo” Federico Tinelli

2011 “Just Midnight “ Susanne Wiegner

2012  “Bromazepan” Puccio Chiesa stefano Moroni

Di Doctorclip abbiamo una selezione delle opere dell’ultima edizione 2012 con :

Curatori

Biagio Cepollaro (Napoli,1959) poeta e artista visivo, vive a Milano. E’stato co-fondatore della rivista Baldus (1990-1996) e promotore del Gruppo 93. Per più edizioni è stato consulente di Milanopoesia. Dal 2003 è stato tra i primi in Italia a produrre edizioni on-line di poesia di ristampe e inediti.

Poesia: Le parole di Eliodora, pref. di Carlo Villa, Forum/Quinta generazione, 1984.Scribeide, pref. di Romano Luperini, Manni, 1993; Luna persciente, pref. di Guido Guglielmi, Mancosu, 1993; Fabrica, pref. di Giuliano Mesa, Zona, 2002; Versi nuovi, pref. di Giuliano Mesa, Oedipus, 2004; Lavoro da fare, postfazione di Florinda Fusco, e-book, 2006,in corso di pubblicazione presso De Felice Edizioni; Le Qualità, La Camera Verde, Roma 2012.

Arte visiva: Da strato a strato, introduzione di Giovanni Anceschi, La Camera verde, 2009 mostra all’Oratorium Passionis-Basilica di S.Ambrogio a Milano 2010. La materia delle parole, catalogo a cura di Elisabetta Longari, Galleria Ostrakon, Milano, 2011.L’Intuizione del propizio, Officina Coviello, Milano, 2011. da verso. transizioni arte-poesia, Accademia di Belle Arti di Brera, ex chiesa S. Carpoforo.

Emanuele Magri

Usando le più disparate tecniche (foto, video, installazioni, ecc.) ha lavorato sul corpo e sulla parola e il suo diventare oggetto (“bandierine, stendardi”). Dall’unione delle due ricerche nasce la “Setta delle S’Arte”. Una setta i cui riti si basano sulla ibridità delle parole. Giochi di parole che si applicano a vestiti, addobbi rituali, formulazione di miti. Tra i vari giochi ha identificato nel rebus la metafora dello sbriciolamento della parola-immagine e quindi del significato, e la metafora  della ricomposizione di un altro significato nel ricongiungersi dei frammenti precedenti. Negli “Oracoli corporali” le immagini rappresentano una parte del corpo che diventa linguaggio. Un lavoro successivo ispirato all’ingegneria genetica è stata la ideazione ancora di un mondo parallelo, il giardino del “botanico botanizzato” dove si pratica la creazione di piante innestate con organi umani. Nel video che documenta, attraverso l’elaborazione al computer, l’esistenza di queste piante, esse si muovono e vengono fatte parlare. Dicono i testi poetici creati da Paolo Gentiluomo. Scrive reportage dall’estero su artisti, gallerie, mostre e fiere nel mondo per la rivista: “Juliet art magazine”

Annunci