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Elio Pagliarani è stato per me un maestro: mi ha insegnato che la sperimentazione letteraria consiste non nel trattare in modo insolito la lingua ma nell’usare strategicamente l’insolito, lo scarto rispetto alla norma per smascherare l’ideologia del mondo che la lingua sempre veicola. Con il suo modo di essere presente e assente sulla scena letteraria mi ha insegnato che le polemiche contano poco, quello che conta è la fedeltà a se stessi, alla misura di una propria personale piccola verità: credo che il suo essere ‘umorale’ dipendesse da questo. E per questa ragione poteva essere al telefono come da vicino un uomo dolcissimo oppure un orso. La lezione più importante di Pagliarani (ma anche quella, in modi molto diversi, di Giancarlo Majorino e di Luigi Di Ruscio) è che l’aggiornamento del realismo è il problema più serio della ricerca poetica dalla seconda metà del Novecento in poi. Se si abbandona il suo orizzonte non c’è che manierismo tanto virtuoso quanto sterile.

Biagio Cepollaro

 

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